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Un rapporto privilegiato con la bellezza, con il fasto, con i piaceri e gli intrighi delle corti del Rinascimento. Nacque nella metafisica cittadella ducale di Urbino, sospesa tra le colline e i paesaggi arrotondati del Montefeltro. Il piccolo Raffaello era stato allattato al seno della madre naturale e non da una balia di estrazione plebea e rozza di costumi. Giorgio Vasari, nelle Vite, riconosceva nella qualità del latte materno la fortuna e l’elisir del suo genio.

Nell’arte di Raffaello affiorano i disordini amorosi di cui parla Vasari, la sfrenata passione per i piaceri della carne. La sua esistenza bruciata in una manciata d’anni è comparabile alla breve parabola di vita di Mozart. Raffaello, a differenza del salisburghese, non ebbe a conoscere nessuna frustrazione e sconfitta, sfuggendo inoltre alla decadenza della vecchiaia. Muore giovane chi è caro agli dei.

L’amante del mito, la Fornarina è ritratta seduta, sullo sfondo di un cespuglio di mirto, arbusto sacro a Venere e dalla fragranza intensa, nella luce filtrata dell’imbrunire. Seminuda, coperta solo di un velo. Con un manto rosso sui fianchi e un turbante avvolto alla romana sul capo, dalla foggia orientale – quanto deve Ingres a questa acconciatura da Alcina, da Armida nel giardino incantato –, fermato da un cerchio dorato. L’angolo destro della bocca, che accenna a un sorriso, quasi un invito di complice sensualità. Le dita indicano i piccoli capezzoli ghiotti, dalle aureole violacee, sfumate con inquietante naturalismo: quel seno carnale, posseduto, divorato, materno. A soli quindici anni il ragazzo fu affidato al maestro Perugino, presso il quale avrebbe completato il proprio apprendistato.

Dopo le prime commissioni di Madonne Umbre, nel 1504, all’età di vent’anni, in quella «tenera età che meglio apprende ogni cosa», come dice Giorgio Vasari, Raffaello si trasferì Firenze. Una città dove, per congiuntura astrale, l’artista urbinate si trovò sotto lo stesso cielo di Leonardo e Michelangelo. Leonardo vi era giunto nell’anno 1500, dopo un’assenza di diciassette anni, mentre Michelangelo soggiornò nella Città del Giglio dal 1501 al 1506. I giovani occhi di Raffaello poterono assistere live alla sfida pittorica fra i due, Leonardo impegnato nell’affresco della Battaglia di Anghiari e Michelangelo nella Battaglia di Cascina a Palazzo Vecchio, disastrosamente sperimentale quanto a tecnica. A differenza dei toscani Leonardo e Michelangelo, caratteri complessi e accesi, malinconici e riottosi, la personalità dell’Urbinate si trae profitto da una texture di contatti, di rapporti e di scambi.

Romaben più della razionale e asciutta Firenze, è per antonomasia scrigno e berceau di piaceri e delizie, consumate in un vorticoso susseguirsi di feste sontuose, di crapula, di cerimonie religiose e di eccessi, tra masquerades, inondazioni del Tevere e banchetti sfrenati. Nuites fauves, fescennini e rappresentazioni sociali zeppe di scandali e naufraganti nell’erotismo fino all’allucinazione, dove sovente ci scappava anche il morto. I cadaveri si ripescavano all’alba dalle torbide acque dal Tevere, come fosse una macabra vendemmia. In questa città, Raffaello approda per la decorazione degli appartamenti privati di Giulio II della Rovere, pontefice guerriero.

Subito dopo l’elezione a Papa, della Rovere fece trasferire in Vaticano la statua dell’Apollo del Belvedere, traslandola dal giardino di San Pietro in Vincoli, basilica legata alla sua dignità cardinalizia. Dietro l’adorazione di quel marmo pare si nascondessero le sue reali passioni: il vino, di cui abusava e il membro maschile – senza però che la sua caratura di virilità ne fosse in alcun modo intaccata, alla stregua di un redivivo Giulio Cesare. Raffaello, aveva un collo lungo e occhi neri e febbrili, avidi di imparare. Gli piaceva vestire bene. Principe perfetto, nei palazzi papali espresse quella propaganda rinascimentale affidata alle immagini. Dopo la morte di Giulio II della Rovere, l’avventura romana di Raffaello continua con papa Leone X, il primo papa di Casa Medici, che sdogana il suo casato sulla scena internazionale.