Miuccia Prada, winner of The Outstanding Achievement Award
Nadja Swarovski in Mary Katrantzou
Rosie Huntington Whiteley in Givenchy
Virgil Abloh for Off-White, winner of The Urban Luxe Award
Rita Ora in Prada
Pier Paolo Piccioli for Valentino, Designer of the Year
Meghan, Duchess of Sussex; Clara Waight Keller for Givenchy, British Designer of the Year
Robert Pattinson in Dior Homme
Rosamund Pike in Givenchy Haute couture
Penelope Cruz in Chanel wearing Atelier Swarovski jewellery
Kristen McMenamy in Valentino
Andreas Kronthaler, Dame Vivienne Westwood: The Swarovski Award for Positive Change
Naomi Watts in Richard Quinn wearing Atelier Swarovski jewellery
Kaia Gerber, Model of the Year, in Alexander McQueen

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

A Londra, sono andati in scena i British Fashion Awards in partnership con Swarovski. L’evento è una produzione con un budget a fila di zero che rende evidente quanto l’intervento di una casa come Swarovski più che un sostegno sia piuttosto un fondamento. La cerimonia vorrebbe perdere l’aggettivo British, per portare la considerazione a valore, ma per adesso resta una pertinenza inglese (comunque, anche se chiusa Mayfair e South Kensington, non conta poco).

Agli ospiti è stato consigliato di rinunciare alle pellicce, sia quelle vere sia quelle sintetiche. La polemica su questo argomento vive – una pelliccia all’interno di una catena alimentare o una dose di plastica in più sulla terra. Swarovski è oggi azienda concentrata sul futuro della produzione industriale, sul clean work delle aziende e sul rispetto del lavoro manuale e operaio. L’attenzione di Nadja Swarovski è una speculazione in scienza e civiltà che lentamente sta emergendo negli ultimi anni.

Lo show si apre con una battuta su Dolce & Gabbana in Cina – è stata detta di fretta, è sfuggita anche a me che scrivo: in una manifestazione che vuole costruirsi in rilevanza, se la denuncia fosse stata definita, l’attenzione sarebbe salita. Robert Pattinson appare timido, un poco impacciato nei movimenti quando si muove per togliersi dalla luce accesa per Kim Jones che ringrazia Pietro Beccari capo di Dior. Sale Marco Bizzarri, il comandante – la parola non è casuale – di una casa Gucci che esplora nell’azzardo creativo oltre gli input commerciali e così facendo, vince a livello commerciale.

La velocità dello spettacolo non accelera sia perché spesso la creatività nel design porta riserbo piuttosto che disinvoltura da scena, sia perché la platea del Royal Albert Hall è costellata da tavoli apparecchiati che rende a zig zag il raggiungimento degli scalini per il palco. Carine Roitfeld ritira il premio in vece di Demna Gvasalia per Balenciaga, vincitore per gli accessori – si nota uno snobismo francese nella giustificazione dell’assenza, un impegno di famiglia liquidato generico, spiegato con una padronanza d’inglese che stupisce per quanto scarsa. Vince Richard Quinn, poco dopo che dal palco sia stato ricordato come alla sua sfilata la scorsa stagione la persona più importante d’Inghilterra fosse seduta in prima fila a fianco alla regina (la platea non ride a questa battuta).

Rosamund Pike introduce il fuori programma – entra Megan, duchessa di Sussex, l’ovazione supera quelle riservate agli stilisti (ad avvalorare la percezione british di cui sopra). La principessa tiene le mani a protezione del ventre e veste Givenchy – vince Clara Waight Keller per Givenchy. Entra Lana Del Rey vestita in Gucci e vince Alessandro Michele per Gucci. La modella dell’anno è Kaia Gerber anche se l’applauso più forte è salito al nome di Adowa Aboah. Kaia ringrazia due volte sua madre in sala, all’inizio e alla fine di un discorso breve tra movenze e pose, vestita con un costume teatrale piuttosto che con un abito. Restano negli occhi le immagini di Mert & Marcus che scorrono prima del premio ai fotografi introdotto da Kate Moss e dall’accento di Penelope Cruz.

L’orgoglio di chi scrive sale per Miuccia Prada, che con la sua figura oggi conferma la cultura nella moda, quella sofisticazione che continua a permettere alla moda il valore di ricerca sociologica e alla fotografia di moda il codice pittorico – così distante dal vuoto blogger che soltanto oggi, nel panico generale e fuori tempo, Prada sembra voler rincorrere. La signora chiude ringraziando per l’amore dimostratole, con l’intenzione di restituirlo, «give it back», dice. L’ultimo premio è per il designer dell’anno – sale Pier Paolo Piccioli di Valentino (prevedibile: era l’unico stilista, tra i grandi presenti, ancora seduto). Il più sciolto nel suo discorso, nella sua posa – la camera lo aiuta sullo schermo inquadrandolo con un’obliquità da cinema – ringrazia Valentino e Giammetti, Stefano Sassi e la sua famiglia – e fino a qui è quanto hanno fatto tutti. Poi la sua voce trema un poco, e rallenta – dedica il suo premio a Franca Sozzani, come se Franca fosse lì con lui con quel vestito lungo e rosa, nella sua ultima apparizione in pubblico ormai due anni, quando ci diede la usa ultima carezza dicendoci: «You have to take a risk».