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Già agli inizi del Novecento in Germania si era cominciato a parlare di existenzminimum, il concetto di soddisfacimento delle necessità primarie legate all’abitazione. Si ragionava, in termini progettuali, logici e razionali sui bisogni dell’uomo. Ottimizzare riducendo gli sprechi: è l’inizio dell’analisi ergonomica, dell’edilizia bioclimatica e del riuso dei materiali da costruzione.

Al padiglione del Regno Unito di Expo 2015 si vedevano file chilometriche a ogni ora per visitare Hive (‘alveare’, in inglese). Il progetto firmato da Wolfgang Buttress Studio raccontava il ruolo che gli alveari hanno nel nostro ecosistema e l’esempio di società in equilibrio che le api forniscono. La struttura di acciaio era posta in mezzo a un prato fiorito e ricordava la forma degli alveari costruiti in natura dalle api mellifere. Il suo monitoraggio era volto a trovare una soluzione di abitazione sostenibile per il futuro, partendo dall’importanza degli alveari nell’ecosistema.

Le api sono capaci di calcolare più velocemente di un computer la distanza minima tra il fiore e il favo; per depositare la cera scelgono di utilizzare l’esagono invece che il cerchio o il quadrato perché, a parità di perimetro, l’area dell’esagono è più ampia e permette di risparmiare il 9 per cento di cera. Le api pianificano, fanno di conto, percepiscono i profumi e vedono i colori, hanno una memoria, apprendono regole e modelli, riconoscono i volti, prendono decisioni. Quei meravigliosi insetti sociali che sono le api, così li definiva Rigoni Stern, oggi rischiano di estinguersi perché negli ultimi ottant’anni gli insetticidi hanno alterato la loro vita. Se scomparissero, chi impollinerebbe i fiori? Sappiamo che senza le api si presenterebbero problemi per le risorse alimentari, fino al luogo comune che indica la fine del mondo se le api sparissero.

Il 14 ottobre 1952 a Marsiglia si inaugurava l’Unité d’Habitation, edificio simbolo del dopoguerra, emblema del Razionalismo e delle teorie del Bauhaus. Nato come alloggio sociale, il progetto fu commissionato a Le Corbusier dal Ministero della Ricostruzione subito dopo la guerra. Le Corbusier definì quale unità di misura il Modulor – termine nato dalla fusione di module (modulo) e or (per rimando alla sezione aurea). Un Modulor corrisponde a 2,26 metri, ovvero a un uomo con il braccio alzato, ed era anche inteso come base per la duplicazione in serie.

Le celle delle api progettate secondo misure matematiche sono spazi intelligenti e ricordano il concetto di existenzminimum o di Modulor. Il rapporto tra umani e animali è argomento dibattuto e in particolare lo è quello tra api e architetti, ne parla Franco Marcoaldi in poesia: citami uno, tra mille architetti in grado di fare non un muro che sale, ma un muro che scende. Senza tanto strillare, le anonime api lo fanno da sempre. Attaccate al soffitto raggiungono il suolo rimanendo sospese al proprio cantiere e prive di metro, filo a piombo e compasso, disegnano esagoni di misure perfette, garantendo in tal modo – nel minimo spazio – il massimo numero di uguali cellette.

Hudson Yards Vessel, designed by Thomas Heatherwick

Appare come un alveare rovesciato nel centro di New York, l’Hudson Yards Vessel, il progetto di Thomas Heatherwick (lo stesso del contestato Pier55), situato all’estremità settentrionale della High Line. Forse è più simile a una scultura che a un’architettura: vista da vicino si delinea come un dedalo di scalinate escheriane alto 45 metri e composto da 154 corpi scala inanellati tra loro, che intersecandosi delimitano 80 piattaforme panoramiche da cui osservare la città. L’idea del designer era una struttura non da guardare ma da toccare, una scatola costituita da gradini e pianerottoli «come un palcoscenico gratuito per la città che formerà un nuovo luogo di ritrovo pubblico». È la matrice esagonale di base, ripetuta per 16 piani e quasi cinquanta metri d’altezza, ottenuta grazie a pezzi prefabbricati in acciaio e bronzo realizzati a Monfalcone, in provincia di Gorizia, a ricordare le celle di un alveare e le persone arrampicate sulle scale uno sciame d’api.

Entrando al numero 68 degli Champs-Elysées a Parigi – dove ha sede la casa Guerlain – il visitatore è accolto dall’installazione Vol des Abeilles, opera dell’artista scenografo Gérard Cholot: 35 api da miele con apertura alare di 65 centimetri, in acciaio inossidabile dorato. Allo stesso civico si possono comprare vasetti di miele che l’azienda produce a Orphin, dove nel 2010 sono stati installati dieci alveari. Procedendo nell’impegno per uno sviluppo sostenibile, nel maggio 2017 Guerlain ha lanciato la prima edizione delle Bee University, volta a sensibilizzare i giovani sulla protezione delle api.

La ricerca Guerlain stimola i meccanismi del processo di cicatrizzazione cutanea studiando la Pappa Reale francese e il Miele Puro dall’ape nera dell’isola Ouessant, dichiarata riserva della biosfera dall’Unesco. Guerlain lavora su quattro argomenti: bio-diversità, eco-design, riduzione delle emissioni di CO2 e responsabilità sociale. Entro il 2020 ogni prodotto lanciato sul mercato sarà eco-design. Il vetro impiegato per produrre l’iconico vasetto blu della linea Orchidée Impériale è già stato dimezzato, come anche la carta utilizzata per la confezione con un risparmio sulle emissioni di CO2 del 55%. L’obiettivo del marchio è diventare un’azienda a zero emissioni entro il 2028: per riuscirci dovranno coinvolgere ogni elemento della catena di produzione a partire dai trasporti, fino all’architettura degli stabilimenti.

L’insetto è al centro del lavoro della Maison fin dal 1853, quando Pierre-François-Pascal Guerlain crea per l’Imperatrice Eugenia, in occasione del suo matrimonio con Napoleone III, l’Eau de Cologne Impériale: un’Ape, simbolo dell’Imperatore, diventa l’emblema di Guerlain.

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