L: Erika Linder, blouse Issey Miyake, Photography Amanda Demme; Kirin Dejonckheere, fur and blouse Fendi, jewellery Tiffany & Co., Photography Zach Gold; Charlie Siem, jumper Issey Miyake, dress Emporio Armani, Photography Michael Avedon. Creative hadwriting Anna Tsvell

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

La bellezza salverà il mondo, l’ambiguità salverà gli uomini. La Grazia e la Grafia. Maschio e femmina. Libertà dei costumi e sobrietà dei consumi sono la stessa cosa.

I veli sono leggeri, garze che si muovono all’aria – sopra inserti di seta geometrici, intagli di damasco moderno. Vale per l’uomo, la morbidezza e l’inserto grafico rosso che segnava Raf Simons sopra un’idea di Prada. Nella moda c’è la morbidezza, c’è il romanticismo – ma con il diritto alla deriva, volontà ferrea da acrobata. Il femminismo è un graffio, prima ancora di un diritto.

Le donne devono riappropriarsi di carattere – in Italia c’è ancora lo smacco della cultura di Berlusconi: troppe ragazze sognano ancora di essere veline per Mediaset – o blogger, che ne sono la esatta evoluzione. La moda funziona da avamposto, come sempre – e definisce il carattere nella donna che diventerà di massa tra qualche anno. Lo sforzo di Maria Grazia Chiuri merita ogni racconto: il miglior simbolo di moda italiana, davanti agli eccessivi sforzi commerciali di Gucci, davanti alla nostalgia di Missoni. Il lavoro di Chiuri definisce la supremazia della moda italiana. Miuccia Prada si conferma l’origine di un’estetica continuamente e ripetutamente rivista dagli altri – Prada resta l’originale, la signora borghese di Milano che ancora non ha uguali e che della francesina di rive gauche, dell’artista intellettuale o della grande dama al Crillon, può tranquillamente infischiarsene.

All’inizio di luglio, Massimo Gramellini raccontava di quanto fosse difficile per un suo conoscente albergatore assumere una cameriera italiana durante l’estate – la stragrande maggioranza rispondeva sulla rima di le vacanze le faccio io, dopo magari mi occupo di quelle degli altri – l’albergatore sospirava – dalla parte opposta della strada su cui affaccia la sua attività c’è la sede di un istituto alberghiero con novecento iscritti. Offrire un lavoro oggi è offrire qualcosa di cui la maggior parte dei giovani sembra poter fare a meno. C’è la crisi, la disoccupazione, tutto quello che si vuole – ma il sabato mattina tutti in spiaggia. La bellezza salverà il mondo, l’ambiguità salverà gli uomini – ma non sarà né la cultura, né l’istruzione a sconfiggere l’ignoranza. L’unica arma che può sconfiggere l’ignoranza è la curiosità.

Godard scriveva che non è da dove prendi le cose, ma dove le porti. Siamo anime per acrobati. La certezza che l’innamoramento dia luogo a una storia che deve finire, anzi, che finirà presto. Il senso d’inizio e di energia, quando t’innamori e ti sembra che tutto sia per sempre, e che il paradiso sia in quell’amore – eppure, sai già che finirà. La fine. La Grazia e la Grafia – un graffio. Quante abbiamo desiderato, sognato, lottato per averle e per viverle – e quando divengono realtà sappiamo già bene che non dureranno. Call me by your name – un libro che tornerà attuale,: «Quando saremo vecchi, parleremo di noi di come siamo oggi, di noi due giovani come se fossimo due sconosciuti che abbiamo incontrato sul treno, che ammiriamo e vorremmo aiutare. Ci verrà da chiamarla invidia, perché chiamarlo rimpianto ci spezzerebbe il cuore».

Non è vero, mi dici tu, esistono le storie d’amore che durano per sempre – hai ragione, dico io: sono i matrimoni più belli – ma la fine arriva in ogni caso. Quando una storia d’amore è per sempre, significa che la fine è la morte. Una lunga storia d’amore – l’ha scritta Gino Paoli, l’ha cantata Mina – la fine è la morte. Mi torna in mente Thornton Wilder, quando diceva che «anche quando tutto sarà passato, tutti i moti d’amore tornano all’amore che li ha creati… l’amore è il solo significato, la sola sopravvienza» – e ancora Aciman, con queste sue frasi di quel libro così incredibilmente noioso, che ti spiazzano e che raccontano tutta la nostalgia della mia vita – tu, amore mio: «Se ti ricordi tutto, volevo dirgli, e se sei davvero come me, allora domani prima di partire o quando sei pronto per chiudere la portiera del taxi e hai già salutato gli altri e non c’è più nulla da dire in questa vita, allora, una volta soltanto, girati verso di me, anche per scherzo, o perché ci hai ripensato, e, come avevi già fatto allora, guardami negli occhi, trattieni il mio sguardo – e chiamami con il tuo nome».

The Fashionable Lampoon Issue 10 – Grace & Graphic