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In città ci sono alberi nuovi: tigli, platani dal tronco di pochi anni d’età, sorretti da due legni di impalcature per aiutarli contro un temporale. D’estate, arriva il caldo della pianura, e li trovi secchi. Il sindaco di Milano prevede 3 milioni di alberi in città sui 400 mila attuali. L’argomento è come annaffiarle. Cocoon è una ciambella di cartone biodegradabile, che consiste in un serbatoio d’acqua interrato alla base della pianta, da utilizzare per ridurre le necessità di bagnamenti. È un prodotto in fase di sperimentazione. Siamo a Torino. Sulla riva sud della Stura, dove un tempo sorgeva un luogo di degrado e spaccio chiamato anche Tossic Park, è nata la prima foresta urbana della città, inaugurata da Chiara Appendino lo scorso 5 giugno. Con settecento alberi e trecento arbusti di trentadue specie autoctone, caratteristiche dei boschi e delle fasce di riva della pianura piemontese, l’area rappresenta una sperimentazione sui vantaggi ambientali, sulla qualità dell’aria e la salute dei cittadini procurate da un bosco urbano. Un’area pilota regionale per il monitoraggio degli assorbimenti del carbonio, di ozono e polveri, ma anche di mitigazione delle isole di calore in città. Settanta delle settecento nuove piante sono state inserite nella sperimentazione di Cocoon. Il Piemonte è impegnato in un progetto di riforestazione – Urban Forestry – su quattro aree individuate in collaborazione con il Comune di Torino: Parco Michelotti, piazza Benefica, corso San Martino e Parco Stura. 

La sperimentazione di Cocoon fa parte del progetto Green Link e del programma Land Life Company di Amsterdam che ha sviluppato una serie di opzioni tecnologiche per riforestare in modo efficiente e sostenibile i due miliardi di ettari di terra degradata del mondo, dove la desertificazione, la siccità, gli incendi boschivi o l’eccessiva coltivazione hanno esaurito il suolo. Con progetti in oltre venticinque paesi, LIFE the Green Link mira con l’utilizzo del Cocoon, al ripristino delle aree del Mediterraneo esposte alla desertificazione. Attraverso la gestione dei suoli secchi con misure di adattamento che riducano la vulnerabilità e rafforzino la capacità di recupero degli ecosistemi mediterranei.

L’idea di sostituire l’irrigazione usando serbatoi d’acqua per piantare alberi era già stata testata da un precedente progetto LIFE, The Green Deserts. Il progetto Green Link vuole migliorarne i metodi al fine di ridurre i costi di produzione e di impianto, rendendo la tecnologia praticabile per le intense attività di riforestazione – e dimostrando la fattibilità economica di una tecnologia migliore e più sostenibile per piantare alberi senza l’uso di irrigazione. Il nuovo progetto è allineato agli obiettivi della politica di adattamento ai cambiamenti climatici dell’UE e da essa finanziato per sostenere progetti ambientali e promuovere tecnologie per la gestione sostenibile dell’acqua. Dal 1992 LIFE ha cofinanziato circa 4.306 progetti. Per il periodo tra il 2014-2020, LIFE contribuirà a circa 3,4 miliardi di euro per la protezione dell’ambiente e del clima.

La tecnologia industriale utile a Cocoon permette agli alberi e alle piante di crescere in condizioni aride e avverse, riuscendo a far germogliare i semi in terreni non fertili e inadatti alla coltivazione, rivitalizzando gli ecosistemi e le comunità. È progettato per supportare una piantina durante il suo primo anno critico. Fornendo acqua e riparo durante la stimolazione della piantina per produrre una struttura radicale sana e profonda, sfruttando l’approvvigionamento idrico sotterraneo. Utilizzando tecnologie come il drone e le immagini satellitari per analizzare la terra prima di piantare, e tramite l’utilizzo della tecnica Cocoon e di sistemi di piantagioni automatizzati per ottimizzare il loro approccio di riforestazione, si possono piantare alberi più velocemente e usando meno acqua.

Per utilizzarlo il primo passo è scavare una fossa poco profonda, poi far cadere una piantina nella buca e circondarlo con il Cocoon per garantire la tenuta dell’acqua nel primo anno di vita, il suo momento più critico. Il Cocoon viene riempito con acqua e coperto con un coperchio per evitare l’evaporazione. Gli stoppini all’interno del dispositivo trasportano l’acqua dal serbatoio alle radici della piantina. Il sistema di gocciolamento incoraggia le radici a crescere in profondità aiutandole a sfruttare l’umidità del sottosuolo. L’ultimo passo è far scorrere un rifugio cilindrico sopra il Cocoon che protegge la piantina in crescita da eccessiva esposizione al sole, venti e piccole creature. 

Si tratta di una metodologia dieci volte più economica degli impianti tradizionali degli alberi, 100% biodegradabile, e non richiede l’irrigazione o la manutenzione dopo l’impianto. Nelle aree dove i Cocoons sono stati utilizzati finora – come Arabia Saudita, Kenya, Messico, California – i tassi di sopravvivenza sono tra l’80% e il 95%, rispetto al 10% che si ottiene piantando manualmente le piantine. Migliora i servizi ecosistemici, in particolare aumentando la biodiversità almeno del 15% e promuovendo la crescita positiva dello stock di carbonio nel suolo nel tempo. Inoltre riesce a mappare i servizi ecosistemici nelle aree di prova, per dimostrare il potenziale per lo sviluppo regionale e fornire informazioni per i database sui cambiamenti climatici. Nonostante i costi per ogni albero piantato con Cocoon siano superiori, il risparmio idrico nel tempo e l’ottimo risultato che si ottiene, giustificano il maggior investimento iniziale.

Il Cocoon è stato utilizzato per riforestare l’area naturale della Foresta Nazionale di Angeles che venne distrutta nel 2009 da un incendio che spazzò via oltre 160.000 acri di pini. È servito per ripristinare la Monarch Biosphere Reserve nella parte orientale dello stato di Michoacán. L’UNHCR e Land Life Company si sono impegnati a riforestare cento ettari di terreno gravemente degradato a Minawao nel Cameroon. Mentre insieme a Shell la Land Life Company ha recentemente annunciato il lancio di un nuovo progetto di riforestazione nella regione spagnola Castilla y León che contribuirà a ripristinare la terra degradata dal sovrasfruttamento e dagli incendi. La nuova foresta rimuoverà oltre 55.000 tonnellate di CO2 dall’atmosfera e aumenterà la biodiversità. 


Sulla  Forestazione

 Secondo i dati della Fao, dal 2008 oltre il 50% della popolazione mondiale vive in città e questo tasso dovrebbe aumentare fino al 70% entro il 2050. Aumentare le foreste e gli alberi nelle città del mondo può aiutare a ridurre l’inquinamento, ad assorbire CO2 e utilizzarlo come fertilizzante.

A Milano ci sono oltre 450mila alberi, l’obiettivo è di piantarne tre milioni entro il 2030. Più alberi per i nostri bimbi è la campagna che ha lanciato Mellin nella recente Giornata Mondiale dell’Ambiente, con un obiettivo di rigenerazione ambientale che punta ad avere città più verdi e più adatte ad accogliere le famiglie. In collaborazione con AzzeroCO2, nell’ambito del progetto dell’amministrazione Cura e adotta il verde pubblico, Mellin si è impegnata per tre anni per l’arricchimento di un’area verde di 1400 mq a sud di Milano, di fronte all’Ospedale San Paolo, con la posa di cento alberi. È il primo tassello di un progetto più ampio a livello nazionale: promuovere la creazione di spazi verdi su tutto il territorio italiano piantando un albero ogni cinquanta nuovi nati in Italia. Il Comune di Bergamo ha adottato la stessa politica – negli ultimi cinque anni, lungo i viali urbani, nei parchi e nei giardini, ha piantato due alberi per ogni bambino nato o adottato in città.

La nuova frontiera delle forestazioni urbane sono le Città Foresta: piccoli centri urbani compatti e verdi, composti da dozzine di Vertical Forest, circondati da alberi, arbusti e piante fiorite che innestano l’equivalente di due ettari di un vero bosco e che riprendono il modello dei Boschi Verticali di Stefano Boeri Architetti (link intervista a Cini Boeri). Dopo le due torri residenziali di 110 e 76 metri di altezza a Milano, che ospitano ottocento alberi, a Parigi è stato avviato il progetto Fôret Blanche: la prima torre di 54 metri con struttura in legno ricoperta da quattrocento alberi che equivalgono a un ettaro di foresta verrà costruita nel quadrante est dell’area metropolitana, nel Municipio di Villiers sur Marne. A Eindhoven, in seno a un progetto di social housing, la Trudo Vertical Forest ospiterà nei suoi 19 piani, 125 appartamenti con affitto calmierato. Nel centro di Utrecht il progetto Wonderwoods mira a creare una coabitazione tra città e natura ospitando diecimila piante di diverse varietà, l’equivalente di un ettaro di bosco, contribuendo ad assorbire 5,4 tonnellate di CO2. 

Gli alberi non sono più ornamentali ma depurativi. Oltre che nei viali, nei parchi e nei giardini, sono sulle facciate degli edifici – è il carattere distintivo di questo nuovo tipo di città (link a Smart cities e smart grid). Due quelle in Cina: a Shijiazhuang, qui il più alto tasso di inquinamento dell’aria nel Paese, la città foresta ospiterà 100mila abitanti e rappresenterà un nuovo modello di urbanizzazione che non consuma terreni agricoli e naturali; Liuzhou Forest City sarà invece la prima città-foresta autonoma a impatto zero, autosufficiente dal punto di vista energetico, in grado di ospitare più di 30mila abitanti in mezzo a un milione di piante di più di cento specie differenti (che potranno assorbire 10mila tonnellate di CO2 e 57mila di polveri sottili all’anno). La nuova città verde, cablata, sarà collegata a Liuzhou attraverso una linea ferroviaria veloce e ospiterà aree residenziali, spazi commerciali e ricreativi, due scuole e un ospedale. 

Per la documentazione e la ricerca sulla forestazione urbana nelle città del mondo e il monitoraggio degli altri Boschi Verticali in costruzione al piano terra del Bosco Verticale di Milano sarà istituito il Vertical Forest Hub. Lo Studio Boeri porta avanti anche il progetto Fiume Verde, che punta a realizzare sul 90% dei sette scali ferroviari di Milano, un sistema di boschi, parchi, frutteti e giardini a uso pubblico, legati tra loro da corridoi verdi e ciclabili realizzati lungo gli scali ferroviari dismessi.

La superficie delle foreste in Italia è di undici milioni di ettari – ovvero il 36,4% della superficie nazionale. Lo dice il Rapporto Nazionale sullo stato delle foreste e del settore forestale. Dal 1990 a oggi le foreste in Italia sono cresciute di oltre un milione di ettari, fino ad arrivare a un totale di oltre undici milioni. La ragione principale dietro a questa tendenza è l’abbandono, legato a fattori socio-economici delle aree rurali e la migrazione verso le città. Cosa comporta l’aumento delle foreste ecosostenibili in Italia? Svolgono la funzione di serbatoio di biodiversità, stoccano grandi quantità di carbonio atmosferico mitigando i cambiamenti climatici, portano ossigeno in aree critiche, contrastano la presenza di inquinanti nell’aria e producono legno – una materia prima rinnovabile il cui impiego porterebbe a una maggiore occupazione nel settore forestale.

Sono necessarie tutele: in Italia, solo il 15,7% delle foreste è soggetto a pianificazione, e soltanto il 9% ha ottenuto una garanzia internazionale di sostenibilità. L’ERSAF (l’Ente Regionale per i Servizi all’agricoltura e alle foreste) e i Consorzi forestali lombardi si sono impegnati nello sviluppo e promozione del settore forestale lombardo, che dispone di un’area verde di 620mila ettari – attraverso la valorizzazione paesaggistica e turistico-ricreativa, la gestione e il miglioramento degli alpeggi, lo sfruttamento sapiente del legno. Ersaf è anche in prima linea per la manutenzione della Val di Mello, in provincia di Sondrio, Riserva Naturale da gennaio 2009, l’area protetta più vasta della Lombardia. Oltre a regolare un turismo sostenibile, si impegna nel restauro conservativo dei fabbricati negli alpeggi e nella tutela dei pascoli in un progetto che consta di un investimento di 400mila euro, di cui 40mila destinati alla sistemazione e manutenzione del sentiero.

Gestito da ERSAF è il Vivaio Forestale Regionale a Curno, in provincia di Bergamo, che si occupa delle forestazioni e riqualificazioni paesaggistiche con la produzione di piante forestali autoctone di provenienza locale. Raccoglie direttamente il seme sul territorio lombardo, lo conserva, coltiva circa settanta specie arboree e arbustive e produce trecentomila piante autoctone, per poi distribuirle. L’obiettivo è di sviluppare e mantenere sistemi di aree verdi, favorire la biodiversità e gli spostamenti delle specie. 

Le aziende del mobile e artigiane sono chiamate a utilizzare con responsabilità il legno italiano (l’industria italiana del legno è la prima in Europa). I nostri boschi, se valorizzati, possono rappresentare secondo la Coldiretti non solo il serbatoio naturale di assorbimento del carbonio, ma anche uno strumento di investimento nella crescita dell’indotto produttivo ad esso collegato: 35mila nuovi posti di lavoro potrebbero nascere in seguito all’aumento del prelievo del legname nei boschi – che arrivano oggi a coprire una superficie di 10,9 milioni di ettari (raddoppiata rispetto all’Unità d’Italia, quando era pari ad appena 5,6 milioni). 

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