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Sabato scorso, al Teatro Principe di Milano. Andava in scena Aristofunk, lo abbiamo chiamato un Gala Rave – a metà tra un gala dove ci si veste sopra le righe e quegli scantinati dove si balla musica elettronica. Non volevamo la solita gente, volevamo soltanto quelli che ci piacevano di più – e qualche fan di Lampoon.

Il teatro aveva spazio per 700 persone, noi ne abbiamo invitati 500, sono arrivati comunque in 700 – io avevo paura che ci fosse troppa gente. I drappi dalla balconata erano uno diverso dall’altro – in disordine, di colori diversi – inserti di damaschi. Gli acrobati ballavano nei cerchi appesi ai soffitti. C’erano i tulipani che facevano a pugni con le pareti glitterate – di pugni si trattava – c’era il ring coperto di fiori e tulle nero. C’erano i rossetti nel filo di ferro – per tutta la settimana prima dell’evento, dalla Francia, dalla Germania e dal Texas, sono arrivati i poster degli Art Instagrammer – sono pubblicati tutti qui, in questo articolo – alcuni di questi Art Instagrammer li abbiamo contattati noi, altri sono arrivati spontaneamente, usando l’hashtag #YSLnotInnocent – l’hashtag di Yves Saint Laurent Beautè, che ha supportato la produzione del Gala Rave.

Non volevo il photocall con i loghi di Lampoon, non volevo più il gioco di sentirsi divi – volevo ci fossero gli Aristofunk, non i wannabeceleb, non gli influencer che oggi sono gli influenced. Il photocall è diventato il photo-shot: uno shot di vodka e una foto, sperando ti si rilassasse il volto. Gli shot erano di Belvedere Vodka, che è affianco a Lampoon in tutte le sue feste, fin dalla prima.

I selfies erano vietati. Quelli che mi sono piaciuti meno sono tutti quelli che sono arrivati vestiti senza considerare il codice sull’invito – Tuxedos rock the Peacocks – era una frase insensata che aveva il senso della vanità, della bellezza, del gioco – e anche della cultura estetica. Simone De Kunovich ha suonato per la prima parte della serata, quando le luci si muovevano nei loro colori diversi a un ritmo più tranquillo. A mezzanotte in punto, le luci si sono fermate e accese di rosso – Elisa Balbo ha cantato Your Love di Morricone – in rosso da Dior, il vestito più iconico di questa primavera. Dopo di lei, la musica è cambiata con Joss Moog, arrivato lo stesso pomeriggio da Parigi – e gli acrobati continuavano a volare in aria.