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A ridosso della sfilata di settembre e a margini di folla, Miuccia Prada rispondeva ai giornalisti: raccontava di essersi chiesta se fosse il caso di presentare una nuova collezione in un momento in cui le persone (della società del consumo) non solo possiedono troppo, ma devono imparare a possedere di meno – in palio la salvezza del pianeta. «We want to talk more about style than fashion, about a way of wearing things» diceva la signora, secondo quanto riportava Alexander Fury per Another Magazine

Una digressione su cosa sia la differenza tra moda e stile potrebbe dar vita a libri – io mi limito a introdurre un numero dedicato alla Manifattura e una nuova linea editoriale di Lampoon concentrata su un concetto di Crafted – in italiano si traduce con artigianale, ma in realtà indica un valore diverso. Crafted sta per qualcosa creato con le mani, forgiato con ingegno, realizzato con abilità, elaborato, ripensato, ricercato: uno sforzo di capacità produttiva che oggi racconta non solo quello che le mani sanno creare, ma quanto l’uomo con ogni risorsa a sua disposizione – con ogni chimica, fisica, fabbrica, genio, innovazione – sappia concretizzare. In sintesi, Crafted – mi permetto di tradurre con Manifattura

«In this moment where everything is excess — too much fashion, too many clothes — I tried to work it so the person is most important», riprendeva la signora Prada, secondo le righe di Tim Blanks per BoF: «more simple, less useless stuff». Prada sottolineava come la collezione volesse essere prima di tutto semplice. In inglese è stata usata anche la parola naive. La semplicità di Prada era da intendere come un messaggio per un ritorno all’essenzialità dei costumi e quindi dei consumi. 

Uno stile è lo studio di come i capi vogliano apparire a secondo di come siano mescolati e indossati: che siano golf di un armadio in soffitta, pantaloni corti comprati al mercato. Lo stile è come questi pezzi risultano a seconda di un atteggiamento proposto. Quasi sempre, le prime uscite di una sfilata vogliono raccontare lo stile di riferimento: per Prada quest’anno, appunto, una donna semplice con una polo bianca e una gonna al ginocchio. La signora Prada che manda in passerella uno stile montato con capi così semplici, vale un invito per il pubblico ad andare da Uniqlo o da Zara o da aziende di fast fashion, comprarsi una polo bianca azzurrognola e una gonna al ginocchio, semplici, per un totale di 120 euro e seguire uno stile semplice.

La mediaticità di una sfilata permetterà al fast fashion di produrre gli elementi per uno stile semplice in neanche un mese, mentre i pezzi presentati dalla casa di moda appariranno nei negozi l’anno prossimo. Il motivo per il quale oggi il settore tessile è critico per l’argomento sostenibile ricade sulle aziende che immettono nel mercato quantità di pezzi (producendo con questionabile considerazione sostenibile) in tempi ridotti. Se una casa di moda presenta abiti semplici, concede vantaggio al fast fashion. 

Oggi, la manifattura è argomento di moda perché se il prodotto tessile è realizzato grazie a un’abilità manifatturiera superiore e come tale indirizza il mercato, il fast fashion perde vantaggio. Dopo il punto sulla semplicità, la signora Prada ammetteva di essere ancora troppo innamorata della moda per rinunciare alle sue complicazioni – quel disordine intellettuale e sartoriale che distingue il suo segno e che abbiamo ritrovato in alcune delle uscite successive. Parallelamente a Parigi, dopo il consueto stile della ragazza francese con stivale nero, minigonna, camicia bianca slacciata, blazer nero over, Saint Laurent mandava in passerelle ricami, texture, roughness, che per solo farne campione ci vuole il budget di un’azienda rodata nei decenni – modelli difficili da pensare al ricalco, figurarsi inventarli. Le spalle sagomate, alte sopra la fisionomia umana, forti di resistenza per volumetrie, sono argomento di taglio, di torsione della fibra, di tessiture che possano dare consistenze, di cuciture anche termosaldate – si vedono da Louis Vuitton, da Versace, certamente da Balenciaga.

In questo numero di Lampoon, e secondo questa nostra nuova linea editoriale, raccontiamo il Crafted dai più diversi punti di vista: considerando l’importanza del distretto locale quasi più importante della manifattura stessa, fino alla differenza concettuale e attuale tra arte, artigianato, design. La manifattura è, oggi più che mai e nel futuro, il senso della moda intesa come ragionamento estetico immersa nel valore sociale e commerciale dell’industria. 

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