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Fujio Mitarai il presidente di Canon, uno dei colossi del settore, in un’intervista al Nikkei del gennaio scorso, affermava: «Nei prossimi due anni il mercato delle fotocamere reflex o mirrorless, si restringerà fino a dimezzarsi. Rimarrò lo zoccolo duro dei fotoamatori e dei professionisti, un mercato da 5-6 milioni di pezzi. A quel punto dovremmo aver toccato il fondo». Di posizione forse opposta appare Paolo Namias, direttore del mensile Tutti Fotografi nel suo editoriale di questo mese: «Guardate al fenomeno della fotografia analogica; i grandi marchi l’hanno data per morta troppo presto e ora stanno facendo marcia indietro». Se si aprono le pagine delle riviste di moda che conducono l’industria – da Another Magazine a Holiday fino ai titoli più commerciali come Vogue – si può notare come i fotografi con le commissioni che stabiliscono i posizionamenti di tutto il settore, presentano immagini scattate in analogico.

«Le fotografie non si fanno, ma si prendono», diceva il fotogiornalista Ando Gilardi. Ai suoi tempi – la sua carriera si svolse nel secolo scorso –, le fotografie si prendevano con la macchina fotografica, dove scorreva la pellicola, che poi finiva nella camera oscura e l’alchimia dei sali d’argento fissava sulla carta l’immagine. «Voglio rimarcare l’importanza della fotografia stampata, anche oggi», dice Settimio Benedusi, una carriera tra reportage e moda. «Ho portato a Mia Photo Fair, da giovedì 21 a lunedì 25 marzo al The Mall di Milano, il progetto Ricordi. Come si faceva un tempo. Chi vuole viene nello studio che abbiamo allestito, paga, si siede, gli faccio il ritratto e glielo consegno». Su una parete della fiera campeggeranno uno accanto all’altro i ritratti dei visitatori fotografati da Benedusi. «Il ritratto fotografico – aggiunge – è stata un’innovazione democratica che ha concesso a tutti di tenere sul comò di casa l’immagine dei propri genitori e figli – prima solo a chi poteva pagare un pittore. Quando durante la guerra bombardavano, la prima cosa che si cercava di salvare era l’album di fotografie, sperando di salvaguardare la memoria della propria famiglia».

La fotografia stampata è un feticcio per i collezionisti. «Non esiste altro tipo di fotografia se non quella stampata» – sentenzia Guido Bertero, collezionista di fotografie del neorealismo italiano, habituè di Mia Photo Fair. «Gli archivi digitali o gli scatti su smartphone non mi interessano: amo toccare le fotografie che acquisto, conservarle, rivederle». Dello stesso avviso i galleristi. Valerio Tazzetti, titolare della galleria torinese Photo&Co con il suo stand a Mia, afferma: «Distinguerei tra immagine e fotografia. Se parli di mercato della fotografia, non si può prescindere dal supporto cartaceo. Non escludo che in futuro possano esserci segmenti di mercato diversi – come già avviene per i video, con acquisto a tempo del diritto di immagine. Forse si acquisteranno immagini da vedere su schermo per arredare la casa».

The curious, Mr. Pettana, 2012, ph. Gianni Pettena

La fotografa Lucrezia Roda, il cui stand dal titolo Steel life colpì i visitatori di Mia 2018 (ha ritratto forme di metallo durante diverse fasi di trasformazione in trafilerie, laminatoi e fabbriche, n.d.r.), crede nell’importanza del supporto. «Non uso solo la carta, troppo presto per farne a meno, ma anche il plexigass. Realizzo progetti in acciaierie e luoghi di lavoro, archivio digitalmente, ma il momento della vendita e del contatto con il collezionista non può che avvenire attraverso la fotografia stampata». Dello stesso parere è Enrica Viganò, nel comitato scientifico di Mia. «I collezionisti spendono grosse cifre per fotografie vintage, stampate anche male e su carta scadente, rispetto alla stessa foto ristampata in anni recenti con moderne tecnologie e su carta di qualità migliore. Il collezionista chiede un oggetto – che peraltro nel tempo può dare problemi, come le Cibachrome, che perdono i colori e impongono di pensare a come si restaura una fotografia».

Alfio Castelli ha inventato Mia e dirige la fiera: «In otto anni sono stati oltre 400 gli espositori. Con i 170mila visitatori avremmo riempito due volte lo stadio di San Siro. Più che una fiera Mia è una piattaforma culturale dove capire tutti gli aspetti del linguaggio fotografico. La fotografia è arte contemporanea. Abbiamo gallerie e premi. Con il San Raffaele, nuovo partner scientifico, abbiamo realizzato un programma di incontri tra arte e scienza per indagare, tra gli altri con Alberto Sanna, direttore del Centro di Tecnologie Avanzate per il Benessere e la Salute dell’ Ospedale San Raffaele, e Massimo Cacciari, i rapporti tra la fotografia d’arte le neuroscienze e la filosofia».

Il comitato scientifico di Mia, di cui fanno parte oltre a Fabio Castelli ed Enrica Viganò anche Gigliola Foschi e Roberto Mutti, ha selezionato 85 gallerie, 27 provenienti dall’estero – da 12 paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Montenegro, Olanda, Romania, Spagna, Svizzera, Ungheria) e da 4 extraeuropei (Cina, Giappone, Israele, USA). 58 gallerie sono italiane. Con 50 espositori suddivisi tra iniziative speciali, editoria e progetti a 4 mani, il numero complessivo di espositori sale a 135. Codice Mia permette ai professionisti del settore di entrare in contatto con collezionisti, curatori e direttori di musei, attraverso la visione di portfolio e progetti.


Mia Photo Fair – The Mall, Porta Nuova Milano

miafair.it

22-25 marzo 2019

Venerdì 22 marzo dalle 12.00 alle 21.00
Sabato 23 marzo dalle 11.00 alle 20.00
Domenica 24 marzo dalle 11.00 alle 20.00
Lunedì 25 marzo dalle 11.00 alle 20.00

T / F: +39 0283241412
E: info@miafair.it

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