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Lo scorso 18 dicembre l’Academy ha annunciato la shortlist dei nove possibili candidati al premio Oscar come migliore film straniero. L’italiano Dogman di Matteo Garrone è stato scartato, benché apprezzato dal pubblico internazionale e vincitore di diversi premi, tra cui la miglior interpretazione maschile al festival di Cannes. Secondo i pronostici il favorito è Roma di Alfonso Cuarón, che si è già guadagnato il Leone d’Oro alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia, imponendosi nel panorama internazionale del cinema d’autore.

Sul New York Times Manohla Dargis ha definito il film ‘un capolavoro della memoria’, mentre Peter Travers su Rolling Stone ‘l’evento cinematografico del 2018’ e il miglior film di Cuarón. Simili riconoscimenti non sono una novità per il regista. Nel 2013, con Gravity, ha vinto l’Oscar alla miglior regia – primo messicano a ottenerlo – e tutti i suoi lavori sono stati dei successi di critica. Ha realizzato con successo film drammatici – La piccola principessa (1995) e Y tu mamá también (2001) –, blockbuster – Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004) –, e thriller distopici – I figli degli uomini (2006).

Roma, il cui titolo recupera il nome del quartiere di Città del Messico in cui il film è ambientato, è un’epica personale incentrata sulla vita di una donna indigena, Cleo, che lavora come domestica per una famiglia borghese che sta andando in pezzi. Il film si apre con il padre di famiglia che abbandona moglie e figli per seguire un’amante, e con l’inizio della relazione di Cleo con un uomo che presto la abbandonerà.

Dall’intreccio della sua storia con quella della famiglia per cui lavora emerge una trama semplice ma efficace, l’alternanza di momenti d’intimità con passaggi di grande monumentalità è costruito in modo fluido. La maggior parte dell’azione si svolge all’interno della casa – una ricostruzione fedele dell’abitazione in cui Cuarón visse durante l’infanzia – la cui iniziale tranquillità viene presto interrotta da una serie di catastrofi: un terremoto, una gravidanza inaspettata, la morte e il tradimento.

Nel corso delle vicende hanno un ruolo chiave gli eventi storici che accaddero in Messico all’inizio degli anni Settanta: in una delle sequenze più riuscite, Cleo osserva da una finestra di un negozio d’arredamento i sanguinosi scontri tra polizia e studenti del giugno del 1971, il Massacro del Corpus Christi (un gruppo di soldati dell’esercito messicano conosciuti come Los Halcones massacrarono centoventi persone il 10 giugno 1970, n.d.r.). L’irruzione della Storia nella vicenda della protagonista spinge lo spettatore a riflettere sulla sovrapposizione di esistenza personale e realtà sociale e politica, e sulla sua inevitabilità. Il passaggio da intimità e monumentalità non dà comunque mai luogo a disequilibri. Gli elementi del film sono amalgamati in un insieme coeso, grazie all’impronta autoriale di Cuarón, che è regista, sceneggiatore, direttore della fotografia, montatore.

Per Roma ha scelto un bianco e nero filmato su grande formato digitale, ricco di dettagli e poco contrastato, con cui dona alle immagini chiarezza – che però non impedisce allo spettatore di soffermarsi sui dettagli. La telecamera si muove, anticipa e segue la protagonista, Cleo. Nel montaggio finale primi piani e inquadrature più ampie sorreggono alla perfezione la scelta di intrecciare la vicenda intima con le più ampie vicende storiche e sociali, ricostruendo la visione di una donna in un mondo influenzato dal passato colonialista.

La riuscita del film è dovuta forse all’elemento autobiografico. Roma è, come dichiarato da Cuarón su Variety, ‘un’esplorazione di memorie d’infanzia’. Dalla necessità di ‘capire, mettere insieme i pezzi’ deriva uno sguardo attento e incisivo, come è visibile nel lavoro d’inquadratura, che alterna il punto di vista della protagonista a quello di Cuarón, creando sequenze di forte impatto visuale: un esempio, la scena in cui Cleo cammina con fatica nell’acqua per aiutare i bambini in difficoltà e onde vigorose le impattano addosso, mentre la camera la segue parallelamente. In questo momento, il film sembra incarnare l’interiorità della protagonista, con una maestria che hanno solo i registi più grandi.

Pochi altri film quest’anno sono riusciti ad arrivare alla compiutezza di Roma, il film sarà in grado di far conquistare a Cuarón il suo secondo Oscar?