Borghese può essere inteso con un’accezione negativa – diceva Moravia: un’attenzione convenzionale a dettagli relativi. Il borghese vuole sentirsi parte di un gruppo, in una società codificata sull’agio – piuttosto che sentirsi isolato e in qualche modo diverso o speciale. «Cuore? Quale cuore? Quella roba che serve a pompare veleno». Io sono cresciuto in un contesto borghese lottando contro il mio contesto borghese – così come tanti altri, cercando la poesia. Oggi comprendo che la mia educazione di ragazzo per bene, appunto inserito in un contesto di buone maniere, borghese, definisce un’appartenenza alla storia della città di Milano.

Immaginiamo una conversazione impossibile – quando a riprendere il discorso dovrebbe appunto essere Alberto Moravia: «Le cose peggiori, le vedevo in quella donna. Era avara, inibita e omofoba, rigida, snob, ignorante e sempre convinta, convenzionale e così via. Tutte queste cose poi le riassumeva con una sola parola: borghese. Io iniziavo a designare col termine borghese tutto ciò contro cui mi saliva la voglia di ribellarmi, di non accettare» – a tagliarlo via, forse troppo prolisso, entra Dorothy Parker: «Io odio le donne che si cuciono gli abiti da sole, quelle che spulciano i giornali alla ricerca della migliore ricetta, quelle che d’improvviso esclamano Oh devo correre a casa perché è arrivata l’ora di preparare il pranzetto. Anche gli uomini, però, non sono da meno» – strizzando l’occhio a Scott Fitzgerald perché anche questa volta sia Dorothy sia Scott finiranno a letto troppo ubriachi, per poter tentare una sessione di sesso soddisfacente. «È incredibile che l’unico essere umano»sbadiglia Fitzgerald «con cui non vado a letto, sia mia moglie».

I codici borghesi sono quelli cui Hedi Slimane si è riferito per inventare la donna parigina di Celine senza accento: «Rispetto significa considerare l’integrità di ogni individuo, riconoscere quello che spetta e appartiene agli altri con onestà e buonsenso» dice Slimane sulle pagine di Le Figaro. Codici borghesi che ci accorgiamo come fossero presenti anche in quella collezione di Yves Saint Laurent che invocava Liberation, nel 1961. Alla fine del Settecento, la rivoluzione francese fu una rivoluzione borghese – Parigi, città monarchica, accentratrice e dispotica, diede la scintilla al motore borghese che tramite Napoleone arrivò fino in Lombardia – la terra più fertile d’Europa, campo della controriforma laboriosa di Carlo Borromeo, già da due secoli terra agricola dalla produzione simil industriale. Quel Lombardo Veneto così ricco da esser indicato come il Tesoriere d’Europa.

In Italia eravamo abituati ad avere «una non disprezzabile educazione civica, una discreta consuetudine alle regole della convivenza e della libera discussione» – scrive Galli della Loggia, definendo la classe borghese e laboriosa italiana della seconda metà del Secolo Breve che ha avuto la fortuna di avere quattro scuole, quattro cardini, quattro fondamenti: la Chiesa, la leva militare, la scuola e la televisione pubblica. Andrea Carandini è l’ultimo della classe borghese. Il Grande Borghese si usa scrivere per riferirsi a Carandini: «Siamo sommersi dalle immagini, ci si fotografa anche nei momenti più intimi, privati, perfino — almeno un tempo — imbarazzanti. La scrittura e la lettura, l’apprendimento e lo studio, sembrano non avere più senso. Nel Medioevo si era ricchi di immagini proprio perché erano tutti analfabeti».

Credo nella bellezza e credo nel sudore. Sono i codici borghesi – quelli propri di Milano, della signora disegnata da Miuccia Prada, in quella copertina di Tullio Pericoli che ritraeva Lina Sotis con una penna di piuma più grande di lei, credo in un Corriere della Sera autorevole non quanto un rotocalco. Credo nella buona educazione, nel buon senso e nell’impegno. Milano è una città borghese, fondata sull’imprenditoria e sull’editoria – dalla Scala alla sua cattedrale che appunto resta una Fabbrica. La borghesia, fare squadra e sistema, con serietà e sobrietà. I codici borghesi non producono più reazione, ma consolazione e sicurezza in se stessi – permettono di riaccendere il motore. Usiamo parole più semplici – parole di una signora che ha fatto di un suo atteggiamento borghese la migliore cronaca di moda: «La traccia più bella la lasci con i figli, ma se tu la lasci indipendentemente da quella che è la tua famiglia, crei una storia» – e ci resta nelle orecchie, quella voce di Franca.

lat2