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Difficile immaginare una vita senza scrittura, per chi come me grazie a questa ci vive. Lo è anche accettare il fatto che nel mondo siano quasi 800 milioni le persone che non sono in grado di comprendere il significato di un testo scritto. Senza andare troppo lontano, nel nostro paese – anche tra voi che state leggendo –, quasi un individuo su tre legge ma non capisce: analfabeti disfunzionali che terminato questo articolo non saranno in grado di ricostruirne il senso.

In Italia a scuola ci si va per obbligo di legge, nessuno è privato dell’istruzione basica. La perdita della ‘capacità di comprendonio’ è causata dall’imbruttimento culturale del singolo, una scelta, non una costrizione, non una sventura, non un’ingiustizia. Volendoci concentrare solo su quel poco più di 20% che resta, e volendoci rivolgere a chi è in grado di comprendere, possiamo dire di essere noi davvero letterati? Di saper tenere in mano una penna, di saper rileggere gli appunti presi – io stessa confesso di no, ho taccuini pieni di scarabocchi che tutto sono tranne che frasi di senso compiuto –, di non perdere qualche volta delle ‘h’, degli apostrofi, degli accenti, di non cedere alla pigrizia, accorciando parole per risparmiare millesimi di secondo?

Che siano due adolescenti di Jakarta a chattare – vietato parlare – o due pensionati di Vigevano, tutti ormai abbiamo pollici e baci a forma di cuore da mandare. Perché perdere tempo a pensare come esprimere un concetto se un disegno già pronto può farlo per me? Non sappiamo più scrivere, non sappiamo più leggere, ma passiamo la vita a digitare e assorbire contenuti. In India, uno dei paesi al mondo con il tasso di analfabetizzazione più alto, nel 2016 sono stati registrati 70 milioni di nuovi abbonamenti a compagnie di telefonia mobile locali. Quell’anno, 5,2 miliardi di persone nel globo erano in possesso di uno smartphone – nel 2017 erano l’82% della popolazione mondiale, quindi approssimativamente 6,3 miliardi. Secondo una ricerca Deloitte i consumatori più giovani – dai 18 ai 24 anni – controllano il telefono 86 volte al giorno, sempre in India oltre 25 milioni di ragazzi, a quell’età, sono analfabeti.

Halfway to eternity at last

Avere accesso agli strumenti della comunicazione non vuol dire saper comunicare. Il punto è come prevenirne la deriva, arginare il pericolo di un mondo popolato da analfabeti iperconnessi e iperansiosi di comunicare. Come ridare legittimità ai sinonimi e ai contrari, come aiutare una figura retorica ad avere la meglio su una frase fatta, come far sì che l’aspirazione a riuscire a infilare una lettera dietro l’altra vinca la tentazione di rifugiarsi in un emoticon preconfezionato? Leggendo e scrivendo. Andando a scuola, anche quando questa si trova a chilometri di distanza, anche quando nostro padre, fratello, zio o cugino ci dice di stare a casa, di stare zitte, di non pensare. Parliamo alle ragazze, che nel mondo sono più di quel 20% che in Italia non soffre di analfabetismo disfunzionale e valgono molto di più la pena. Parliamo a 60 milioni di bambine che oggi non possono andare a scuola, private del diritto all’istruzione e prima ancora al diritto all’infanzia, spose, schiave, prigioniere.

Ragazze alle quali nessuno ha insegnato a scrivere il proprio nome. Per questo non hanno un’identità e diventano invisibili, mute, trascurabili. A difenderle ci sono le organizzazioni non governative, le fondazioni. Le aziende – in apparenza interessate a tutt’altro, ma spesso vicine a ciò che appartiene al mondo femminile. Lancôme nel 2018 ha lanciato la campagna #WriteHerFuture associando il suo nome a ong internazionali come CARE, che opera in 94 paesi del mondo e impegnandosi, in cinque anni, a investire almeno 2 milioni di euro per finanziare programmi di alfabetizzazione internazionale e sviluppare comunità di supporto locali. In Italia, la maison si è unita a ActionAid per contrastare la povertà educativa, un problema di cui ancora si parla poco.

«In un Paese come l’Italia, in cui il tasso di dispersione scolastica si attesta intorno al 14% e oltre 1 milione di persone in età scolare vive in condizione di povertà assoluta – ha dichiarato Elisa Visconti, responsabile del Dipartimento Programmi di ActionAidprogetti che puntano a rafforzare le comunità educanti, includendo studenti, genitori, insegnanti e il tessuto sociale dei quartieri e delle città sono necessari per affrontare il problema della povertà di relazioni, dell’isolamento, della carenza di servizi».

Lancôme supporta l’istruzione delle bambine e delle donne – gli studi confermano quanto un’azione in tale direzione abbia risvolti positivi. Il tasso d’istruzione femminile è un moltiplicatore dello sviluppo economico per qualsiasi Paese: una donna con un adeguato livello d’istruzione ha maggiori capacità nell’educare i propri bambini, che saranno a loro volta più propensi a ricevere un’istruzione – tutta la famiglia godrà di una salute migliore, con un abbassamento della mortalità infantile e una migliore alimentazione. Ogni anno di scuola in più a partire dalla secondaria può migliorare il reddito di una donna del 25% e una donna che ha ricevuto un’adeguata istruzione, è capace di dare una spinta all’attività produttiva di tutta la sua comunità, generando benefici collettivi.

«Sedermi a scuola a leggere libri è un mio diritto. Vedere ogni essere umano sorridere di felicità è il mio desiderio. Io sono Malala. Il mio mondo è cambiato. Io no» – è una delle frasi pronunciate da Malala Yousafzai, giovane attivista pakistana, vincitrice del Nobel per la Pace che nel 2012, a 15 anni, subisce un attentato dei talebani che le sparano tre colpi di proiettile in testa sull’autobus che la riporta a casa da scuola. Malala sopravvive e da allora diventa l’ambasciatrice della lotta per l’istruzione femminile nel mondo. Malala è anche la protagonista di una serie di libri dedicati alle lettrici più giovani e spesso viene accompagnata da altre figure fonte di ispirazione – scienziate, politiche, sportive. Donne che hanno contribuito a cambiare lo stato delle cose, a sovvertire le regole di una società patriarcale e maschilista.

Che fine hanno fatto Biancaneve e Wendy? Ci sono sempre, nelle librerie delle nostre di bambine, quelle fortunate, alle quali leggevamo prima ancora che nascessero, che a sei mesi sanno sfogliare le pagine di un libro senza romperlo e a uno scelgono loro cosa ascoltare la sera prima di addormentarsi. Hanno solo accettato di rimanere al loro posto, che è quello della fantasia e dei sogni d’oro, degli incantesimi sciolti con un bacio e dei viaggi notturni. Poi arriva la mattina, i libri sparsi sul pavimento, la luce che entra dalle persiane e le nostre bambine si svegliano, saltano su un monopattino vestite da Spiderman e sfrecciano sui marciapiedi sporchi delle nostre caotiche città, perché è di questo che il mondo e le altre bambine come loro, ma meno fortunate, hanno bisogno.