C’è una differenza, sempre meno sensibile, fra la moda e la maschera. Da una parte c’è l’azzardo, l’eccentricità e quel tocco di ironia che permettono a una donna di giocare e comprendere la moda, diventando un’espressione estetica a uno stimolo visivo per chi di moda vuole intendere – dall’altro, ci sono il teatro e il carnevale.

Qualche giorno fa ho visto un accostamento tra le attrici in gara per gli Oscar del Porno e le dive sul red carpet del Met Gala degli ultimi anni. Le prime sedevano sobrie e composte in platea, le seconde sembrava volessero rubare il set alle prime.

Questa premessa è lecita oggi per introdurre i migliori abiti (e i peggiori) visti ieri sera a New York – all’inaugurazione della mostra che racconta quanto l’immagine della religione cattolica abbia influenzato nei secoli recenti l’estetica comune – Heavenly Bodies, il titolo che scorrendo le foto, davvero suona come una nemesi.

We do love it

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Not so good

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Met Gala 2018

Text Angelica Carrara
@angelicarrara

Si salvi chi può? Diciamolo, considerato il tema del Met Gala di quest’anno che lega la moda alla fede cattolica. È quel lunedì dell’anno, la sera del primo lunedì di maggio, quando alta società, sistema fashion, il meglio di Hollywood e qualcun altro ancora si incontrano nell’Upper East Side. Il Met Gala è co-hosted da Amal Clooney, Rihanna, Donatella Versace e Anna Wintour, il gala di inaugurazione della mostra Heavenly Bodies, Fashion and the Catholic Imagination. Il tema è un confronto di ritualità – o profanità – tra quaranta parametri sacri mai usciti dalle mura della sagrestia della Cappella Sistina, e la moda.

Potere temporale o spirituale? Il diavolo e l’acqua santa. Si salveranno gli stilisti che cuciono croci e immagini votive su abiti da cocktail – forse. Corone auree, o di spine, tiare e ali d’angelo. Parlare di scandalous, di blasfemo è così anni Novanta. La più bella, all’unanimità mondiale di stamattina, appare Blake Lively in Versace. Discutibile, Rihanna con tiara papale e mini dress tempestati di pietre firmato da John Galliano per Maison Margiela. Non moda ma teatro e carnevale quindi per Jennifer Lopez in Balmain e Lana del Rei in Gucci – troppo inutilmente sexy Emily Ratajkowski. Che Dio le aiuti.

Anna Wintour, in Chanel tanto impeccabile da apparire irrilevante. Sempre all’unanimità mondiale, a quanto pare (e non vale neanche la pena pubblicarne una foto), la peggiore: Amal Clooney. Il fatto che la regina abbia presenziato all’ultima sfilata di Richard Queen, non autorizzava al Clooney a pantaloni neri e strascico floreale da tovaglia domenicale – un peccato: correvano voci che sarebbe arrivata con l’abito dell’Angelo, leggendario di Capucci, e sarebbe stata gloria.

Photography
Getty Images