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Il cacao utilizzato per la produzione del cioccolato Amedei proviene da 9 piantagioni, riscoperte, curate e rimesse in produzione dall’azienda toscana. Le nove varietà di cacao confluiscono in Tesoro di Famiglia, il blend numero 9 di Cecilia Tesseri. Cioccolato fondente, dai sentori di agrumi e mandorla dolce tostata, che sintetizza la storia di Amedei e il legame della fondatrice con le sue radici. Una famiglia – vi si resta per continuare un’opera o la si rifugge per trovare una propria diversa identità.

Stop 2 – Punta Ala

Un tributo al risveglio della natura e dei sensi, lo stesso espresso dal contrasto tra la frutta e fiori di Acqua Fiorentina, come un’alba estiva in Toscana. 

Fino agli inizi del Novecento a Castiglione della Pescaia, nella Maremma toscana, i ragazzi facevano il bagno in mare di nascosto. Era convinzione generale che immergendosi in acqua si potesse contrarre la malaria. La parola maremma nasce in origine come nome comune, con la prima lettera minuscola, per indicare una regione paludosa in prossimità del mare.  In tali condizioni, la presenza di tomboli e dune impedisce ai corsi d’acqua di sfociare, portando alla creazione di paludi e acquitrini. La maremma più vasta sul territorio italiano, in cui imperversava la malaria, era l’area costiera che comprendeva la Toscana del sud e il Lazio occidentale. Questa zona prese quindi il nome di Maremma, con la lettera iniziale maiuscola. Prima della scoperta del plasmodio della zanzara anofele, le credenze popolari attribuivano la diffusione della malattia tanto all’acqua di palude, quanto a quella di mare. Durante l’estate, nei giorni più caldi, a Castiglione della Pescaia, i ragazzi, noncuranti dei rischi per la salute e delle conseguenze nel caso in cui i genitori li avessero scoperti, si tuffavano in mare. 

Alla fine degli anni Venti Italo Balbo, politico e aviatore italiano sotto il regime fascista, in volo a bordo del suo idrovolante sopra la Toscana, avvista la punta del golfo di Follonica. Il promontorio ha l’aspetto di un’ala distesa sul mare. Le carte geografiche dell’epoca indicavano la zona come Punta Troia – la leggenda vuole che la femmina di un cinghiale, per sfuggire ai suoi cacciatori, si fosse gettata in mare assieme ai suoi piccoli. Italo Balbo, sceso a terra, in groppa a un mulo inizia l’esplorazione di Punta Troia e rimane colpito dalla natura selvaggia e ancora incontaminata. Decide di acquistarla. L’area di settecento ettari faceva allora capo al Cottolengo. Dopo il passaggio di proprietà, Balbo si stabilisce sul luogo e per prima cosa decide di cambiarne il nome – non si addice ai possedimenti di un alto gerarca fascista. Il promontorio di Troia divenne Punta Ala, per la sua conformazione, e l’isolotto vicino, conosciuto come Troia Vecchia, diventano Lo Sparviero. Gli scogli tra questo isolotto e la Punta rimangono I Porcellini.

L’aviatore dà avvio ai lavori di ammodernamento della neo Punta Ala. Il processo di sviluppo della regione va avanti per circa quarant’anni, fino alla nascita nel 1973 del porto, che ne decreta la fortuna in termini turistici. A Castiglione della Pescaia, Italo Balbo fa abitualmente il bagno in mare, con lo stupore degli abitanti locali. Il comune è oggi, a quasi un secolo di distanza dall’epoca in cui immergersi in mare era un atto proibito, oltre che una meta vacanziera, la seconda località balneare italiana grazie alla qualità delle sue acque e delle sue spiagge.
Carlo Gallia aveva diciassette anni quando lasciò la famiglia e iniziò a girare l’Europa per apprendere l’arte del forestiere. A 31 anni viene nominato direttore dell’Hotel Carlton di Londra, fondato da César Ritz assieme allo chef Auguste Escoffier e considerato l’albergo più lussuoso del mondo. Sono i primi anni del Novecento e la sua carriera di albergatore è appena cominciata. Vent’anni dopo, a Milano, prende in mano la gestione del Grand Hotel Continental in via Manzoni, di fronte al museo Poldi Pezzoli, e nel 1932 inaugura l’Excelsior Hotel Gallia, accanto alla Stazione Centrale. Nonostante le difficoltà iniziali – da un lato, le centinaia di treni che partono e arrivano ogni giorno generando rumore e fastidi per gli ospiti, dall’altro, negli anni Trenta la zona è ancora periferica nel contesto urbanistico milanese. Nel 1963, dopo l’apertura di una struttura a Cervinia, i figli di Carlo – Costantino, Luigi, Eugenio, Rina e Vittorio –, che avevano  raccolto l’eredità del padre dopo la sua scomparsa nel 1944, avviano una nuova attività alberghiera: a Punta Ala. 

Il Gallia di Punta Ala è una costruzione la cui moda riporta agli anni in cui fu pensata: uno stile che negli anni fu deprecato, che oggi torna docile e carico di estetica attuale. Le linee e le geometrie formano un disegno che dialoga con l’ambiente in cui si trova: rigore architettonico contro morbidezza collinare, pendii morbidi e pini marittimi per una grafica naturale. Aree verdi, aiuole: i viali dell’hotel si presentano come un’estensione della vegetazione circostante, composta da lecci, querce da sughero, rosmarino, cisti, lentisco, corbezzolo, aglio selvatico, ginestra ed erica, oliveti. A cinquecento metri dall’edificio centrale, la spiaggia di sabbia rivata è protetta dalla pineta litoranea che garantisce l’ombra naturale. 
Alberi, cespugli e distese di fiori circondano la piscina all’aperto di venticinque metri. A due chilometri dall’hotel, il Golf Club Punta Ala è un campo da gioco di 6168 metri. Un percorso a diciotto buche. Uno dei primi campi da golf realizzati in Toscana, fu progettato negli anni Sessanta dall’architetto Giulio Calvasani, giocatore di golf nel tempo libero. La luce naturale illumina gli spazi, arredati in stile toscano antico, classico o moderno, che si ritrova nei casali rurali della regione: colori della terra, legno rustico, pavimenti in cotto, tessuti e fibre naturali come il lino o il cotone. 


La via del cioccolato – Chapter 2

Acqua Fiorentina

Gallia Palace

Via delle Sughere

58040 Punta Ala (Gr), Italia

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