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I tre automi di Pierre Jaquet-Droz sono esposti al Musèe d’Art et d’Histoire di Neuchatel in Svizzera, ancora funzionanti. Furono realizzati nel 1773 da Droz padre insieme al figlio Henri-Louis e a Jean-Frédéric Leschot. Sono tre automi umanoidi, il cui scopo era divertire i nobili dell’epoca: nel 1775 lasciano la Svizzera alla volta di Parigi, dove sono presentati a Luigi XVI e a Maria Antonietta. Viaggeranno poi per le corti europee, Inghilterra, Olanda e Fiandre fino in Russia. Furono la fortuna di Jaquet-Droz, mastro orologiero, Maestro dei Robots. A seguire, un’introduzione.

Lo Scrivano. Un bambolotto alto settanta centimetri è seduto su uno sgabello, appoggiato a un tavolo di mogano. Tiene la schiena dritta e una penna d’oca in mano, la intinge nel calamaio e la scuote per far cadere la goccia d’inchiostro. Fa scorrere la piastrina su cui c’è il foglio di carta, va a capo, scrive attraverso un meccanismo a camme. Scrive qualsiasi tipo di testo di quaranta caratteri su tre righe, a mano libera, in corsivo.

Il Disegnatore. Con una matita a grafite, tratteggia prima il contorno e poi le sfumature, è in grado di realizzare i chiaroscuri, di quattro immagini – un ritratto di Luigi XV, una coppia regale, un cane con la scritta ‘Mon Toutou’ e una scena mitologica con Cupido alla guida di un carro trainato da una farfalla. A volte il bambino soffia sul disegno, per far volare via la polvere di lapis. Con gli occhi segue l’immagine e muta l’espressione del viso.

La Musicista. Suona una melodia facendo scorrere le mani sulla tastiera e schiacciando i tasti con le dita. Non è un carillon. Respira, si nota l’espansione ritmica del torace. Segue con la testa le mani, il movimento del busto ripete il bilanciamento del musicista e alla fine fa un inchino al pubblico.

The Writer, The Musician, The Draughtsman, Jaquet-Droz, 1774

Calvino si chiedeva se quando si parlava dei ‘Droz’ ci si riferisse ai tre orologiai o ai tre automi, «I tre Droz ormai sono questi ultimi», – forse che le bambole meccaniche avessero assunto i nomi della famiglia rubandone l’identità e quindi ‘pensando’? Le tre creazioni hanno rivelato la genialità dei loro costruttori, ma si sono anche avvalorate di un ruolo nella ricerca filosofica e scientifica – robot ante litteram. Lo scopo dei costruttori di automi, come spiegò il fisico tedesco Hermann von Helmholtz nel 1871, non era più costruire macchine capaci di compiere le diverse azioni di un unico uomo, bensì quello di ottenere una macchina che compisse un’unica azione, sostituendo mille uomini.

Automi, esseri autonomi. Un automa è una macchina in grado di operare in modo autonomo e automatico. Imitando l’aspetto e i movimenti dell’uomo, o degli animali, agisce di propria volontà, in modo meccanico e senza pensare. Il termine deriva dal greco automatos, che significa spontaneo, semovente. Pare che il primo a utilizzarlo sia stato Aristotele per indicare le marionette. In età ellenistica, per automi si intendevano i primi congegni meccanici e idraulici dotati di movimento indipendente, concepiti come giocattoli, oltre che come strumenti per dimostrazioni scientifiche. L’isola di Rodi era rinomata per i suoi automi. Nel mondo arabo, il matematico Al-Jazari – per alcuni il padre della meccanica moderna – è stato uno dei personaggi che più ha contribuito allo sviluppo degli studi sulla meccanica e sugli automi. Tra quelli messi a punto, anche La ragazza che serve il tè. Più tardi, in Italia, Leonardo da Vinci, nel Codice di Madrid, studiava la molla a spirale, componente con la quale si riesce ad ottenere l’energia che permette il movimento alle macchine e agli automi.

«Some watches tell time. Some tell a story». Sono cinque gli orologi della collezione Automi di Jaquet-Droz:

Charming Bird: realizzato nel 2013, è il primo orologio al mondo con uccello automa. Per tradizione dotati di un fischietto, gli uccelli canori di Jaquet Droz si sono rimpiccioliti per stare su un orologio da polso. Il movimento dell’automa è reso possibile grazie a tre camme: la prima permette la rotazione dell’uccello, la seconda l’apertura del becco, delle ali e della coda e la terza, la modulazione della nota del fischietto.

Bird Repeater: ritrae la scena di schiusa di un uovo con gli uccelli che si muovono. Una coppia di cinciallegre sono il simbolo della regione del Giura in cui è nato e cresciuto Pierre Jaquet-Droz.

Lady 8 Flower: l’apertura di un fiore di loto – scelto per il suo potere allegorico. La cifra 8 era cara a Jaquet Droz, ed è disegnata dal quadrante orario sormontato da quello dedicato all’automa.

Loving Butterfly Automaton: in una foresta che richiama i paesaggi di La Chaux-de-Fonds, un angioletto e una farfalla sono le copie dello schizzo realizzato dall’automa Scrivano. Schiacciando il pulsante della corona, la farfalla si anima e traina l’angioletto su un carro mobile, la ruota inizia a roteare.

Tropical Bird Repeater Automaton: il pavone fa la ruota e un colibrì batte le ali fino a quaranta volte al secondo in in un giardino dell’Eden. Il pavone apre e richiude la coda, mentre il tucano appare alle ore 3 tra le foglie di palma. Le ali di tre libellule si illuminano al buio. Una complicazione orologiera fa suonare le ore, i quarti e i minuti a richiesta grazie alla vibrazione dei timbri cattedrale attivata dai martelli all’interno della cassa.

Charming Bird, Bird Repeater, Lady 8 Flower, Loving Butterfly Automaton

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