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Text Anna Maria Giano
@annamaria.giano

La mostra itinerante Dior Designer of Dreams lascia il Musée des Arts Décoratifs di Parigi per sbarcare al Victoria & Albert Museum di Londra dal 2 febbraio al 14 luglio 2019. L’evento è inaugurato con una opening dinner, cui hanno partecipato artisti quali Eddie Redmayne, Felicity Jones, Kristin Scott Thomas e Bianca Jagger.

Annunciata lo scorso ottobre dal curatore Oriole Cullen, Dior Designer of Dreams è allestita nella Sainsbury Gallery del museo, ed è, per estensione, è la più grande fashion exhibition del Regno Unito dopo Alexander McQueen: Savage Beauty del 2015.

Attraverso un percorso articolato in undici stanze, Dior: Designer of Dreams ripercorre la storia del brand partendo da un anno simbolico: il 1947. A solo un anno dalla fondazione della sua casa di moda, monsieur Dior era riuscito a diffondere un nuovo ideale estetico di femminilità e ricchezza – colori pastello e volute di taffetà sostituivano il verde militare e la staticità grigiastra dell’abbigliamento della seconda guerra mondiale. Fu proprio nel 1947 che, passeggiando alle strade di Londra, rispose alla domanda della giornalista Anne Edwards, che gli chiedeva come potesse realizzare abiti così ricchi in una tale carestia di tessuto. «Io do alle donne gli abiti che desiderano. Sono stufe dell’abbigliamento da guerra, e le mie gonne vaporose sono per loro un sollievo» fu la risposta del couturier.

È forse in quel momento che comincia la sua relazione estetica con la Gran Bretagna, terra che aveva conosciuto negli anni venti durante l’addestramento militare e che gli aveva lasciato in eredità una profonda passione per la sua cultura, la sua storia, il suo cibo e, soprattutto, per la sua famiglia reale. «Amo stare in un Paese dove il passato è percepibile così vividamente intorno a me», diceva Christian Dior.

Incarnazione del suo ideale di bellezza British era la principessa Margaret, contessa di Snowdon e sorella minore della regina Elisabetta. Come scrisse nella sua autobiografia Dior by Dior«Margaret cristallizza il pieno, popolare e frenetico interesse nella monarchia. Era una vera principessa delle fate, delicata, piena di grazia, squisita». Proprio l’abito da ballo bianco che Dior realizzò in occasione del ventunesimo compleanno della principessa, nel 1951, costituisce l’elemento inedito non presente nell’edizione parigina. Un bustier stretto in vita, decorato da una cintura, con scollo monospalla in cui una morbida fascia di tessuto le avvolge la spalla sinistra, e un’ampia gonna candida decorata da cristalli luminosi – il suo vestito preferito di sempre, così lo definì la principessa.

Esposto al centro di una delle numerose sale, la teca di vetro in cui è custodito riflette una gigantografia della foto scattata da Cecil Beaton, scatto che ha sancito il successo di Christian Dior.

Il resto dell’allestimento è un’immersione in alcuni dei temi più amati dalla maison, un’esperienza visuale, in cui lo spettatore entra in contatto con gli ideali estetici di tutti i designer che si sono susseguiti alla direzione creativa di Dior, e di come hanno saputo trasformare queste idee in sculture di tessuto. La delicatezza del fiore è uno dei temi cardine, e alcuni abiti di haute couture sono esposti in un giardino di rose e glicine che pendono dal soffitto. Tra loro, un abito tulipano della collezione Autunno/Inverno 2011 disegnata da Galliano e ispirata a Les Rhumbs, il giardino di Christian Dior nella sua casa di Granville, in Normandia.

I capi d’ispirazione storica sono racchiusi in un patio neoclassico con pareti a motivo bucolico, mentre un diorama nei colori dell’arcobaleno è l’emblema dell’amore di Dior per il colore, e abiti, accessori, e modisteria (tra cui troneggiano i cappelli realizzati da Stephen Jones), formano un’iride che traccia il confine fra la realtà e il sogno – in antitesi, una stanza total-white, strutturata a mosaico, con gli abiti in nicchie nelle pareti – una chiesa, un luogo di culto.

Non può mancare Maria Grazia Chiuri, prima designer donna a diventare direttore creativo di Dior, i cui abiti sono inseriti in una scenografia simbolica: sul soffitto, uno schermo, con un cielo stellato, cui seguono il buio, e infine l’arrivo del sole: l’alba di una fase della maison, che si inserisce nella lotta per i diritti delle donne.

dior.com

vam.ac.uk

Quella londinese è una delle due mostre-evento dedicate alla casa di moda parigina, che attraverso progetti ed esposizioni porta in giro per il mondo il suo bagaglio di cultura della moda. Oltre oceano, il Denver Art Museumospita infatti Dior, from Paris to the World, aperta al pubblico fino al 3 marzo 2019, curata da Florence Müller. Con oltre 180 capi d’alta moda, bozzetti d’atelier originali, foto e video inediti e circa 200 accessori, make-up e profumi, la mostra sottolinea il carattere universale di un marchio che crea per la donna, per la femminilità, superando i confini geografici, dando vita a un unico ideale di bellezza.

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