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In un’intervista del 2013 rilasciata alla rivista inglese British Journal of Photography, Giulia Zorzi spiegava la motivazione per la quale decise di dar vita a Micamera: «Era difficile trovare a Milano dei fotolibri, e laddove ci fossero i prezzi erano troppo alti. Eravamo anche alla ricerca di un posto dove raccoglierli. Trovammo quello che un tempo era un negozio, e lo trasformammo in libreria». Oggi è la libreria di fotografia più fornita d’Europa – afferma l’ideatrice. Ad alimentarne il catalogo, il fenomeno delle pubblicazioni autoprodotte – la piattaforma digitale Self Publish Be Happy era fondata a Londra nel 2010 dall’italiano Bruno Ceshel –, una necessità nata dai fotografi per scavalcare le case editrici percepite come costose, spesso in ritardo nella produzione e non più efficienti nella distribuzione. «Una rivoluzione sia per quanto riguarda il profilo della sperimentazione artistica, sia delle vendite», mi racconta Giulia Zorzi. «L’editoria fotografica è un mondo a sé e in costante trasformazione. Per un fotografo il libro è un’opera, spesso più importante di quella a parete».

Nell’introduzione alla raccolta The Photobook: A History volume I – primo di tre pubblicazioni edite dalla casa editrice Phaidon che offre una panoramica sulla storia del fotolibro dal 1850 ad oggi – firmato da Gerry Badger insieme a Martin Parr, si definisce un libro dove il messaggio principale è veicolato dalle immagini. Un volume d’autore creato da un fotografo o da qualcun altro che si occupa di editare e mettere in sequenza il progetto di uno o, spesso, di un gruppo di fotografi. Agli albori del Duemila la fotografia e i volumi fotografici in Italia non avevano una larga diffusione. Nel 2003 Giulia Zorzi e suo marito Flavio Franzoni aprivano la libreria Micamera in via Medardo Rosso, all’angolo con Piazza Fidia, nel quartiere Isola – quando era ancora ‘un’isola’ nella città, prima del processo di rivalutazione e gentrificazione. Il progetto era partito un anno prima, d’estate, sulle rive del fiume Trebbia, poco dopo la nascita del loro primo figlio.

Fino al 2006 Micamera impegnava uno spazio di venticinque metri quadrati, oggi si è espansa e occupa parte del pian terreno in via Medardo Rosso, tipica architettura popolare milanese. In una delle due insegne la scritta – e mantra: Photography and lens base arts.  Negli anni Micamera – che dal 2004 è anche associazione culturale che propone incontri con autori, letture portfolio e mostre – ha ampliato la proposta del suo catalogo: dagli ottocento titoli degli inizi ai cinquemila di oggi, tra rarità – come il libro Fotogalerie Forum Stadtpark di Luigi Ghirri, venduto a 1300 euro –, autoproduzioni, seconda mano e nuove proposte di editori indipendenti. «Le produzioni hanno portata limitata, le tirature in genere sono comprese tra cinquecento e duemila copie, e vivono soprattutto all’interno di una comunità di appassionati. La tiratura così bassa comporta che, in caso di successo, il libro vada molto velocemente fuori catalogo entrando nel mercato del collezionismo».

Un openspace dove i libri sono disposti in vetrine, tavoli dal design minimal e scaffali in acciaio industriale. Sulla destra, una zona destinata a spazio espositivo. Tra le proposte di Micamera, gli editori internazionali: Nazraeli Press casa editrice americana con sede a Paso Robles, in California –, la berlinese Peperoni Books, la MACK di Londra, la newyorkese Aperture e le tedesche Kehrer Verlag e Steidl – casa editrici che editano la maggior parte dei volumi dedicati o curati da Karl Lagerferd. Le partnership stipulate con queste case hanno prodotto agevolazioni: lo scambio rapido di prodotti tra le due parti ha contenuto il problema della concorrenza di Amazon.

Nel 2011, con la partecipazione di Gigi Giannuzzi – fondatore della casa editrice italiana Trolley Books, scomparso nel 2012 –, ha preso forma il progetto dei Pop-Up Store, che presentano contemporaneamente progetti fotografici e case editrici. La formula prevede la mostra del lavoro di un autore e una selezione di volumi dal catalogo dell’editore con cui il fotografo ha prodotto il libro del progetto, visibile alle pareti – presenti sia il fotografo sia l’editore, invitati da Micamera, che organizza con loro anche corsi a pagamento per un numero limitato di persone. A inaugurare questa tipologia di presentazione, la mostra di Philip Jones Griffiths, fotoreporter di guerra membro dell’agenzia fotografica Magnum, con il lavoro Recollections, edito da Trolley Books. La più recente, inaugurata nel maggio 2019, è l’esposizione Playing For Keeps*, che approfondisce il punto di vista della donna contemporanea nella società americana, delle fotografe statunitensi Molly Matalon e Caroline Tompkins, insieme alla piattaforma editoriale Enlarge Your Memories.

Online nel sito di Micamera un archivio che raccoglie tutti i Pop-Up Store dal 2011 a oggi – il progetto ZZYZX del fotografo americano Gregory Halpern edito da MACK e vincitore del premio Paris Photo / Aperture Foundation PhotoBook Award; Jessica Backhaus con Six Degress Of Freedom esposto nel 2017 con l’editore Kehrer Verlag; Jacopo Benassi, con il progetto The Eyes Can See What the Mouth Can Not Say insieme a Peperoni Books; Stefano Carnelli con Transumanza, pubblicato dalla stessa casa editrice. Nel 2018 la Fondazione Stelline ha ospitato la prima formula di Pop-Up Store fuori dalle mura del negozio con la mostra del fotografo tedesco Michael Wolf – scomparso prematuramente il 25 aprile 2019 –, accompagnata dall’apertura dalla libreria Micamera Stelline all’interno della Fondazione stessa. A queste sono seguite altre collaborazioni, come quella con il Padiglione di Arte Contemporanea (PAC), sempre a Milano.

«Un libro fotografico – spiega in un’intervista il critico tedesco Ralph Prins * «è un’autonoma forma d’arte, comparabile a una scultura o un film. Le fotografie perdono le loro caratteristiche fotografiche come cose in sé, e diventano parte, tradotte in stampe, di un evento drammatico chiamato libro». Secondo la fondatrice di Micamera «gli elementi che contribuiscono a definire un buon libro sono le immagini e la loro sequenza, la qualità della stampa dell’immagine, la scelta della carta, del formato, della grafica». Giulia Zorzi spiega: «Negli anni i clienti sono aumentati e parallelamente ne abbiamo notato un ringiovanimento: arrivano ragazzi, in genere appassionati e con una preparazione alle spalle. In un mondo sottoposto a un costante bombardamento di immagini, l’editoria fotografica cerca di entrare in un mondo allargato, anche per contribuire all’alfabetizzazione visuale: oggi, più che mai considerando la fruizione futile nel digitale, è necessario educare alla lettura critica delle immagini.

The Great Unreal di Taiyo Onorato e Nico Krebs (Edition Patrick Frey, 2009) ritorna sulle orme di una pietra miliare dell’editoria fotografica come Gli Americani di Robert Frank – uscito per la prima volta nel 1958 –, ripercorrendo lo stesso viaggio attraverso gran parte degli Stati Uniti. Imperial Courts 1993-2015 di Dana Lixenberg (Roma Publications, 2015) è un tributo d’amore a un quartiere di Los Angeles, dove l’autrice arrivò inizialmente per documentare le rivolte scoppiate intorno al caso di Rodney King – tassista afroamericano vittima di un pestaggio da parte di agenti della polizia, causa scatenante della rivolta di Los Angeles del 1992. È tornata in quei luoghi più volte nel corso di oltre vent’anni, al termine dei quali ha restituito un ritratto della vita di quella comunità. Nel tempo qualcuno è scomparso, altri sono cresciuti e hanno avuto figli. Una fotografia confezionata dal designer olandese Roger Willems – che poi è anche l’editore. Il più recente, quello di Guido Guidi con Per Strada, pubblicato nel 2018 per l’editore inglese MACK e andato fuori catalogo nel giro di pochi giorni. Si tratta di un cofanetto che contiene tre volumi e raccoglie una serie di immagini scattate da Guidi tra il 1980 e il 1994 lungo la via Emilia, colonna vertebrale del versante meridionale della Pianura Padana». Man Ray, uno dei padri dell’arte contemporanea – pittore dadaista e surrealista ma anche fotografo. «Produceva libri d’artista che oggi sono ancora attuali per la modernità compositiva delle immagini e della grafica editoriale», aggiunge. Michael Wolf  – «la sua lettura della vita nelle città, restituita attraverso lavori che trattano il tema da prospettive diverse. Mi aspetto che la visione tipicamente occidentale, bianca e maschile, che caratterizza anche la fotografia, lasci più spazio a visioni e letture diverse».

 

* Ralph Prins in conversazione con Cas Oorthuys e pubblicata nel libro Photography Between Covers: The Dutch Documentary Photobook After 1945, pubblicato nel 1989


Micamera

Via Medardo Rosso, 19

20159 Milano MI

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