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Il concetto Dysfuctional si manifesta come un errore in un processo studiato. Una prima definizione la si incontra in una stanza al primo piano, dove decine di specchi posati a terra sono regolati sul riflesso delle opere di Ca’ d’Oro. I visitatori non sanno dove guardare perché gli specchi disturbano la loro osservazione. Gli specchi (Vincenzo de Cotiis, Ode) – a volte si muovono sincronici, a volte a gruppo, a volte fanno rumore, a volte sono silenti – in sessioni rapide, diverse per ogni angolo dell’opera. Le luci scattano sulle statue, mimano sinapsi neuroniche in confusione – un uomo è sollecitato da impulsi differiti nell’ambiente che lo circonda, deprimendo scientificamente il suo livello di attenzione. Un’opera d’arte che non si lascia studiare, viene meno alla sua funzione primaria di essere osservata, ed è quindi disfunzionale. Si tratta dell’installazione firmata dal collettivo artistico RANDOM INTERNATIONAL inclusa nella mostra DYSFUNCTIONAL – disfunzionale: che non corrisponde ai propri compiti o fini.

La differenza tra arte e design era l’industrializzazione, oggi è la funzionalità. Se un pezzo di design è un pezzo unico, non è design ma è arte funzionale – o più banalmente un mobile realizzato su misura da un artigiano. Al contrario: se datone un valore di fattura, il pezzo di design non è funzionale, può soltanto essere inteso come arte. Questo è il criterio che attiva il lavoro di Carpenters Workshop – ricerca, edit, produzione, network, vendita. «La gente è abituata a mettere le discipline nelle loro scatole, l’idea di questa mostra è quella di rompere le scatole» dice Loic Le Gaillard. La differenza tra arte e artigianato si pone nel messaggio: oggi la sperimentazione in artigianato spinge l’abilità umana nella primaria definizione di arte decorativa – mentre l’arte visiva contemporanea si concentra in una dimensione filosofica e letteraria. Nelle stanze di Ca’ d’Oro affacciate sul Canal Grande di Venezia, la mostra DYSFUNCTIONAL vuole rompere le linee guida qui sopra – che per quanto utili e attuali restano categorie, e le categorie sono argomento di retorica.

Amici d’infanzia, Julien Lombrail e Loic Le Gaillard fondarono il primo spazio di Carpenters Workshop a Chelsea nel 2006 in un ex laboratorio di falegnameria: oggi lavorano su quattro gallerie tra Londra, Parigi, New York e San Francisco. Il padre di Le Gaillard era un mercante d’arte contemporanea: «Avevo fotografie collezionate di mio padre e poi c’erano i miei acquisti. La gente ha iniziato a comprarli, pensai che potesse essere un’impresa». I due misero 20 mila sterline ciascuno e iniziarono a vendere fotografie per 300 sterline, «inizialmente non potevamo entrare nelle grandi fiere. Il mercato era affollato e abbiamo puntato sulla scultura funzionale».

Carpenters presentò la proposta della mostra DYSFUNCTIONAL alla direzione di Ca d’Oro quasi sette anni fa – il progetto è oggi realtà grazie al sostegno del fondo bancario Lombard Odier e della manifattura di orologeria svizzera Piaget. Il luogo, Ca d’Oro, era preciso sul concetto: costruito nel Cinquecento fu acquistato all’inizio del secolo scorso dal barone Giorgio Franchetti (1865-1922) che ne portò avanti il restauro con l’impegno di lasciarlo allo Stato Italiano, quale museo, dopo la sua morte. Oggi l’edificio custodisce una collezione che passa dai fondi oro ai fiamminghi. Giorgio Franchetti progettò il mosaico marmoreo al piano terra: un disegno che copre una superficie di almeno 100 metri quadri realizzato con materiali non scelti dalle cavature moderne, ma propri dell’antichità: porfido rosso, serpentino, pavonazzetto, marmo luculleo. Nel Cinquecento a Venezia un mosaico non sarebbe mai stato previsto al piano terreno dedito al servizio della casa e al commercio, destinato ad andare sommerso con le acqua alte della laguna – il mosaico di Franchetti è precisamente disfunzionale. La mostra DYSFUNCTIONAL durerà 4 mesi, circa 50 pezzi di 20 artisti rappresentati da Carpenters.

Ingrid Donat firma un cabinet a richiamo dell’estetica della secessione viennese, pensato dall’artista come un mobile di interesse per il Barone Franchetti attivo in quegli anni – un gioco di rimando alla facciata della Ca’ d’Oro un tempo ricoperta di foglia d’oro. Artigianato, arte, design. Un divano di Rick Owens, di ispirazione brutalista – la collaborazione tra Carpenters e Owens dura già da sette anni. Il divano è posizionato davanti a un affresco rovinato di Tiziano. Un muro di argilla costruito da Vincent Dubourg si alza poco distante da reperti in argilla della collezione di Ca d’Oro: il muro è dato dall’assemblaggio di tavole su cui sono stati impressi i polpastrelli di uomini e donne francesi. Il muro è in realtà una porta – e cosa può essere più disfunzionale di una porta per un muro? Le tavole sono le tavole dell’origine del mondo e la porta è un accesso infernale.

Ca’ d’Oro custodisce un San Sebastiano del Mantegna (gli altri due esemplari si trovano al Louvre e a Vienna). Nel dipinto si nota una candela nell’angolo in basso a destra: il vento sposta il drappo che copre le nudità del martire, mentre la fiamma della candela rimane immobile spegnendosi – Franchetti ritrovava in questo dipinto la sua intenzione, la caducità della sua esistenza e lo sforzo che con Ca’ d’Oro lasciava per i posteri. Soltanto il divino è fermo, tutto il resto è in movimento. Prima del Rinascimento era Dio a prendere le decisioni – con il Rinascimento l’uomo entrò in possesso della ragione e la natura e l’uomo iniziarono a contrastarsi. La lampada di Studio Drift è composta da soffioni di polline, cristallizzati e trasformati in lampadine elettriche, ingabbiati in una matrice reticolare e metallica. In natura, i soffioni si muovono al vento mentre per Studio Drfit sono immobili – così come la candela del Mantegna che resta ferma mentre il drappo è ondulante.

Nacho Carbonell, Inside a Forest Cloud’ Chandelier. Photo courtesy of Carpenters Gallery Workshop

I gemelli Verhoeven

Bolle di sapone sono realizzate in vetro borosilicato – l’effetto iridescente mima i giochi dei bambini. La grandezza pone queste bolle nell’irreale: attaccate tra loro proprio come il sapone si unisce nell’aria, alcuni esemplari superano il metro di lunghezza. Bolle di sapone eterne, qualcosa di effimero che possa durare per sempre – Dysfuctional: l’inconsistente che diventa stabile. Le bolle sono esposte nel patio gotico del secondo piano, appesa alle travi di legno, in un gioco di ombra e riflessi.

Jeroen e Joep Verhoeven – due gemelli uniti tra loro. Per alcuni anni, Jeroen viveva in Olanda, mentre Joep lavorava in India. Si parlavano tutti i giorni. L’idea delle bolle apparve cinque anni fa – e la prima conseguenza fu un viaggio a Murano. Si resero conto come non fosse possibile realizzare un vetro così sottile che mimasse la leggerezza di una bolla di sapone. La difficoltà era sia lo spessore del vetro che doveva essere minimo, sia l’uniformità di questo spessore minimo, se come in natura, ogni punto della sfera doveva presentare la stessa quantità di materia. Il vetro prodotto a Murano è più grosso e disomogeneo, i vetrai non erano predisposti a sperimentazione su quella grammatura, non erano interessati alla ricerca. I gemelli continuavano a studiare la natura di una bolla di sapone. Entrarono nella fisica matematica che stava dietro alle tensioni di statica e di chimica. Continuarono con prove per testare l’efficacia di un materiale. Trovarono una fabbrica in Ungheria che diede loro considerazione, accettando di spingersi in tentativi per perfezionare sfere di vetro borosilicato iridescenti, leggere e grandi come i gemelli le volevano, simili alla bolla che si produce cosi facilmente con un po’ di sapone. Il problema adesso era tagliarle, queste bolle, e assemblarle tra loro come succede nell’’aria.

Ad aiutarli, un artigiano italiano – Alessandro Innocenti, un ragazzo di 34 anni. La azienda di suo padre è impegnata in campo automobilistico. Fecero consegnare a lui, dall’Ungheria, le bolle di vetro. Unire due bolle, una contro l’altra, non è difficile – «it’s like a kiss», dicono i gemelli, quando invece le sfere sono molteplici «it’s complicated». Il problema aumenta quando se ne aggiunge una terza, e poi una quarta, quando ogni bolla deve unirsi su tre o quattro superfici sferiche diverse, con raggi diversi. Il vetro borosilicato è un materiale duro: se i tagli non sono perfetti sulle diverse curvature, durante la saldature, un errore di due centesimi di millimetro manda in frantumi la produzione ungherese.

Per realizzare i tagli nel vetro fu implementato un braccio meccanico – per comandare il braccio, Alessandro Innocenti sviluppò a un software apposito. La macchina era collaudata e così il software, ma non si riusciva a risolvere un problema di comunicazione tra i due dispositivi che continuava a frantumare il vetro. I gemelli fecero viaggiare a loro spese tecnici informatici da tutta Europa: fu individuata e risolta una questione di rilevamento del peso esatto del vetro che una volta compresa risolse la difficoltà. Ritroviamo il concetto Dysfuctional, perché dall’errore nasce la perfezione: la qualità di un artigianato si forma su esperienza, su analisi del caso; su manualità trasmesse senza teoria, ma solo per apprendimento – se la scuola per la comprensione è l’errore, la ripetizione dell’errore fino allo stato di abilità e di arte; banalmente, più cadi, più impari. L’errore, la disfunzione, è l’unica strada per raggiungere e comprendere la perfezione. I costi di questo progetto sono stati alti – i Verhoeven hanno altre entrate da sviluppi imprenditoriali in India: «Our father tought us never bid on one horse only». L’arte è una espressione, un’ambizione – i soldi servono per rendere reali e concrete idee impensabili. L’artigianato è una questione matematica – spiegano, orgogliosi di quanto la soddisfazione della riuscita non sia soltanto loro, ma anche di Alessandro Innocenti.

La casa Piaget ha sostenuto il lavoro dei Verhoeven nel contesto della mostra DYSFUNCTIONAL e ne amplifica il racconto. Fu il 1874, quando a 19 anni Georges-Édouard Piaget aprì il suo primo laboratorio nella fattoria di famiglia per dedicarsi alla produzione di componenti e movimenti di alta precisione. Nel 1960, un concetto di micro-rotore permise a Piaget di lanciare il movimento automatico più sottile al mondo, il 12P: «Do what has never been done before» – resta una frase di Valentin Piaget – che fa eco e rima con tante frasi della conversazione con i due Verhoeven. Una storia tra artigianato e ingegneria di una bolla di sapone effimera che diventa eterna, rapportata nel tempo, allo sforzo di una casa di manifattura orologiaia – in arte, a due artisti che hanno speso gli ultimi anni a alleggerire il vetro in uno spessore mai visto prima, ultra sottile.

Sono stati i Carpenters a introdurre i gemelli Verhoeven a Piaget, «Loïc è anche un artista, non solo un curatore – è difficile trovare chi è capace dichi sa dialogare con arte» spiega Jeroen «Siamo con Carpenters da 12 anni, il nostro rapporto si era interrotto, poi è ripreso tre anni fa». Oggi una galleria, in particolare un attività di produzione e di ricerca come quella di Carpenters, attivandosi su diversi artisti e mani, somiglia alla dimensione di imprenditore. «Un imprenditore sopravvive adesso, un curatore d’arte sopravvive per sempre» chiude Jeroen.


DYSFUNCTIONAL – The exhibition

Concpet: Carpenters Workshop Gallery

Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro

Cannaregio 3932 30121, Venezia

In partnership with Lombard Odier Group

The Verhoeven Twins transforming with Piaget the First Floor Lodge with Moments of Happiness

8 maggio – 24 novembre 2019
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