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Nell’immaginario collettivo una biblioteca è il luogo dove si conserva la conoscenza del mondo, dove ogni domanda trova la sua risposta. Dove depositare ogni mistero e dove, sapendolo cercare, ritrovarlo. Pensate al cinema: da Morgan Freeman nei panni del detective Somerset che in Seven compulsa Dante in una oscura biblioteca di una metropoli senza nome (ma è la Public Library di Los Angeles) o alle consultazioni dei due giornalisti protagonisti di Tutti gli uomini del presidente alla Biblioteca del Congresso di Washington, per arrivare alla Biblioteca pubblica di New York in Fifth Avenue, location adorata dal cinema (da Colazione da Tiffanyfino a Spiderman), senza dimenticare la Bodleian Library a Oxford (è quella di Harry Potter, per capirci) o la Staatsbibliothek zu Berlin abitata addirittura dagli angeli ne Il cielo sopra Berlino. Una biblioteca non è un deposito di oggetti inanimati, non è un magazzino di stoccaggio di merci non deperibili. È il luogo della coscienza di una comunità, il posto dove si conserva l’identità di una nazione. Esagero? Non lo dico io, lo diceva meglio di me John Ruskin, quando affermava ne Le sette lampade dell’architettura che la memoria e l’identità di un popolo si tramandano attraverso la poesia e l’architettura. Cos’è una biblioteca se non lo scrigno della poesia? Memoria al quadrato, viene da dire. Ogni biblioteca è un monumento, nel senso etimologico del termine: un monito e un ammaestramento. Ce lo raccontava Marguerite Yourcenar nelle sue Memorie di Adriano: ‘Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire’.

Distruggere biblioteche è l’atto più sacrilego che un barbaro invasore possa mai mettere in atto. È esemplare in questo senso, il racconto dell’incendio della Biblioteca di Alessandria d’Egitto che si è tramandato e rinnovato nel corso dei secoli: di volta in volta, di narrazione in narrazione, la biblioteca è stata data alle fiamme da un Cesare insofferente alla cultura ellenistica, o quattro secoli dopo da un Teodosio che voleva distruggere la cultura pagana nel nome di quella cristiana e infine, nel VII secolo, dal califfo Omar portatore della nuova civiltà del Corano. Che a ben vedere è un libro pure lui. E sappiamo benissimo che se l’Europa ha riscoperto le scritture antiche lo deve proprio alle traduzioni in arabo e persiano dei testi classici greci e ai monasteri dove pazienti amanuensi li ritraducevano, li copiavano e li consultavano nelle loro biblioteche, come nella rinascimentale Malatestiana di Cesena, la più antica biblioteca civica d’Europa, inserita nel programma Memoria del Mondo dell’Unesco. Le biblioteche assomigliano a chi le frequenta. La Apostolica del Vaticano, per dire, con le sue dimensioni labirintiche racconta la potenza di una istituzione millenaria, il bianco della Biblioteca di Mafra sembra voler riflettere il lucore del cielo lusitano, il Real Gabinete de Leitura di Rio de Janeiro fa convivere l’ordine neoclassico con un gusto dell’ornamento quasi precolombiano. Quando mi ritrovo a studiare nelle sale della Biblioteca Braidense di Milano mi riconosco, quasi con malcelata fierezza, in quel rigore austroungarico che ogni milanese un po’ si porta dentro, io, che per ragioni familiari non ho neppure una stilla di sangue nordico.

Unicità e diversità. Unicità nella diversità, anzi. Ci pensavo osservando la nuova collezione della Moncler, permettetemi la digressione. Cosa sia il piumino della Moncler lo sappiamo tutti, è una icona della moda contemporanea. Questo non significa che la sua forma debba restare immutabile. È quello che la collezione Genius ha cercato di dimostrare invitando otto talenti del design a ridisegnare il capo d’abbigliamento, mantenendo fissi i suoi requisiti di funzionalità e iconicità eppure, nelle continue variazioni sul tema, come musicisti barocchi, sapendolo reinterpretare. Riuscendo cioè a interpretare lo spirito del tempo e del luogo che li ha prodotti. Una biblioteca, a conti fatti, è la rivelazione del genius loci, dello spirito del luogo. Il genio di un popolo espresso nella sua forma più nobile, idealizzata.

Potreste dirmi che in fondo non c’è più il bisogno di costruire biblioteche. C’è già internet, dove, a saperlo cercare, ci trovi tutto quello di cui hai bisogno. Magari fosse così semplice: una biblioteca infinita che, nel mondo della realtà virtuale, si dematerializza, ovunque e perciò da nessuna parte. Un autentico non-luogo. A me questa cosa ha sempre fatto venire in mente il racconto di Jorge Luis Boger, La biblioteca di Babele, dove in un universo paradossale esiste una biblioteca fatta di una teoria infinita di sale ottagonali che conservano un numero spropositato di volumi nei quali sono stampate sequenze di caratteri senza logica, con tutte le combinazioni possibili. La casualità governa questo luogo distopico. Sterminate sequenze di libri senza alcun senso potrebbero essere affiancate a volumi contenenti verità assolute. E non è proprio così che si presenta oggi Internet? Un posto dove verità relative e fake news la fanno da padrone? Chi discerne più ciò che è vero, necessario, ciò che è genio, fondamento, dalle bugie della peggior specie, spesso le più presenti, le più rumorose in rete?

Non bastasse questo, sempre più studi scientifici stanno dimostrando come la lettura virtuale sia meno prensile che quella da libro cartaceo. La mente tende a distrarsi più in fretta, memorizza meno i concetti. Infine, in ultimo, non ostante l’illusione di saper trovare ogni cosa nel pozzo nero della rete la verità è che là dentro non c’è tutto. Non può esserci. Qualunque studioso, qualunque scienziato o umanista ve lo può confermare. Bisogna saper tornare a frequentare le biblioteche vere, tornare a frequentare i templi del genio collettivo. Perché potremmo anche possedere smisurate biblioteche private, eredità di antiche storie familiari, oppure neppure un libro in casa, ma sappiamo che finché avremo a disposizione i granai dello spirito la civiltà è salva. Perché, non dimentichiamolo mai, è proprio quando i libri vengono bruciati in pubblica piazza che il sonno della ragione inizia a scatenare i suoi mostri. Le nostre biblioteche stanno lì proprio per ricordarcelo. Come monito.

Moncler riscopre lo spirito dei luoghi, operando una riqualificazione culturale della stazione Centrale di Milano attraverso il progetto Moncler Genius Loci.  Con il patrocinio del Comune di Milano, Moncler ha rinnovato gli spazi dei Magazzini Raccordati di Via Ferrante Aporti, che verranno aperti al pubblico il 20 febbraio.

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