Brunello Cucinelli
Solomeo Valley
Solomeo Castle
Castle's interiors
The theatre
Brunello Cucinelli
Solomeo Valley

Text Carlo Mazzoni

Produzione annua, un milione di pezzi per un fatturato di quasi un miliardo di euro. L’azienda è stata quotata in borsa nel 2012. Brunello Cucinelli dà lavoro a 1700 dipendenti: l’ufficio stile, l’ufficio commerciale, lo studio prototipi, il controllo della produzione e l’amministrazione impiegano i quasi 900 impiegati in sede – i restanti si trovano nei 136 negozi monomarca nel mondo (franchising inclusi), che compongono una rete distributiva insieme ai 500 account su negozi multi brand, dalla piccola boutique di provincia a Neiman Marcus. «C’è una regola, se uno offende è licenziato. Non esiste mai un motivo per offendere un essere umano», dice Brunello. La produzione resta in mano ai fasonisti – tutti in Italia, di cui l’80 per cento in Umbria – per salvaguardare la produzione artigianale di un laboratorio locale. In sede arriva il materiale primo – il cachemire dalla Mongolia cinese.

Brunello vive in campagna fino a 15 anni. Lavorava con gli animali, era il più magro – il padre teneva l’aratro: i solchi devono essere dritti, ne chiedeva a ragione al padre – perché sono più belli – è la frase che scrisse Goethe durante il viaggio in Italia. La decima per la chiesa era destinata alla comunità – mentre in casa non c’erano né luce né bagno. «La prima volta che sono stato in Cina era il giorno prima di Tienamen: le persone vivevano come animali. Adesso vivono come noi negli anni Sessanta quando lavoravo nei campi: hanno fatto passi da giganti».

Da ragazzo, Brunello non ha studiato – la sua scuola era al bar all’angolo, dove si conversava fino a notte fonda di anima, di donne, di religione, di politica e filosofia. Non è una giustificazione quando cita un giornale inglese su cui gli capitò di leggere un sondaggio che indicava al 60 per cento la soglia di persone ricche senza istruzione. A 45 anni, suo padre andò a lavorare in fabbrica, e la famiglia si installa in un centro urbano. La sera tornando dal lavoro, se gli occhi bruciavano, non c’era il collirio, ma le patate sulle palpebre. Il padre scherza sempre, ancora oggi a 90 anni, scherza con Maria, una ragazza di Solomeo «Maria, Maria quanto sei bona… eh, se solo avessi settant’anni» – da notare il desiderio dei settanta, e non quaranta.

In questi giorni, in libreria esce Il Sogno di Solomeo, edito da Feltrinelli, che di Cucinelli racconta l’avventura e i traguardi – tra i suoi pochi rimorsi, il pensiero di aver inculcato alle proprie figlie, così come tutti i genitori di oggi, anche un senso di paura. Il 3 settembre era il suo 65° compleanno – il giorno dopo festeggiava i 40 anni della sua azienda con 500 giornalisti di tutto il mondo, istituzioni, filosofi, monaci benedettini, cardinali, e citazioni di Kant, Platone e Sant’Agostino – mentre con sua moglie, Brunello è sposato da 48 anni.

Il lavoro deve dare profitto, certo, ma con etica, dignità, morale. «Bisogna riportare la dignità al centro del lavoro». Il sogno di Brunello è l’evoluzione di un nuovo umanesimo: l’uomo al centro della tecnologia che possa riprendersi la vita, senza connessione «Se una mia dipendente mi manda una mail alle sei di mattina vedi che il giorno dopo non la manda più». Invitato presso la sede di Amazon a San Francisco, Brunello sottolineò come proprio lì, in quella azienda ci fossero i Da Vinci del 2000 – «ma Leonardo era un umanista, voi sarete veri umanisti quando riuscirete a portare l’uomo al centro della rete», e poi Brunello si muove con il fascino e l’agio di un attore sul palco sospeso: «Un mio amico l’altro giorno mi ha detto che aveva 441 email da leggere alle otto di sera – ma tu come fai, ti devi buttare di sotto».

«Possono dire quello che vogliono, ma l’Italia è il migliore stato sociale del mondo – oltre al fatto che abbiamo inventato il pianoforte e il bacio. Nei miei  65 anni ho visto 60 governi e 30 premier. Non sono preoccupato di questo governo, tra un anno passa». Le domande di Natalia Aspesi fanno letteratura – ma Brunello non risponde, Natalia insiste e Brunello ricorda quanto la Aspesi sia una grande giornalista, non più giovanissima – Natalia ribatte: «Io sono giovanissima».

L’altra sera il padre di Brunello non c’era, era rimasto a casa – aveva paura che gli ospiti non lo trovassero in forma – ma i suoi consigli, i suoi precetti, tornavano nei sorrisi del figlio – «I debiti lavorano anche di domenica» usava ricordargli. Quando Brunello gli parlò del suo progetto, di pullover in cachemire, il padre lo guardò stranito, non capendo né la parola pullover, né là parola cachemire. «Babbo ho comprato questi capannoni» gli spiegò mostrandoglieli – «E tu che ci fai?»«Li butto giù»«Tu sei proprio matto».

I capannoni sono stati abbattuti. Il Borgo di Solomeo è stato restaurato – il campanile suono l’ora, dieci tocchi per le sette e tre quarti, e l’Ave Maria che sono due minuti di bronzo stonato: «La sentite, vero, la pace che regalano le campane?». Brunello si alza presto la mattina, passeggia e conversa con i santi, Benedetto e Francesco. «L’uomo è un custode. Noi siamo custodi. Quando si fa un progetto, bisogna prevederne la custodia». Il concetto della periferia e un aggettivo ripetuto – amabile, il luogo dove vive l’uomo è amabile, va salvato e protetto – appunto custodito. Se la custodia è la dignità dell’uomo, il lavoro la eleva: il lavoro eleva la dignità dell’uomo, così si riassume la forza di Brunello Cucinelli.