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Domenica 24 novembre a Siracusa era previsto che mille piante di leccio venissero interrate per creare il Bosco delle Troiane. A causa del maltempo l’iniziativa, che prevede la piantumazione di 6000 alberi per la creazione di foreste urbane e periurbane, sarà posticipata. Il progetto ne prevede 24 nel centro abitato: un nuovo albero ogni bambino nato o adottato nei comuni con più di 15mila abitanti – come per la legge 10 del 2013. Nella città siciliana, fino allo scorso giugno, andava in scena il riadattamento delle Troiane di Euripide, per la scenografia di Stefano Boeri.

La tragedia del 415 a.C. inizia dove in genere un dramma greco termina, con la catastrofe: Troia è stata conquistata, gli uomini che la difendevano massacrati, le donne superstiti sono prigioniere e aspettano di essere distribuite tra i vincitori. La trama è statica: non può accadere niente, perché è già avvenuto tutto. Anche gli dèi sono lontani e indifferenti alle sorti dei vinti, si preoccupano di riaffermare il loro potere contro i vincitori. «Stolto è l’uomo che distrugge città» – dice Poseidone all’inizio del dramma – «perché uccidendo gli altri è se stesso che condanna alla rovina, col tempo». La rovina attenderà le navi achee, partite cariche di bottino. Boeri ha messo in scena un bosco di alberi uccisi da una tempesta, tronchi spezzati che coprono il suolo. Il riferimento è alla tempesta di Vaia.

Tra il 26 e il 30 ottobre 2018, solo in Friuli, in 72 ore sono caduti 900 millimetri di pioggia – quelli che cadono mediamente a Milano in un anno. Lo Scirocco soffiava fino a 213 chilometri all’ora – poi gli anemometri sono volati via. 42.800 ettari di bosco sono stati rasi al suolo, 8,5 milioni di metri cubi di legname abbattuto – quantità che di norma si raggiunge in sette anni. Per lo più, abeti rossi e bianchi. 494 Comuni coinvolti in quattro regioni diverse – Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. L’istituto meteo della Libera Università di Berlino ha l’incarico di dare un nome alle aree di bassa o alta pressione che attraversano l’Europa. Il nome può essere acquistato e personalizzato – 199 euro più iva per la bassa pressione, 299 più iva per l’alta pressione. Il signor Jakobs, manager di un gruppo multinazionale, ha regalato alla sorella Vaia per il suo compleanno il titolo di bassa pressione che ha presieduto le nostre latitudini verso fine di ottobre 2018 (prima di sapere quale sarebbe stata l’intensità del maltempo). 

Gherardo Chirici, professore del dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali dell’Università di Firenze, ha coordinato per conto del Ministero il gruppo di lavoro incaricato di stimare i danni della tempesta Vaia. Ritiene che in gran parte derivino dalle superfici boschive tutte uguali, volute così e realizzate tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento. Gli abeti rossi sono stati piantati per lo più dopo la Seconda Guerra mondiale, hanno apparati radicali superficiali che non si ancorano profondamente al terreno. Sono rimasti in piedi faggi e larici. Secondo Alessandro Wolynski, responsabile dell’Ufficio di Pianificazione, Selvicoltura ed Economia Forestale della Provincia autonoma di Trento, il costo per la riforestazione artificiale totale dell’area dopo Vaia si aggira attorno ai 100 milioni di euro – scelta non praticabile, non solo per i limiti economici. Seguendo una rinnovazione spontanea, la natura recupera spazio attingendo dai boschi limitrofi. L’intervento dell’uomo, rispondendo a esigenze idrogeologiche e di sicurezza, sarà mirato a quelle aree  in cui è necessario ripristinare la protezione dalla caduta di massi, valanghe o frane, per un terreno non più compattato da alberi. Larice, faccio, abete bianco e abete rosso riforesteranno queste aree. 

Negli ultimi trent’anni in Europa sono stati quattro gli eventi più distruttivi di Vaia: risale al 1990 la tempesta Vivian, che ha atterrato 70 milioni di metri cubi di legno; nel 1999 Lothar & Martin ne ha abbattuti 240 milioni di metri cubi; Gudrun, nel 2005, 75 milioni; Kyrill, nel 2007, 66 milioni. È difficile calcolare con esattezza l’interazione dei cambiamenti climatici con la tipicità della foresta negli effetti distruttivi di Vaia. L’estate del 2018 è stata più calda della media, con un conseguente riscaldamento delle acque del Mediterraneo. Lo Scirocco che soffiava dall’Adriatico a circa 100 chilometri all’ora ha incontrato il Maestrale, più freddo e violento, che ha girato sopra gli Appennini precipitando sull’Adriatico e schiacciando lo Scirocco verso l’alto e verso le Alpi orientali – si è trovato a passare per un imbuto più stretto, che ne ha raddoppiato la velocità per l’effetto Venturi. Per Vaia, il problema più rilevante è stato il vento.

Quando il vento supera una certa soglia di velocità – spiega Renzo Motta, del dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino – i fattori strutturali degli alberi (altezza, specie, diametro, coefficiente di snellezza, struttura del popolamento) non riescono a opporre una forza di resistenza sufficiente a contrastare quella dall’aria. C’è una soglia al di sotto della quale un’attenta gestione forestale può limitare i danni: 94-100 chilometri orari per il singolo albero, 150 chilometri orari per i boschi più resistenti. Nell’atterraggio delle foreste sotto il vento di Vaia, l’effetto domino. Gli schianti da vento, nel caso di Vaia, possono portare alla pullulazione di bostrico – parassita tipico degli abeti rossi, che si attacca e riproduce nel legno malato o già morto e durante le infestazioni si espande anche ad alberi sani – o alla diffusione di incendi.

Ci vorranno almeno tre anni per recuperare tutti gli alberi atterrati – la maggior parte dei quali si trova ancora dov’è caduta. Le ditte di boscaioli sono per lo più medio-piccole, equipaggiate per la gestione di una quota più bassa di legname – solo nella provincia di Trento si parla di tre milioni di metri cubi di legna abbattuta, contro una media di 500 mila metri cubi all’anno: non hanno strumenti e persone sufficienti per gestire queste quantità in tempi ristretti. Hanno chiamato in supporto tagliatori europei, ma i loro patentini non sono validi in Italia: ne hanno dovuti prima conseguire di nuovi nelle regioni. Da un lato, la fretta affinché la legna non diventi inutilizzabile, dall’altro la logica di mercato: la grande offerta ha abbattuto i prezzi. La legna si vende in due modi: in piedi o a strada. In piedi significa che il proprietario del lotto di bosco si affida per l’esbosco alla ditta interessata all’acquisto di legname – pre-Vaia il prezzo medio era di 60 euro al metro cubo. A strada significa che è lo stesso proprietario a occuparsi, con mezzi propri, delle operazioni, vendendo il legname in piazzali di accatastamento o, appunto, a (bordo) strada – pre-Vaia 90-95 euro al metro cubo. Dopo Vaia, in piedi si vende a 25 euro al metro cubo, a strada 65.  

Fabio Ognibene vive da sempre nella val di Fiemme. È amministratore unico di Ciresa Srl, che produce casse di risonanza per strumenti musicali (in questi boschi Stradivari veniva a scegliere il legno per i suoi violini). Ha parlato con l’autorità forestale e coordinato i proprietari boschivi della valle per intervenire nella catena di raccolta e salvare il ‘legno delle musiche’. Ha lanciato un crowdfunding con restituzione del denaro prestato. Da novembre 2018 a giugno 2019 ha raccolto oltre 2000 metri cubi di tronchi da risonanza, già messi a dimora. Il 50% dell’investimento è stato coperto dal crowdfunding. Questo legno verrà trasformato, nei prossimi cinque anni, in 15mila tavole armoniche per pianoforti, 20mila pezzi di liuteria per chitarre, violini e violoncelli e 2000 arpe da concerto.

Il PEFC (Programma per il riconoscimento di schemi nazionali di Certificazione Forestale) ha attivato il progetto Filiera Solidale PEFC, sistema che segue e certifica il legname proveniente dalle piante abbattute da Vaia lungo  una filiera solidale fino ai consumatori e ai cittadini. Monitora la qualità e controlla la presenza del bostrico. L’industria italiana del legno (che include quella del mobile, della carta e del riscaldamento, con un fatturato di 4 miliardi nel 2018) è la prima in Europa. Nonostante l’Italia abbia una percentuale di territorio coperto da foreste superiore a quella di Francia o Germania (il 36,4%, undici milioni di ettari, secondo il Rapporto Nazionale sullo stato delle foreste e del settore forestale), importa l’80% del legname, soprattutto da Austria, Francia, Svizzera o Germania. Il PEFC, con questo programma, chiede alle pubbliche Amministrazioni, alle associazioni e alle organizzazioni di utilizzare il legno abbattuto dalla tempesta Vaia nella costruzione e manutenzione di opere pubbliche e private, inserendo nei capitolati d’appalto delle premialità per chi utilizza il legno di Vaia, certificato Filiera Solidale PEFC. Hanno chiesto che il loro legno venga utilizzato per i lavori delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.

«Abbiamo deciso di dare per un’ultima volta a quelle piante morte il diritto a essere presenti, erette, ancora nobili entro la geometria classica del palcoscenico del Teatro Greco» – racconta Boeri a proposito della propria scenografia per le Troiane – «poste di fronte a un doppio pubblico: quello degli umani sulle gradinate e quello degli alberi dietro al palco. Quello sciame di alberi schiantati, trasportato a Siracusa e portato sul palcoscenico, percorso dai corpi e dalle voci delle donne troiane disperate e furiose, è diventato un bosco senza vita di colonne lignee: eretto, seppur impietosamente decimato. Nobile e ordinato, seppure destinato a una nuova vita nella falegnamerie siciliane. La verità è che oggi una tragedia che viene dalle profondità del tempo non smette di ricordarci le follie degli uomini; e che questa tragedia viene messa in scena forse nel primo momento nella storia dell’umanità in cui i tempi lunghissimi di evoluzione del pianeta sembrano coincidere con le nostre scelte quotidiane e metterci di fronte alle nostre responsabilità di distruttori di equilibri naturali. Il viaggio, l’ultimo, degli alberi schiantati dalle foreste della Carnia ai boschi siciliani; il ponte simbolico, appena nato, tra i forestali friulani e isolani; il coinvolgimento del pubblico per creare un nuovo bosco dedicato alle protagoniste della tragedia di Euripide, sono anche un segno di speranza; o quantomeno di consapevolezza della nostra perdurante sordità di fronte alle voci che ci arrivano da una tragedia messa in scena, la prima volta, 2500 anni fa».


La Fondazione Inda, l’assessorato all’Agricoltura, allo Sviluppo rurale e alla Pesca mediterranea della Regione Sicilia, il comune di Siracusa e il Comitato Aria Nuova durante le rappresentazioni hanno donato a ogni bambino presente in teatro una piantina di leccio, da piantare, nell’area alle spalle del Palazzo di Giustizia.

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