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Siamo nel 1985: quindici anni appena ci separano dall’inizio di un nuovo millennio, esordiva Italo Calvino nell’indicare i valori letterari per il millennio a venire. Per l’anno accademico 1985-1986 era stato invitato dall’Università di Harvard a tenere le Charles Eliot Norton Poetry Lectures, un ciclo annuale di lezioni a tema libero. Sostenitore dell’importanza della costrizione per il lavoro letterario, per Calvino la scelta del tema diventò una specie di ossessione. Lo raccontava la moglie Esther nella nota introduttiva alle conferenze, mai tenute e pubblicate postume sotto il titolo Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio. La morte lo colse nella casa di Castiglione della Pescaia prima del viaggio in America. 

Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità: i cinque valori suggeriti da Calvino in quelle lezioni dettano il ritmo degli spazi che Van Cleef & Arpels dedica alla sua prima mostra di alta gioielleria in Italia, in corso a Palazzo Reale, Milano, fino al 23 febbraio. Promossa dal comune di Milano Cultura e Palazzo Reale e prodotta in collaborazione con la Fondazione Cologni, l’esposizione è a cura di Alba Cappellieri, che insegna Design del gioiello e dell’Accessorio al Politecnico di Milano e dirige il Museo del Gioiello di Vicenza. 

Van Cleef & Arpels nasce nel 1906 in Place Vendôme, a Parigi. Calvino ebbe a definirla un’immensa enciclopedia (Eremita a Parigi, 1994). Paris sera toujours Paris, recita il disegno di una scatola risalente al 1940, dagli archivi Van Cleef & Arpels. «Una delle capacità di Van Cleef & Arpels – racconta la curatrice della mostra – è stata saper rappresentare un periodo frammentario come il Ventesimo secolo, interpretare lo Zeigeist ma anche incarnare il valore eterno della bellezza e, al tempo stesso, il potere effimero della seduzione. La prima domanda che mi sono posta è stata: quali elementi possono essere efficaci per decodificare il rapporto tra Van Cleef & Arpels e il tempo? Ho trovato la risposta nelle Lezioni americane di Italo Calvino. Ai cinque valori dello scrittore ne ho aggiunti altri cinque, che riflettono il DNA della Maison: Parigi, l’esotismo e le intersezioni con la danza, la moda e l’architettura. L’esposizione si conclude con l’omaggio a due tematiche cardine di Van Cleef & Arpels: l’amore e la natura». 

I fratelli Arpels viaggiarono in Egitto, Libano, Cina, Thailandia, Cambogia, Giappone, India. Ne scaturivano tavolozze cromatiche, forme e citazioni: il bracciale d’ispirazione egiziana, del 1924 – platino, zaffiro, rubini, smeraldi, onice e diamanti –, la collana di smeraldi incisi, appartenuta alla principessa indiana Begum Salimah Aga Khan. Il tempo e l’esotismo. Una boccetta di profumo, del 1958, è fatta di oro giallo, con turchesi, rubino, zaffiri. Il tempo è sottrazione di peso: la leggerezza, rivoluzione formale nel passaggio dall’Art Nouveau all’Art Deco. Nella gioielleria è possibile grazie ai progressi tecnici: i tagli delle pietre, la lavorazione del platino, più leggero dell’oro, l’ammagliatura e l’articolazione degli elementi. La Collerette del 1928 aveva la flessibilità di un tessuto. Nel 1923 inizia la collaborazione con René Sim Lacaze, protagonista dell’Art Deco, in tandem con Renée Puissant fece la storia di Van Cleef & Arpels, la storia della gioielleria di quegli anni. «Nella sala dedicata alla leggerezza – racconta Alba Cappellieri – è esposto un bozzetto degli anni Venti, Belle de Jour. È rimasto un disegno per circa ottanta anni quando nel 2006, in occasione del centenario dalla fondazione della Maison, Van Cleef & Arpels ha realizzato un’intera collezione di Alta Gioielleria Trésors Révélés dedicata a delle creazioni concepite a partire dagli anni Venti fino agli anni Sessanta».

La rapidità è possibile sulla scorta del tempo lungo, un gesto veloce per anni di tecnica e apprendimento. Nel secolo della motorizzazione, Van Cleef & Arpels sviluppa l’orologeria decorativa: un orologio indossato come pendente, del 1912, in platino, smalto, pietre naturali e diamanti, poi l’orologio segreto Ludo Tourniquet, nascosto in un bracciale d’oro giallo con rubini e diamanti, del 1937, l’orologio cassetto stile Luigi XVI, del 1960, e l’orologio portamonete in oro giallo e platino con diamanti, del 1961. C’è il tempo della visibilità, il valore che per Calvino s’identifica con la capacità di visualizzare: fate, castelli, animali fantastici, unicorni. L’esattezza esaltata da Calvino – Mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile, scriveva nelle Lezioni – è simboleggiata nella clip Peonia, del 1937, in platino e oro giallo, con rubini, diamanti e l’incastonatura invisibile Serti Mystérieux: «Molti gioielli – continua Alba Cappellieri –, seppur progettati quasi un secolo fa, hanno un gusto contemporaneo. Pensiamo a quelli realizzati con il Serti Mystérieux, l’incastonatura invisibile brevettata da Van Cleef & Arpels nel 1933, che rappresenta una delle poche innovazioni della gioielleria di tutti i tempi. La superficie è continua e omogenea, conferisce alle gemme la pienezza del colore e la pittorica morbidezza della forma»

Nel 1933 Charles Arpels inventò la Minaudière, una borsetta da sera in grado di contenere piccoli oggetti come un portasigarette, un orologio cassetto, una boccetta di profumo, un pennello da trucco, un rossetto. La Minaudière Marguerite, del 1950, è fatta di oro giallo e bianco e diamanti. La Minaudière Rosa selvatica, con fibbia rimovibile e trasformabile in clip, del 1938, è in oro giallo e rubini Serti Mystérieux. Il tempo e la molteplicità guidano verso le intersezioni: con la danza, la moda, l’architettura: «L’intersezione con discipline quali la moda ha portato alla nascita di pezzi come la collana Zip, che combina le competenze orafe con la funzionalità della cerniera industriale inizialmente utilizzata per le uniformi dei soldati americani». Fu realizzata nel 1950, con gli stessi denti e ingranaggi di una zip ma in oro e pietre preziose, il vocabolario della passamaneria e della moda applicato all’estetica del gioiello.

Dell’incrocio con l’architettura è emblema la spilla Circle, in platino e diamanti, del 1931. Bracciali, necessaire, lampade e svuotatasche riflettono le evoluzioni architettoniche dell’Art Deco, del modernismo, del Post Modern. Il set design dell’esposizione è curato dalla designer americana Johanna Grawunder, specializzata nel medium della luce – dall’illuminazione a larga scala alle installazioni cromatiche, dall’architettura per interni alle collezioni di luce per la Galleria Carpenters Workshop. Il contrasto tra luci e ombre – movimenti creati da Johanna Grawunderesalta l’artigianalità dei pezzi, li mette in dialogo con le sale dell’appartamento dei Principi e le sale degli Arazzi di Palazzo Reale. 

Video in cui gli artigiani Van Cleef & Arpels raccontano il  sapere tecnico da cui nascono le creazioni di gioielleria sono proiettati nella mostra. «Il panorama orafo è estremamente complesso e popolato da diverse figure professionali – spiega Alba Cappellieri, che è anche Direttrice del corso di alto perfezionamento in Design del Gioiello al Politecnico di Milano –, dai designer e progettisti che partono dalla ricerca preliminare – quella che al Politecnico di Milano chiamiamo metaprogetto – fino allo sviluppo del concept, ai modellisti, orafi, incastonatori, gemmologi e altri artigiani indispensabili per la realizzazione dei prodotti, seppure, con l’innovazione tecnologica, gli attori siano diventati variabili».

Se mi mancasse il tuo amore tutta la mia vita mi si sgomitolerebbe addosso, scriveva Calvino in una lettera a Elsa de Giorgi. La Maison nacque dal matrimonio tra Alfred Van Cleef, figlio di un tagliatore di pietre, ed Estelle Arpels, figlia di un mercante di pietre preziose. Alfred aprì la prima boutique al 22 di Place Vêndome assieme ai fratelli di Estelle, al piano terra dell’edificio storico dell’Hôtel de Ségur. Lo spazio dell’amore si snoda intorno a collezioni come Romeo e Giulietta, Non ti scordar di me e Viola del pensiero. Qui si trovano la collana Barquerolles in oro giallo, smeraldi e diamanti, del 1971, appartenuta a Elizabeth Taylor, e la tiara trasformabile in collana in platino, oro bianco e diamanti indossata dalla Principessa Grace di Monaco per il matrimonio della figlia Carolina con Philippe Junot, nel 1978. Nelle stanze della natura – declinata come botanica, flora e fauna – compaiono pezzi iconici della Maison: la clip Oiseau de Paradis, del 1942, in oro giallo, platino, rubini, zaffiri e diamanti, che richiamava i colori della bandiera francese evocando al contempo l’esotismo sviluppatosi in reazione al secondo dopoguerra, la clip Cinque Foglie appartenuta alla Callas, e ancora il bracciale Rose in platino, onice, rubini, smeraldi e diamanti con cui Van Cleef & Arpels vinse l’Exposition di Parigi del 1925, quella che segnò l’inizio dell’Art Deco. 

C’è un altro valore cui Calvino progettava di dedicare l’ultima delle sue lezioni, l’avrebbe scritta una volta arrivato ad Harvard. Avrebbe dovuto intitolarsi Consistency, un riferimento a Bartleby di Herman Melville.