L’aspetto di donne come Cindy Crawford o Claudia Schiffer aveva codificato le aspettative della gente comune. I denti bianchi, gli zigomi, i sederi tondi e le labbra. Lo stereotipo ricordava un cartone erotico: per le giapponesi un manga – gli occhi a mandorla come portoni romanici, sproporzionati sui tratti dei volti disegnati. Per definizione, lo stereotipo è il contrario della particolarità naturale. Nel 2018, Inditex è stato il gruppo con i profitti più alti nel settore tessile – holding di Zara e altri minori nello stesso target. A seguire LVMH e Nike, entrambi proattivi su diversi fronti in una conversazione tra abbigliamento di massa e brand di lusso. La forza dello stereotipo rimane imprescindibile, per il mercato.

L’impegno giornalistico di The Fashionable Lampoon è l’osservazione dell’evoluzione dello stereotipo: banalmente, sempre e ancora quanto diceva Meryl Streep in The Devil Wears Prada, parlando di una maglia che non è «just blue, turquoise, not lapis, it’s actually cerulean». Il copione di Meryl Streep semplificava a buon rendere come l’industria della moda – quella intesa come ricerca e speculazione estetica, di target e riferimento elitario – influenzi il commercio di massa con un ritardo di circa tre anni.

Questa moda – definibile sinteticamente come snob – si codifica nelle logiche di settore che proseguono la produzione pittorica secolare: una produzione che a tutti gli effetti porta avanti la visionarietà ritrattiva evoluta in questa civiltà fin dal Quattrocento. È il campo di lavoro per fotografi, stylist e modelle che segnano – oggi per l’elite, tra tre anni per tutti – quanto tutti vogliono in qualche modo, in ogni modo, possedere.

Il concetto di snob è argomento di digressioni del numero di febbraio 2019, mai esaustive. Non gioca con l’etimologia iniziale, trascurabile, quanto piuttosto avvalora un desiderio attuale di riserbo, reazione alla condivisione digitale che oggi potremmo indicare ammorbante per la massa popolare. Un riserbo che indica intimità, la voglia di non mostrare agli altri i propri vantaggi e favori: quanto sembrava simpatico su Instagram solo due anni fa, oggi suona semplicemente maleducato. Volendo qui soltanto introdurre un ragionamento sul concetto di snob imperniato su un desiderio ritrovato di riserbo, lo voglio sintetizzare con l’aggettivo Sincero.

La sofisticazione è silenziosa, la sensibilità lo rileva: il bello non è per tutti. La sincerità nell’essere se stessi e nel vivere la propria vita senza procedere nell’esigenza di apparire, crea un nuovo codice dedicato a quanto si mostra naturale – in una delle nostre copertine Nina è vestita da Hedi Slimane per Celine. Uno stile è composto da un insieme di rinunce. Semplicità che si contraddistingue in una costruzione, insegnava Mies van der Rohe.

L’orgoglio e la peculiarità dei difetti e dell’elemento inteso come bruttura, il valore di quello che appare errato è rilevante. Sincero codifica il rispetto, come ha saputo ripetere Slimane significa proteggere l’integrità degli altri. Riconoscere le qualità e le proprietà degli altri. Sui giornali si può dire tutto, anzi si deve – mentre ancora e sempre non bisogna piacere a tutti, anzi, non si deve (F.S.). L’Italia è in vendita – d’altra parte così è stata nella storia, ricorda Andrea Carandini. La buona borghesia, l’aristocrazia italiana – nessuna classe è stata capace, né prima né ora, di unire la terra più prolifera, più proficua e ricca del mondo. Siamo sempre stati divisi in fazioni, a farci la guerra tra di noi, lungo tutta la storia. Anche adesso c’è rivalità, sfida, diffidenza e il risultato è che da fuori arrivano e ci comprano.

Per-sona. Quando ero piccolo, avevo 15 anni, ero tra il pubblico ad ascoltare una lezione di Liliana Segre, sopravvissuta allo sterminio nazista, oggi senatrice a vita di questa nostra Italia. Per-sona: attraverso il suono, sonum. Contando su quello che dovrebbe esser un ablativo, la grammatica è labile e forse impropria, ma il concetto mi rimane in testa oggi come allora: persona significa attraverso il suono. Io esisto attraverso il suono della tua voce che mi sta parlando – e la tua voce, amore mio, è sincera.

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