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Nel 1973 Ettore Pistoletto aveva 75 anni: andò in scena a Torino una mostra titolata Padre e figlio organizzata Gian Enzo Sperone – la sola occasione in cui i due artisti furono presenti insieme collaborando al progetto. Nel 2008, quando il figlio Michelangelo raggiunse la stessa età di 75 anni, andò in scena sempre a Torino una nuova mostra per ricordare la prima di Sperone: Ettore e Michelangelo, i coetanei. Michelangelo avrebbe sempre utilizzato il padre come strumento di conoscenza.

In questi mesi, una mostra si collega a queste due precedenti, con un titolo che sottolinea lo stesso discorso: Ettore Pistoletto | Michelangelo Pistoletto, Padre e Figlio. Le nature morte del padre entrano in dialogo con i quadri a specchio del figlio: in uno di questi ultimi, i genitori sono ritratti di schiena, mentre al centro di una seconda tela c’è serigrafato il volto di un bambino, Michelangelo all’età di tre mesi ritratto dal padre. «Non si rimane affacciati allo specchio per guardare il mondo, ma ci si gira per dargli le spalle» dice Michelangelo.

La mostra attuale prende vita in luoghi differiti, a Biella e nei dintorni. In città, il giardino all’italiana di Palazzo Gromo Losa è un giardino protetto – laddove nella lingua persiana, giardino protetto è indicato con la parola Paradiso. Qui, Michelangelo Pistoletto presenta la sua recente opera Abbraccio all’Infinito, una scultura abitabile in acciaio, alta tre metri e larga quasi sette. All’intersezione di due ellissi è collocato Metrocubo d’infinito, opera storica del 1966 costituita da superfici opache ma specchianti verso l’interno che portano al culmine la possibilità di rifrazione. Per entrarci, il visitatore deve esercitare una pressione su una linea di sbarre flessibili disposte verticalmente che muovendosi emanano suoni armonici. La struttura ricorda una gabbia, una prigione – un dovere. Si tratta di «lasciare un’eredità ai padri» – un vecchio aforisma di Michelangelo Pistoletto.

Ettore Pistoletto Olivero, Autoritratto, 1973. Ph. D. Andreotti

Ettore Pistoletto (1898 – 1981) nacque a l’Arnodera, borgata del comune di Gravere in Val di Susa. Sin da bambino disegnò e dipinse, autodidatta. Attratto dai generi del paesaggio e del ritratto, all’uso del pennello preferì la spatola. Ettore era sordo, racconta suo figlio Michelangelo: «Lo diventò a otto anni per una meningite. Cominciò a guardare il mondo più che sentirlo. In classe, forse era la terza elementare, mentre la maestra spiegava, mio padre non sentiva e capitava che ricopiasse l’affresco di una Madonna. Da allora, nella nostra famiglia si è privilegiato l’occhio». Nel 1923, Ettore Pistoletto si presentò in un’esposizione collettiva alla galleria d’arte Monteu di Torino. Si spostò a Biella dove incontrò il conte Ermenegildo Zegna – il quale nel 1929, gli chiese di lavorare nella vicina Trivero a un’opera per la sua casa di famiglia. Il conte Zegna voleva decorare una tettoia che aveva trasformato in portico da interno chiudendolo con verande liberty: vi si entrava (così tutt’oggi) attraversando il giardino, tra le geometrie di un campo per il gioco delle bocce. Il Conte commissionò al giovane Ettore Pistoletto un ciclo di graffiti che rappresentassero i passaggi della lavorazione della lana: fu un lavoro lungo due anni, un racconto sulla lana dalla lavatura alla tessitura, passando per tosatura, battitura e cardatura, tintura, filatura, ordinatura, e così discorrendo. L’Arte della Lana nel Medioevo – il titolo. Nell’opera, si riconoscono i due protagonisti: il committente Ermenegildo nei panni di Francesco Datini un mercante pratese, pioniere del capitalismo moderno; l’artista Ettore nelle fattezze di un mercante comune. «Qui a Trivero, Ettore incontrò anche una giovane pittrice in erba, Livia Fila – aggiunge Anna Zegna – divenne sua moglie e la madre di suo figlio Michelangelo».

Oggi in mostra a Casa Zegna, sulle pareti intorno a una nuova edizione di Metamorfosi (l’opera di stracci divisa da uno specchio) sono esposti altri dipinti a cui Ettore lavorò nel 1952: questi raccontano la costruzione, nelle sue fasi, di una strada denominata Panoramica Zegna, e compongono un ciclo di quattordici tele, realizzati ad olio en plein air. Nel ‘52 Michelangelo aveva 19 anni, era dotato di patente e faceva da autista al padre che non poteva guidare a causa della sordità, lo accompagnava in giro per la valle aspettandolo durante le sedute di pittura. La Panoramica Zegna collega Trivero salendo la Valle Cervo. Fu voluta da Ermenegildo, racconta ancora Anna Zegna: «il nonno si era immaginato quella strada. Ogni domenica, ben vestito con camicia, cravatta, cappello e bastone, la disegnava camminando i sentieri della valle, fino a quando la fece realizzare». In quegli anni le strade erano costruite per ragioni militari, per unire i paesi – Panoramica Zegna fu tra le prime a essere concepita con un fine di piacere, si potrebbe dire turistico ma sarebbe fuori luogo. La primaria ragione della Panoramica era poter offrire ai suoi viandanti una vista, un percorso di suggestione, lo spettacolo della natura. Oggi la Panoramica si integra con l’Oasi Zegna, un parco naturale esteso per più di cento chilometri quadrati – un altro antico progetto del Conte: sul pendio triverese e correndo l’alta vallata del Sessera, Ermenegildo diede inizio a una forestazione che avrebbe portato mezzo milione di conifere a trasformare una montagna brulla in un giardino.

Michelangelo Pistoletto nacque a Biella nel 1933. La sua formazione artistica iniziò all’interno dello studio del padre dove lavorava anche al restauro di tele pittoriche. «Sono passati centinaia di quadri, di tutti i tempi, su cui c’erano talvolta problemi conoscitivi da risolvere per affrontare il ripristino nella maniera corretta. Mio padre voleva che dipingessi, ma io avevo deciso che non avrei mai fatto il pittore se la pittura era quella. Mio padre faceva paesaggi e nature morte e voleva che facessi quelle cose lì. Gli ho detto che non le avrei mai fatte», ricorda Michelangelo. Nel 1998, in una ex manifattura laniera di Biella, Michelangelo Pistoletto ha dato luogo a una sua fondazione che avrebbe preso il nome di Cittadellarte. Oggi, visitandola, lo sguardo si posa su un muro, dove si legge un manifesto: Cedere una parte di me stesso a chi desidera cedere una parte di se stesso. Entrando, l’osservatore si ferma poi davanti a un’infilata di stanze. Se si rimane dritti sull’asse, i passaggi tra una stanza e l’altra sono allineati – sul muro finale uno specchio riflette il corridoio che sembra proseguire nel gioco ottico. Non è possibile distinguere dove sia posto, questo specchio. Guardando meglio, si nota che sopra ogni passaggio si legge la parola Figlio: a un certo punto la parola Figlio si trasforma nella parola Padre – quando lo specchio inizia a riflettere ciò che è scritto sull’altro lato dello stesso passaggio.


Padre e Figlio
Ettore Pistoletto Olivero e Michelangelo Pistoletto
a cura di Alberto Fiz, fino al 13 ottobre 2019


La mostra prende luogo in tre sedi:

Palazzo Gromo Losa – Corso del Piazzo 22-24, Biella
Cittadellarte – Via G. Serralunga 27, Biella
Casa Zegna – Via Guglielmo Marconi 23, Trivero


La mostra è stata realizzata con il sostegno di:

Fondazione Cassa di Risparmio di Biella

Cittadellarte Fondazione Pistoletto

Fondazione Zegna