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Palazzo Davanzati si trova al 13 della centralissima via di Porta Rossa a Firenze. Trecentesca dimora della famiglia omonima, ancor oggi è praticamente intatto. Le ultime modifiche di quella che nasceva come casa-torre medievale, modificata in seguito in dimora del primo Rinascimento, sono remote, risalgono al 1838. Entrando nel museo, comincia un viaggio dentro epoche perdute, in particolare nella Firenze repubblicana, retta politicamente da un’oligarchia di banchieri e grandi mercanti, prima della definitiva presa di potere medicea e dell’instaurarsi di una signoria di fatto poi evoluta in forma dinastica. La residenza patrizia, decorata con affreschi e grottesche, ospita il Museo della Casa Fiorentina Antica e custodisce tra le altre opere la Madonna con il Bambino recentemente attribuita al giovane Filippo Brunelleschi, una terracotta invetriata della bottega dei Della Robbia e arredi dal Quattordicesimo secolo fino ai primi dell’Ottocento. Di rilievo anche la collezione di ricami e merletti dal Quindicesimo al Ventesimo secolo, di produzione toscana e non.

È quest’ambito a costituire l’humus della mostra Bellezza e Nobili ornamenti nella moda e nell’arredo del Seicento, a cura di Benedetta Matucci e Daniele Rapino, che rimane aperta fino 13 aprile 2020. Il punto di partenza dell’esposizione è la recente acquisizione da parte del Museo del Bargello per Palazzo Davanzati, di un raro e inedito corpus di disegni per ricami e merletti, passato per un’asta milanese nel 2018, che si può datare alla metà del Diciassettesimo secolo: centodue carte ad inchiostro, cui se ne aggiungono tre a grafite e sanguigna, attribuibili almeno nella maggior parte dei casi allo stesso autore, Giovanni Alfonso Samarco da Bari, disegnatore di provenienza meridionale, i contorni della cui identità e parabola creativa restano tuttora sconosciuti. 

I disegni, minuziosi ed evocativi nel loro horror vacui barocco, sono arricchiti da contaminazioni estetiche e stilistiche eterogenee, da citazioni orientali e islamiche. Trame di arabeschi minuti a tema floreale e geometrico, una fiction di motivi animalier e allegorie. Sono proprio i disegni di Samarco, l’asse portante intorno al quale ruota l’itinerario espositivo, articolato in differenti Wunderkammern, che si snoda tra pianterreno e primo piano di Palazzo Davanzati. I cartoni preparatori che raffigurano grandi colletti, fregi ricamati e bordure, in un gioco speculare sono posti a confronto con abiti, accessori, dipinti e sculture, con libri, gioielli, paliotti tessili o in scagliola, tessuti e con merletti e ricami della raccolta del museo o provenienti da altre istituzioni e da collezionisti internazionali. 

«Si possono riconoscere decine di modelli per punte di rifinitura di colletti – osserva Daniele Rapino, uno dei curatori –, di polsini e manichetti, anche per fazzoletti, tovaglie e grembiuli. Ci sono i bordi che si applicavano agli scolli delle camicie femminili e maschili e a quelle vesti liturgiche dette ‘rocchetti’, che si possono ammirare in tanti ritratti di Justus Suttermans, come quello – qui esposto – del sedicenne principe Valdemaro di Danimarca, che porta un collare piatto a bavero dalle punte a merletto a fuselli, vicino ai repertori del modellario di Bartolomeo Danieli. Il dipinto venne eseguito durante il soggiorno fiorentino del giovane presso la corte dei Medici. I merletti, segno di distinzione aristocratica, si impongono nelle tele di Rubens e van Dick, del Baciccio o dell’anversano Jacob Ferdinand Voet, che immortalò dame romane al culmine della stagione barocca. Si possono ritrovare nei busti marmorei di Bernini, di Ercole Ferrata e nell’opera plastica di Giuliano Finelli. Ne dà un’idea verosimile il ritratto di Vittoria Bulgarini, del caravaggista francese Nicolas Régnier, dove spicca un colletto inamidato di grandi dimensioni sostenuto da un’armatura metallica, quanto il busto di Maria Cerri Capranica, seconda versione di quello assegnabile ad Alessandro Algardi, al Getty di Los Angeles. Il colletto dalle punte arrotondate, incornicia un collier di perle al quale è appeso un medaglione inciso, legato da un nastro».

Il rapporto vis-à-vis con pittura e scultura, aiuta a capire questa mostra, dove sono rappresentate tutte le tipologie predominanti nella realizzazione di stoffe e ricami lungo il Seicento. Modelli di broderies pronti per essere affidati a mani abili a utilizzare ago o fuselli e per impieghi ancora diversi, suggeriti da note esplicative scritte a mano. Motivi molto simili si manifestano nel paliotto della Madonna del Letto, risalente al 1601, già in Santa Maria delle Grazie a Pistoia. Sul fondo in raso avorio prendono vita ricami floreali a girali in seta policroma e fili metallici, tra cui appaiono, bruchi, farfalle e aggraziati uccellini, che si richiamano alla narrazione naturalistica di Jacopo Ligozzi. Nel paliotto in scagliola di ambito carpigiano, proveniente dalla collezione di Bianco Bianchi a Firenze, una grafica composizione in bianco e nero, risulta perfetta l’imitazione di una bordura a merletto quale cornice superiore. Moderna a livello estetico è la scarpa femminile, affilata e dal tacco sottile inclinato, databile all’ultimo quarto del Seicento, in raso scarlatto e rivestita da un’alveare di merletto a fuselli, realizzato con filati d’oro e d’argento. Una calzatura che farebbe invida a Manolo Blahnik o a Christian Louboutin. 

Effetto haute couture per la piccola borsa dei primi del secolo Diciassettesimo, con ogni probabilità di manifattura inglese. Una sweet bag a sacchetto tempestata di broderies dorate, la cui forma e ricercatezza lasciano supporre che dovesse contenere doni, monete, gioielli, pomander e profumi, oppure incensi, reliquie e minuscoli tomi sacri, se era destinata a un esponente del clero. I gioielli sono in special modo pezzi estrapolati dalle collezioni del Tesoro Granducale – al Museo degli Argenti di Pitti – e da quella del Bargello. «Testimoniano – aggiunge Daniele Rapino, Curatore Responsabile del Museo di Palazzo Davanzati – quanto i monili dell’epoca fossero conformi, per approccio stilistico e nel ripetersi di repertori geometrici e floreali, alle tendenze di merletto e ricamo più in voga nella medesima epoca». 

È a forma di ramo fiorito la spilla di manifattura siciliana della seconda metà del Diciassettesimo secolo. Una chiave rappresentativa e ornamentale che sigla l’ornamento per abito con perle e un diamante incastonato, accessorio fiabesco di origine austriaca. Lasciata la sala madornale, si entra nei due ambienti più raccolti, dove  vetrine e cassettiere custodiscono il patrimonio di merletti e ricami appartenente a Palazzo Davanzati. Vi è stata ambientata la sezione concernente l’arte tessile. Da Milano, la Milano vicereale spagnola, magnifica, corrotta e stracciona, narrata dal Manzoni ne I Promessi sposi, arriva il cuscino ricamato in argento dorato filato e riccio su base di raso, accostato a un lampasso di seta lanciato con coppie di aquile e pavoni, incorniciati da foglie, tralci e simboliche melagrane. Impressiona, anche per la piccola dimensione, il giubbone di una divisa del Bargello che data tra la fine del Cinquecento e i primi del secolo successivo: taffetà marezzato con inserti di merletto a fuselli sulle maniche, in vita, sulle spalle e sul dorso inferiore, del tipo a ‘falsatura e punta’. 

Il fasto era il linguaggio primario che esprimevano questi abiti, che venivano smontati e rimontati una generazione dopo l’altra, visto il costo e la difficile reperibilità dei tessuti artigianali e la ricchezza delle lavorazioni impiegate con largo dispendio di tempo. Per questo sono così pochi gli esemplari d’epoca oggi ancora integri giunti fino  a noi. Anche nell’intimità domestica, le classi sociali più elevate, sebbene praticassero una scarsa igiene personale, non rinunciavano mai al lusso. Ecco una camiciola da donna in seta rossa, oro e argento, prestito dal Museo Stibbert, e i guanti nuziali in pelle chiara prodotti nelle Fiandre, con fascia brodé sui polsi dove si succedono emblemi d’amore e figurazioni benauguranti, con voti di prosperità e di prole numerosa. Non mancano tessuti che giungono dal Museo Civico d’Arte Moderna e dalla Raccolta Franchetti al Bargello. I libri coincidono con un ulteriore aspetto di quest’arte sofisticata e paziente. Una linea editoriale di vasta eco che ha origine ai primi del XVI secolo grazie a l’Esempio di reccammi di Giovanni Tagliente e che si sviluppa fino a metà Seicento, con le pubblicazioni di Bartolomeo Danieli. Tra i volumi autentici o riprodotti in anastatica che si possono vedere a Palazzo Davanzati, il raro Libro dei lavorieri di Aurelio Passerotti e la ristampa contemporanea  della Corona delle virtuose donne, di Cesare Vecellio, cui Giovanni Alfonso Samarco certamente ha guardato in cerca di ispirazione.


Bellezza e Nobili ornamenti nella moda e nell’arredo del Seicento

Firenze, Museo di Palazzo Davanzati
7 dicembre 2019 – 13 aprile 2020