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Tradotto dall’originale inglese da Giulia Gregnanin

Prestiti dalle tecniche sartoriali: un completo incastonato di cristalli ha aperto la sfilata di Celine. Composto da un blazer in doppiopetto – spalle larghe, un panciotto e pantaloni a vita alta –, il completo era svasato a sufficienza da sfiorare la circonferenza degli stivali cubani. Dei micro cristalli sono stati posizionati sul motivo gessato a eguale distanza gli uni dagli altri. Hedi Slimane è noto per la sua capacità nel taglio di un abito, ma questa sfilata prova anche la sua abilità nella sartoria skinny, acquisita nei primi anni Duemila da Dior Homme. La silhouette ha dominato la collezione, anche se Slimane ha proposto solo sette abiti in uno spettacolo di cinquanta look – composti da pantaloni, bomber e giacche.

Le giacche sono aderenti e i tagli studiati, una di queste alterna strisce in pelle con velluto – si iniziano a restringere sulle spalle per allargarsi sempre più verso l’orlo. Ciò segnala un processo sartoriale in cui le singole componenti sono misurate individualmente, tagliate e cucite sul corpo. Un’altra variante è stata impreziosita da borchie poste su strisce verticali che scendono lungo il petto: le borchie sono state posizionate utilizzando la tecnica dell’abito aperto. Il bomber con fiori di brugmansia ricamati in oro, arancio e verde proviene dalla collaborazione tra Slimane e il pittore canadese Darby Milbrath. L’opera è stata realizzata da Milbtrath in un orto botanico di Toronto; a Slimane è stata data la libertà di usare il dipinto per la collezione –poi stato ricamato a mano su una giacca. Ne sono stati realizzate una cinquantina, tutte fatte a mano. Sulla passerella il bomber è stato abbinato a una t-shirt con la scritta ‘My Own Worst Enemy’ e ad un paio di jeans.

Storicamente, l’artigianato è legato al fatto a mano – riferendosi a processi che richiedono l’input delle mani dei creatori – pratiche quali tessitura, uncinetto, taglio e cucito. Il design implica una separazione dal processo di manifattura – si tratta del passaggio che avviene prima della produzione e si riferisce all’estetica. La disciplina dell’artigianato è diversa da quella del design.

Armani ha creato la prima giacca destrutturata a metà degli anni Settanta, liberandola dalla controfedera e dall’imbottitura. In questa stagione, un completo di lino sgualcito appariva come look di apertura: presentava un gilet a doppio petto, chiuso da bottoni in legno e accompagnato da pantaloni orlati alla caviglia. I dettagli rispettavano la natura e l’informalità del materiale. Armani continua a perseguire la sartoria secondo gli standard napoletani – dove dominano i tessuti leggeri – ma il risultato finale non è mai retrò. Le sue mani, e quelle del suo atelier, gli permettono di capitalizzare il risorgere del look che ha inventato, portandolo avanti attraverso il design e la vestibilità.

Pal Zileri è un brand noto per la creazione sartoriale radicata nella tradizione italiana – questa visione è stata accolta dal direttore creativo del marchio, Rocco Iannone. Una modella cammina lungo la passerella in un completo a tre pezzi, giacca in mano; il suo corpo è risaltato da un gilet e pantaloni a vita alta. Una maglietta con un motivo mostruoso è indossata sotto il gilet, abbinato alla fodera della giacca appesa al braccio della modella. Quando una formula funziona la si ripete, e si cercano di trovare altri modi per innovare: le scarpe in pelle sono un ibrido tra un gommino e uno scivolo da piscina.

L’artigianato è un elemento chiave nella casa di pelletteria spagnola Loewe. Il marchio è noto per l’ibridazione dei metodi di artigianato per raggiungere una nuova estetica. Nella sua seconda collezione maschile per il brand, Jonathan Anderson ha disegnato un abito in denim: la giacca è a metà coscia con spalle larghe e risvolti, i pantaloni sono legati alla caviglia con cinturini in jeans. La tuta è stata offuscata da una nuova proposta: una tunica a maniche lunghe con patchwork di pelle scamosciata, indossata con pantaloni abbinati. Nel mondo occidentale la tunica è considerata un indumento informale, ma qui è stata elevata attraverso il taglio e la stoffa, evocando immagini di abbigliamento formale.

Una designer che condivide l’attenzione sul mestiere è Emily Adams Bode di Bode. La collezione è stata ispirata dai suoi legami familiari con una fabbrica di carrozze per treni a Cincinnati che ha prodotto creazioni per i fratelli Ringling di Barnum & Bailey. Bode ha portato a termine una collezione che fa riferimento al suo amore per le tecniche tradizionali di abbigliamento, tra cui il quilt e l’uncinetto. Il risultato finale è un abito a righe che appare rigido nella costruzione e nella vestibilità – in questo caso la pratica dell’artigianato si evolve in verso l’estetica. Nelle mani del talento, ciò che proviene dal passato non è senza vita, ma il design è anche una questione di gusto.

Kim Jones da Dior: significa dover innovare un’eredità costruita sulla moda donna del dopoguerra – Bar Jacket e gonne a ruota. Jones ha trovato la risposta: trasferire abbellimenti e tecniche dalla couture femminile alla sartoria maschile. Le fasce diagonali in satin sono state apportate ai vestiti su misura per la prima volta la scorsa stagione, il concept è stato proposto per l’estate diventando parte del completo – il primo look le integrava come un bavero, appeso oltre l’orlo della giacca, fermandosi a metà coscia, mettendo in evidenza la fluidità sia della giacca che della camicia sbottonata e fuori dai pantaloni. In seguito, la fasica in satin è stata drappeggiata attorno al corpo, partendo dalla cucitura laterale della giacca e finendo all’anca opposta – più lunga e disegnata come un treno.

Lavorare all’interno di una struttura consolidata, come per un marchio storico, può essere una sfida. Jones continua ad applicare i metodi di couture alla moda uomo. Le pieghe che sembravano muoversi sui capi fanno parte di uno di questi nuovi processi: vengono applicate ai bomber e camicie in organza. La tecnica prevede la fissazione della crepe di seta pieghettata su pannelli di sughero, premendoli per posizionarli. Le pieghe sono state tinte da un atelier specializzato in pittura e spruzzatura a mano, lavorando con direzioni diverse per ottenere un effetto graduato. Il movimento dei colori è stato successivamente migliorato negli atelier Dior, dove le pieghe sono state montate sugli abiti così da imitare le onde. Jones ha anche introdotto il ‘leather bonding’: un modo di lavorare la pelle in maniera tridimensionale, dando forma a un capo sovrapponendo strati e creando livelli. È stato usato per creare tasche sul petto di giacche e cappotti che Jones ha descritto come un ‘ricamo contemporaneo’.

La tecnica inizia con la disposizione del motivo. Il capo si costituisce delle sue fondamenta: bottoni, impunture e tasche sono sovrapposti e in rilievo – l’interno rimane come un corpo autonomo. Il capo finito riflette sia il design che l’artigianato: il design del ‘ricamo contemporaneo’ ha portato a un nuovo processo di fabbricazione, il leather bonding. L’innovazione nel design è più che portare avanti un’idea originale, l’innovazione deve riflettere il modo in cui il design è ottenuto.