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Text Rocco Moliterni

 

«Il progetto è nato cinque anni fa, ed era il risultato di una ricerca che avevo avviato al master di management della London School of Economics. All’inizio si trattava di una piattaforma esclusivamente on line dove invitavamo artisti a mostrare le loro opere»: così Eugenio Re Rebaudengo,  trent’anni, capelli e leggera barba rossa, racconta gli esordi di Artuner, la sua creatura che ormai si è inserita a pieno titolo nel mercato dell’arte internazionale. Eugenio ha respirato arte fin dall’infanzia: sua madre è Patrizia Sandretto, collezionista e mecenate, anima dell’omonima fondazione torinese e tra breve anche madrilena. «L’idea era di riuscire a realizzare qualcosa che si differenziasse nel grande mare delle proposte online: chiunque si senta artista posta e vende le sue opere. Mi sembrava importante offrire una bussola per orientarsi: noi ti consigliamo quali sono i cinque artisti cui vale la pena di prestare attenzione in questo momento».

Con il tempo Artuner si è trasformata in una piattaforma ‘ibrida’. «Abbiamo pensato di offrire un’opportunità  di visione delle opere, così dopo il primo anno abbiamo organizzato mostre itineranti, senza avere uno spazio fisico  preciso o una città o un Paese di riferimento. Oggi proponiamo tra le cinque e le otto mostre all’anno in città e luoghi sempre differenti. La base rimane Londra, ma ad esempio durante Artissima abbiamo portato i nostri artisti in un palazzo del centro storico di Torino». E iniziative analoghe sono state realizzate a New York, Berlino, Parigi e anche sull’isola greca di Sifnos. «Le più recenti a Bruxelles dove  Paul Kneale, trentenne canadese che vive a Londra, ha avuto modo di presentare i suoi ‘scanner paintings’». Gli artisti sono di generazioni diverse, si va da personaggi affermati a poco più che esordienti. «Mi piace l’idea che si crei un dialogo tra figure come Ed Ruscha o Rebecca Salter e giovani alle prime armi. In tutto in questi anni sono più di cento gli artisti cui abbiamo offerto una vetrina».

La piattaforma non è però solo una vetrina ma propone, come una galleria, in vendita i lavori esposti. «Abbiamo uno zoccolo duro di collezionisti ‘tradizionali’, ma grazie all’on line  raggiungiamo anche un pubblico più giovane di collezionisti under quaranta». Per organizzare le mostre importante è la figura del curatore: «Anche qui il modello si è sviluppato con il tempo. All’inizio avevo delegato a più curatori esterni, più di recente ho preferito dare maggior spazio al mio team londinese. Così oggi la maggior parte dei progetti lo sviluppiamo noi. E direi che la parte più eccitante del lavoro è proprio  la ricerca e l’identificazione fra i tanti artisti in circolazione di quelli che hanno delle potenzialità e che si possono inserire nei nostri progetti». Proprio questa continua ricerca impone di essere sempre in giro per il mondo: da Hong Kong a Londra, da Basilea a New York. «E un lavoro molto appassionante, non ha orari e il confine tra lavoro e non lavoro finisce per essere molto sottile».

Ma quale è oggi lo stato del mercato dell’arte?  «Non è un periodo facile per le gallerie tradizionali se si escludono le 10/15 top del mondo per cui la crisi non esiste: tendenzialmente infatti  chi ha fatturati molto alti continua a crescere. Per le gallerie di fascia media e bassa tutto invece è molto più complicato». Una piattaforma come Artuner può essere un modo per innovare e trovare strade nuove, per sapere come, basta andare sul sito www.artuner.com.

Per maggiori informazioni su Artuner, artuner.com