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«Ogni volta che lavoriamo a un progetto ragioniamo come se dovessimo costruire un set cinematografico», Alberto Biagetti parla di Stanley Kubrick, che quando cominciò a lavorare a 2001: Odissea nello spazio contattò scienziati, progettisti, designer d’interni e di mobili, ingegneri e consulenti di design industriale di IBM – ai tempi, la prima azienda informatica al mondo, «per immaginare la forma che avrebbero avuto gli oggetti del futuro, per capire dove andava il mondo, dove la scienza, e come rappresentarla. La soluzione di design proposta da Kubrick è popolata di oggetti funzionali, ma che allo stesso tempo trasmettono l’idea di uno spazio mentale, psicologico».

Il duo di Atelier Biagetti – Alberto Biagetti e Laura Baldassari – ha realizzato un tavolo per la nuova collezione Objets Nomades di Louis Vuitton presentata come ogni anno al Salone del Mobile di Milano. Il pezzo si chiama Anemona Table. Alberto e Laura sono i primi designer italiani a prendere parte al progetto della Maison francese – dopo, tra gli altri, Maarten Baas, i fratelli Campana, Marcel Wanders.

«Il risultato è l’oggetto meno nomade che si possa immaginare», racconta Alberto riferendosi al concetto per un Objet Nomade, la cui matrice è lo spostamento, il design di mobili disposti al viaggio, a una vita in trasporto. «Il tavolo è un oggetto statico – ma se ci pensi, il tavolo è anche il simbolo dell’incontro, anche nel fraseggio comune, quasi un luogo comune: quando si dice sedersi a un tavolo significa incontrarsi per parlare, confrontarsi, trovare soluzioni, arrivare a decisioni, comporre nuove direzioni. La destinazione di ogni nomade». Laura è un’artista visiva, con un trascorso di cantante d’opera: «Dove si crea il senso di convivialità – stare insieme, ascoltare, mescolarsi – se non attorno a un tavolo?». Alberto, architetto e designer, sorride spesso. «Oggi siamo concentrati su quello che succede nel mondo digitale. Nel nostro lavoro, la sfida è ritrovare un equilibrio tra un mondo in continuo cambiamento e le nostre abitudini, gli oggetti che utilizziamo ogni giorno».

Mandala Screen designed by Zanellato/Bortotto for Louis Vuitton Objets Nomades. Ph. Roberto Patella

Il nome Anemona Table si ispira ai fondali marini, mentre la scelta del blu nei dettagli è un riferimento al Mausoleo di Galla Placidia, «un simbolo della nostra città» – Laura e Alberto sono originari di Ravenna. Il mare è il primo degli spunti che li ha portati a sviluppare l’idea di viaggio, di nomadismo. «Ravenna è stata uno dei porti cardine dell’Impero romano d’Oriente e d’Occidente. Abbiamo riflettuto su cosa volesse significare per noi il paese d’origine – la famiglia. Ci siamo chiesti cosa possa valere, per un nomade, il punto di partenza – forse niente, forse qualcosa da tralasciare – in ogni caso, l’inizio di un viaggio, un punto fermo: un tavolo». Entrambi non nascondono il loro accento romagnolo e mi mettono a mio agio.

Teatrale è l’impianto che Atelier Biagetti allestisce con Anemona Table. I concetti di tradizione italiana e di classicità sono riproposti attraverso la scelta dei materiali e la costruzione dei volumi. Ispirato alle scenografie classiche, l’utilizzo del cuoio produce un movimento che è allo stesso tempo morbido e rigido, «come nei drappeggi dei dipinti caravaggeschi. Utilizziamo la pelle per la matericità organica del cuoio. Il riferimento ai materiali utilizzati da Louis Vuitton è presente, ma la nostra è una scelta che si collega al concetto di contatto fisico».

Atelier Biagetti vuole definire una dimensione legata sì alla fisicità, ma anche alla sfera mentale. Il design è una disciplina, prevede l’interazione tra il corpo e l’oggetto, con cui si attiva un rapporto dinamico: «Una sedia può ricordarti un luogo, una persona, un momento di vita vissuta. Può attivare una serie di elementi che prescindono dalla funzione originaria. Che ruolo ha il corpo nel momento in cui tutto si dissolve all’interno di un monitor, sullo schermo di uno smartphone?».

Le immagini del volume Money, Sex, and Body Building (pubblicato l’anno scorso da Atelier Biagetti) sono infarcite di riferimenti contemporanei: Cremaster di Matthew Barney, le nurses di Richard Prince, Physicalism di Sterling Ruby. «Il libro è diviso in tre parti: la prima, Body Building; la seconda No Sex e la terza  God. Su questi tre concetti si sviluppa l’estetica del ‘gratta e vinci’: il fashion, l’idea di bellezza, di trasformare il proprio corpo in maniera ossessiva».


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