Leonardo Di Caprio in a pink BB Suit – The Great Gatsby
Naomi Campbell poses in a BB oxford cloth button-down - courtesy Brooks Brothers 200 years of American Style
David Hockney wearing a white oxford shirt
Limited edition of apparel to commemorate the Head of The Charles Regatta
Paul Newman wearing oxford button-down
Barack Obama wearing a Brooks-Brothers coat and red scurf
Brooks Brothers Store in 346 Madison Avenue, NY
Vintage map of Brooks Brothers stores in NY
Roosevelt wearing a black coat between Stalin and Churchill – Yalta summit 1945

Text Matteo Mammoli
@godsavemama

Mary Shelley pubblicava Frankenstein, Manzoni scriveva Il Conte di Carmagnola e Franz Xaver Gruber componeva Astro del ciel. Era il 1818. A New York vivevano poco più di centoventi mila persone. Non c’era ancora la metropolitana, né il ponte di Brooklyn. A sud di Manhattan, il fulcro della vita borghese. Solcavano i marciapiedi avvocati, mercanti, armatori, avvolti in cappotti con bavero e bottoni dorati, foulard al collo. Sotto, panciotti e pantaloni in pelle. Non era lo stile che piaceva a Henry Sands Brooks, commerciante di quarantasei anni, spesso in viaggio a Londra, dove Beau Brummell scriveva il codice dell’uomo dandy in pantaloni stretti e stivali da equitazione. Qui, Henry visitava le botteghe dei sarti di Savile Row e riportava a New York abiti con gilè colorati e cravatte in seta, e li regalava agli amici – l’inizio di un business.

All’incrocio tra Catherine e Cherry Street, socio il fratello David, Henry Sands Brooks apriva con diciassette mila dollari un negozio di abiti da uomo, H. & D.H. Brooks & Co. Trent’anni dopo, i quattro figli di Henry lo rinominarono Brooks Brothers e ne scelsero il logo: un Golden Fleece, o Toson d’oro, che pende da un anello. Memorie di imprese – quelle di Giasone e degli Argonauti partiti dalla Colchide alla ricerca del Vello d’oro. Memorie storiche che riportano al tempo dei dignitari d’Europa – i cavalieri dell’ordine del Toson d’oro, fondato nel 1431 da Filippo il Buono, duca di Borgogna. I loro abiti ricamati, rossi e viola in velluto, li resero celebri tra la nobiltà come gli uomini meglio vestiti del continente. Sul petto dei cavalieri brillava una collana d’oro e un ciondolo – il montone, simbolo della supremazia della Borgogna nel commercio della lana.

A fare la fortuna di Brooks Brothers furono i mercanti di New York. A metà Ottocento, sfogliavano il New York Enquirer, la pubblicità dei fratelli Brooks: «Ready-made clothing suitable for the California Trade». In partenza per Singapore o Sacramento, non dovevano più aspettare un abito confezionato su misura, ma potevano comprare vestiti già pronti da indossare – il pret-à-porter antesignano.

Polo con collo morbido, pantaloni e giacche venduti separatamente, la soluzione che propose a inizio Novecento per l’uomo borghese in cerca di colore nel dopo lavoro. Il cotone indiano seersucker, per i vestiti leggeri da indossare nelle giornate estive al mare. Negli anni Cinquanta, la svolta della No-iron, una camicia morbida e facile da lavare grazie al mix di Dacron e cotone. Nel 1973 – erano gli anni di Marcuse, delle contestazioni studentesche, dei Beatles, di Andy Worhol – la firma di uno stile che vestiva le giovani generazioni con pantaloni scampanati, revers larghi e soprabiti sportivi di Harris Tweed. Pochi mesi dopo, il Watergate travolse l’amministrazione Nixon, il suffisso gate dell’abito si impose – era il Brooksgate.

Katherine Hepburn amava i pantaloni seersucker e Marlen Dietrich, con un tuxedo da uomo, cantava al cabaret di Morocco. ‘Borrowing from boys’ – le donne hanno sempre preso in prestito dal guardaroba degli uomini. Facevano incursioni nei negozi Brooks Brothers per accaparrarsi il polo coat appena uscito. A metà secolo, la camicia rosa era stata adatta alla taglia femminile, un instant bestseller – l’allora presidente John C. Wood non gradiva, restava fermo sulle sue considerazioni: «We are definitely not in the woman’s clothing business».

Nixon vestiva Brooks Brothers, come altri quaranta presidenti americani – su quarantacinque. Abramo Lincoln sulla fodera del cappotto fece scrivere il motto di Daniel Webster, One Country, One Destiny. Lo indossò per il giuramento al portico est del Campidoglio e lo indossò cinque settimane dopo, al Ford Theatre, quando John Wilkes Booth gli sparò, uccidendolo. Una cappa nera copriva le spalle di Roosevelt nel 1945 a Yalta, seduto tra Stalin e Churchill. John Fitzgerald Kennedy indossava il suo abito preferito, il Number one sack suit, quando fu proclamato presidente, «l’esempio della perfezione Brooks Brothers», scrivevano di Kennedy sul New York Times nel 1960. Bill Clinton era solito portare una giacca scamosciata, regalo di Hillary. Barack Obama, al suo primo insediamento, con una sciarpa rossa e il cappotto Westbury.

Come in politica, così al cinema – e su Netflix. Fred Astaire collezionava Repp Ties, le iconiche cravatte a righe – come gli studenti che praticavano canottaggio nei college britannici, le usava al posto della cintura. Clark Gable, raccontavano i sarti che gli prendevano le misure, aveva un rapporto vita-spalle da manuale. Classici americani – fuori dal set e sul set. È un abito Brooks Brothers rosa quello che Leonardo Di Caprio, the Great Gatsby, indossa al Plaza Hotel – «Chi è quest’uomo, Daisy, con questa casa, queste feste, questi vestiti eleganti?», chiede il marito Tom Buchanan, gilet e maniche della camicia arrotolate. Dagli anni Venti di Fitzgerald agli anni Sessanta di Matthew Weiner’s e del suo Mad Man, il pubblicitario Don Draper indossa il no. 1 Sack Suit. Il romanzo nasce per raccontare vicende e bisogni di una nuova classe sociale – moderna epopea borghese.