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La divina arte del biondeggiare, ovvero di schiarire le chiome, si praticava attraverso misture a base di limone o vere e proprie tinture per capelli. Tre le sfumature di biondo alla moda: il biondo fiorentino, il biondo alla napoletana, e il biondo veneziano. Il coazzone, la lunga treccia che si vede nel ritratto di Bianca Sforza realizzato dal Da Vinci, era fatto con reti e stoffe profumate. I capelli d’oro di Lucrezia Borgia, cantati da Pietro Bembo, le donavano fama di ‘bella’ – nonostante il suo viso avesse fattezze tutt’altro che regolari. Milano era tra i centri occidentali più attenti alla cura dell’aspetto. Alla corte di Ludovico il Moro, sappiamo che Leonardo ricopriva più ruoli: scienziato di corte, maestro cerimoniere. Tra le molte attività, si dedicava alla creazione di fragranze – o refragranze, come scriveva, che hanno il potere, come la musica, di riportare in vita la memoria dell’esperienza. 

Leonardo Da Vinci cosmetologo e profumiere alle corti rinascimentali. Le sue ricette per fare i capelli da neri a gialli o per creare odori soavi sono raccolte nel Codice Atlantico, oggi custodito nella Biblioteca Ambrosiana di Milano. A raccontarlo è Maria Pirulli, ideatrice della mostra Leonardo genio e bellezza, presentata a Bologna durante Cosmoprof, a Venezia a Palazzo Mocenigo (il museo del profumo realizzato dalla famiglia Vidal) e a Milano presso la Casa degli Atellani – in questa dimora storica appartenente a Ludovico il Moro, Leonardo soggiornò quando dipinse L’Ultima cena

In occasione della mostra è presentato il profumo di Leonardo, creato per Accademia del Profumo dal naso Emilie Coppermann – della casa essenziera Symrise. È un profumo senza nome, contenuto in una scatola nera, senza etichette e senza marchio. Non è in vendita: un pezzo da collezione. Il brief per la realizzazione della fragranza era stato dato a tutte le case essenziale aderenti ad Accademia, di cui otto hanno accolto la sfida. Il vincitore è stato scelto tramite un test in blind. Una fragranza senza sesso e senza tempo, priva della tradizionale struttura piramidale che differenzia le note olfattive in testa, cuore e fondo. Un corpo legnoso, la quercia come principale ispirazione, con radici profonde e rami che tendono al divino, illuminata da semi di angelica e vivacizzata da bacche rosse. Il sentore dell’incenso ne conferma il misticismo.

Il flacone è un poliedro scuro e cristallino che rappresenta gli angoli della personalità di da Vinci – l’imperfezione dell’umano contrapposta al cerchio sottile e perfetto del tappo. Leonardo scriveva da destra a sinistra perché temeva che l’inquisizione ecclesiastica scoprisse i suoi studi scientifici e anatomici e lo condannasse per eresia. Sotto al tappo del profumo, un rebus – Codice Forster 1 – cela il nome della fragranza. Il flacone dagli angoli levigati si può appoggiare da qualunque lato senza che si rovesci, la scatola racchiude nella sua struttura le informazioni relative alla lavorazione. «Tutte le aziende coinvolte nella creazione, nel design e nel lancio della fragranza hanno partecipato al progetto a titolo gratuito», spiega Ambra Martone, presidente di Accademia del profumo (questo di Leonardo è il suo primo progetto nella nuova carica). «L’Italia è tra i primi paesi per lavorazione dei profumi. Abbiamo le materie prime: il bergamotto di Calabria, l’iris di Toscana, la violetta dell’Emilia, vari tipi di lavanda. I grandi gruppi vengono qui per la produzione –ma per mancanza di una cultura specifica, il lavoro delle aziende rimane dietro le quinte». Accademia del profumo nasce nel 1990 col fine di accrescere la cultura in campo olfattivo. Ogni anno premia i migliori profumi lanciati sul mercato.

Leonardo pragmatico e Leonardo visionario. Alla profumeria giunse mettendo in relazione i suoi studi di botanica con quelli sulla distillazione, precursori della chimica. Studiando la diffusione del profumo dei fiori nell’aria fu il primo a ipotizzare l’esistenza dell’ossigeno. Per le sue essenze Leonardo impiegava la lavanda, i fiori d’arancio amaro, e il gelsomino – simbolo di purezza, studiato, analizzato e poi riprodotto nell’Annunciazione. Studiò il vapore acqueo, creando prototipi di motori a vapore – i capelli della Testa di Leda riprendono un movimento circolare derivante dagli studi leonardeschi sull’acqua. Con il Rinascimento l’antropocentrismo metteva da parte l’ossessione per la modestia e il pudore che caratterizzavano il Medioevo: divino è bello e bello è perfetto – un concetto già esplorato nell’antica Grecia. Beatrice d’Este dettava mode alla corte degli Estensi permettendo anche alle donne non maritate di acconciarsi i capelli. Isabella d’Este inventò la capigliara, un’acconciatura fatta di stoffe e capelli posticci. Caterina Sforza utilizzava i suoi studi scientifici per la creazione di oltre sessanta ricette tra creme, lozioni, cosmetici ed elisir. Caterina de’ Medici seduceva la corte di Francia coi profumi della sua Firenze. Lisa Gherardini, la dama de La Gioconda, diffuse l’utilizzo della bava di lumaca nella cosmesi naturale. Carnagione d’avorio, occhi neri, sopracciglia sottili, gote e labbra rosate, naso minuto, fronte alta e capelli lunghi, folti e dorati: questo l’ideale di bellezza del periodo. La scarsa igiene estendeva l’utilizzo dei profumi non solo alla pelle ma anche ai vestiti, ai calzari e alle capigliature. 

«Lolfatto è il nostro istinto più antico, non mediato dalla ragione. Ci può portare vicino alla spiritualità – continua Ambra. «Le tecniche di lavorazione e gli strumenti dell’alchimista sono molto simili a quelli del profumiere». Come enunciava nel suo Trattato della pittura, Leonardo non concepiva la bellezza come ostentazione sociale, ma come specchio della personalità. Lo immaginiamo a distillare piante e fiori, a creare profumi, oli e lozioni, esteta consigliere delle dame di corte che gli attribuiscono il soprannome di Mago. Sommerso di flaconi e alambicchi che ancora oggi si trovano nei moderni laboratori di profumeria.

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Ambra Martone

Erano gli inizi degli anni Cinquanta quando a Milano, Vincenzo Martone fondò Marvin, azienda specializzata in farmaci ed antibiotici che presto si sarebbe diversificata sviluppando prodotti per la cura della pelle. Nel 1975 Roberto Martone succedeva al padre Vincenzo e iniziò a creare profumi per brand italiani. Nasceva ICR – Industrie Cosmetiche Riunite. È una storia che su Lampoon abbiamo raccontato in una conversazione con le sorelle Ambra e Giorgia (link interno), terza generazione oggi alla guida di ICR insieme al padre Roberto – è l’azienda numero uno in Italia e numero due in Europa per sviluppo, produzione e logistica di fragranze e cosmetici selettivi. Ambra Martone rappresenta la terza generazione della famiglia. Dopo la laurea alla Bocconi e i training olfattivi a New York e l’esperienza nel settore della profumeria internazionale, Ambra ha fondato il marchio di profumeria artistica LabSolue, rendendo omaggio alla tradizione farmaceutica dell’azienda di famiglia. Cura le attività del Magna Pars, il primo Hotel à parfums nel mondo situato a Milano in via Tortona, dove un tempo sorgeva la Marvin. È la prima donna presidente di Accademia del profumo, aperta al futuro. Il nuovo in profumeria: l’attenzione alla sostenibilità e l’interesse crescente alla profumeria definita di nicchia – che tale non è più, dato che ricopre quasi il cinquanta per cento del mercato. Spesso è la profumeria artistica a fornire una maggiore trasparenza circa la produzione e il sourcing delle materie prime. Se all’estero ci sono marchi come Le Labo e Diptyque, che dalla nicchia sono passati al mainstream mantenendo intatta la loro natura e indipendenza, in Italia si fa fatica a valorizzare le piccole realtà – che pur non avendo alle spalle i grandi gruppi e i grandi numeri del lusso, sono ai massimi livelli in termini di creatività, tecnica e utilizzo delle risorse naturali.

Profumo e opera d’arte 

Il primo esempio di racconto olfattivo risale a quindici anni fa, con il ‘profumo di Caravaggio’ realizzato dal naso di Laura Tonatto. Il Suonatore di Liuto è un dipinto realizzato nel 1595 – oggi esposto all’Hermitage Museum di San Pietroburgo. Incornicia sensualità ed elementi naturali nel gioco di luci e ombre che è tipico della pittura rinascimentale. Il fanciullo protagonista del quadro, il suonatore, è stato di volta in volta identificato col pittore siciliano Mario Minniti, amico del Caravaggio, col giovane castrato spagnolo Pedro Montoya, all’epoca cantore della Cappella Sistina, e col Caravaggio stesso. La bocca socchiusa, le labbra carnose, le mani bianche che accarezzano le corde dello strumento, esaltate dalle nature morte che circondano il soggetto – fiori, frutti e musica. Ogni elemento ha caratteristiche definite – il giovane con gli occhi scuri, le sopracciglia marcate e gli zigomi alti; il liuto con le piccole crepe, la pera sul tavolo con le screziature marroni della buccia. Un quadro multisensoriale, fatto per parlare ai cinque sensi. Nel 2005, Laura Tonatto reinterpretava la tela dal punto di vista olfattivo ‘decifrandone’ l’odore nascosto. Caravaggio dipingeva a partire da modelli reali – alla base della creazione del profumo c’è l’idea di riprodurre gli odori presenti nella sua stanza, sfruttando i suggerimenti olfattivi nascosti nel quadro. I fiori – iris, margherita, gelsomino, foglie d’arancio, rosa canina e rosa damascena – e i frutti – fico, prugna e pera. Ad arricchire, le note olfattive della cera e dei legni. 


Leonardo genio e bellezza è la mostra progettata da Cosmetica Italia, Accademia del profumo e Cosmoprof, una rappresentazione per celebrare uno dei più grandi geni italiani e il suo contributo al mondo della cosmetica

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