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91.256 sono gli alberi piantati in tutto il mondo da SAYE, due per ogni paio di scarpe vendute. Il progetto, avviato a marzo 2018 su Kikstarter, inizialmente si chiamava Wado – è diventato SAYE per un problema di omofonia con un marchio tedesco. SAYE significa say yes, say yes to change, to eco change. Dopo il primo mese di campagna su Kikstarter hanno iniziato a produrre le prime 7.000 paia, raccogliendo più di 360.000 euro e diventando il progetto di moda spagnolo che ha ricevuto il maggior finanziamento di sempre sulla piattaforma. Circa un mese fa è stato lanciato l’e-commerce. Marta Llaquet è CEO e co fondatrice del marchio. «Grazie al crowdfunding – racconta –  abbiamo trasformato un progetto in una società: oggi siamo otto persone che lavorano a tempo pieno, impegnati solo nella riforestazione – ma abbiamo deciso di produrre le nostre scarpe nel modo più possibile sostenibile».

Producono tutto in Portogallo, appoggiandosi a fabbriche artigianali che conoscono. I materiali delle sneaker: il cotone usato è organico, certificato GOTS (Global Organic Textile Standard, che prevede che almeno il 95% delle fibre siano organiche). Le suole sono realizzate con un mix di gomma naturale (30%) e gomma sintetica (70%) – utilizzare solo gomma naturale creerebbe dei problemi di produzione: è un materiale troppo flessibile per essere lavorato e le suole risulterebbero anche più scivolose e meno durevoli. Per la soletta interna utilizzano il Poliuretano recuperato dagli scarti di produzione degli pneumatici nelle fabbriche europee, che verrebbe altrimenti gettato via. Il rinforzo del tallone e della parte frontale, che sono due elementi rigidi, vengono prodotti recuperando le piastre d’avanzo di termoplastica, a cui viene aggiunto fino al 35% di trucioli di legno recuperati dall’industria carpentiera.

«Per realizzare il nostro progetto di riforestazione – continua Marta – abbiamo avviato una ricerca delle Organizzazioni non governative che si occupano di questi obiettivi. Abbiamo scelto We Forest, che si impegna affinché siano le comunità locali a occuparsi direttamente della riforestazione, avviando parallelamente dei progetti educativi. Per noi non significa solo piantare degli alberi nelle aree del nostro Pianeta che ne hanno più bisogno, ma anche rafforzare le comunità locali che dipendono dalle foreste, offrendo loro degli strumenti per sostentarsi e proteggere le foreste».

We Forest è un’organizzazione non governativa fondata nel 2009 da Bill Liao e Marie-Noëlle Keijzer. Oggi sono attivi in dodici Paesi in tre continenti. Il loro obiettivo è di trasformare 250mila ettari di paesaggio forestale entro il 2021, ristorando 25mila ettari di foresta, piantando circa 25 milioni di alberi e insegnando le migliori pratiche di Forest and Lanscape Reforestation (FLR) nei diversi ecosistemi, per arrivare all’adozione di uno standard internazionale. We Forest raggiunge i suoi obiettivi grazie alla collaborazione con le aziende, che diventano sponsor e partner del progetto – dalle startup alle multinazionali. Ognuna di esse è inserita in un elenco sul loro sito dove è possibile vedere esattamente in quale area e come si sia ingaggiata e con quali risultati.

L’impegno di We Forest non è solo legato all’intervento diretto di riforestazione. Hanno avviato una task force internazionale nel 2017, composta da esperti governativi, ONG e comitati di ricerca, per realizzare una cornice di riferimento e degli strumenti per la FLR che permettano di massimizzare concretamente il risultato degli sforzi di riforestazione. La FLR è un processo che mira a ristorare l’integrità ecologica e a migliorare il comportamento umano nelle zone che hanno perso la copertura forestale, la qualità forestale e le risorse forestali che sarebbero invece fondamentali per il sostentamento delle comunità che lì vivono. Per quanto oggi esistano linee guida e strumenti per orientare il processo di generale ristorazione dei paesaggi forestale, quello che manca sono gli stumenti con cui meccanizzarlo sul territorio.

«Ogni mese piantiamo alberi – continua Marta –, ci mandano report dettagliati su tutto quello che sta succedendo là. Ogni mese ci dicono quali sono i Paesi con il bisogno più forte di riforestazione. La prima volta ci hanno indicato l’India – abbiamo piantato i nostri primi 14mila alberi. Poi è stato il turno dello Zambia. We Forest insegna alle comunità come tagliare gli alberi in modo che si rigenerino». In Zambia, tramite We Forest, hanno affiancato la comunità Miombo – 800 famiglie di contadini. Oltre alla formazione sulla gestione forestale, hanno ricevuto delle cucine a basso consumo e dei sussidi per piantare alberi da frutta. Le donne sono state istruite ed equipaggiate per coltivare dei vivai domestici. Dall’inizio della collaborazione sono stati piantati 31.380 alberi, la maggior parte dei quali da frutta. Parallelamente, hanno aiutato i contadini a creare delle reti con le compagnie private locali – per esempio, produttrici di miele – finanziando l’installazione di alveari su alcuni degli alberi piantati.

Nel nordest dell’India, lo stato di Meghalaya è chiamato ‘il posto più bagnato della Terra’. Qui, We Forest lavora con una federazione di undici governi indigeni e settantacinque villaggi Khasi per ristorare le aree delle foreste. Attraverso la formazione di gruppi di agricoltori, gli abitanti dei villaggi vengono sostenuti nell’avvio di imprese sostenibili e nel loro sviluppo economico. Cercano di trovare diverse attività per garantire il sostentamento che non siano legate ad azioni che danneggiano le foreste, come la creazione di mine, il pascolo eccessivo o il disboscamento per far spazio a campi agricoli. Anche qui stanno installando cuociriso e cucine con consumo efficiente per 3500 famiglie. 

«Abbiamo scelto di iniziare dalle scarpe perché ne sono sempre stata appassionata – lo stesso vale per i miei due soci, Lizzie Sabin e Damian Augustyniak. Nel 2020 vorremmo lanciare anche una linea di abbigliamento, magari iniziando da cappelli e calze».


Saye

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