Pal Zileri FW2018
Interiors Pal Zileri boutique in via Manzoni, Milan
Palazzo Loschi Zileri Dal Verme in Vicenza

Text Matteo Mammoli
@godsavemama

Boutique in settanta paesi del mondo, ma Vicenza resta al centro. Pal Zileri appartiene a questo territorio. Qui, a Quinto Vicentino, la produzione e uno showroom – gli altri due a Milano e a New York. Dal 2014 è parte del gruppo Mayhoola, che possiede anche Balmain e Valentino. Come nel tessuto urbano le costruzioni storiche si integrano con quelle moderne, così l’abito classico si adatta all’uomo contemporaneo. Lontano dal trend hype, Pal Zileri si rivolge a un pubblico educato, fashion-conscious. A luglio dell’anno scorso, l’arrivo di Rocco Iannone, trentaquattro anni, prima in Armani, alla direzione creativa.

Vicenza nasce alla confluenza di due fiumi – il Bacchiglione e il Retrone. La pianura nel centro storico e i Colli Berici sullo sfondo. L’industria è la sua forza, ma lo è anche la cultura – dal 1994 è Patrimonio dell’umanità Unesco. Per alcuni il suo nome viene dal greco oniketia, terra dei Veneti, per altri dal latino vincens, vincente. A Vicenza, Andrea di Pietro della Gondola incontrò il conte Gian Giorgio Trissino. Il primo vi si era trasferito a quindici anni, nel 1523, e iniziava a lavorare nelle botteghe di costruttori e scultori. Il secondo vi era nato, nel 1478 – riscoprì e tradusse il De vulgari eloquentia. Si incontrarono a Cricoli, nel cantiere della villa di Trissino, dove Andrea lavorava. Fu Trissino a conferirgli il soprannome di Palladio.

Palladio, il nome di un angelo. Quello che compare nel poema L’Italia liberata dai Goti di Trissino. Palladio, come Pallade Atena, la dea della sapienza, della tessitura, delle arti. Grazie al suo mentore Trissino, Andrea Palladio si perfezionò, studiò i classici, andò a Roma. Costruì ville, chiese, palazzi – ne è piena Vicenza, il Veneto. La Basilica in Piazza dei Signori, con le logge in marmo a serliane. Villa Almerico Capra, la più celebre del Palladio, a pianta quadrata, con la cupola che spicca al centro e i pronai con le colonne ioniche sulle quattro facciate. Un paradigma – James Hoban vi si ispirò per la costruzione della Casa Bianca. Il Teatro Olimpico di Vicenza, l’ultima opera di Palladio, il primo teatro stabile coperto dell’epoca moderna. Palladio scrisse un trattato, I quattro libri dell’architettura, Thomas Jefferson ne possedeva cinque edizioni, ‘una Bibbia’, lo definì – ne fece seguire i dettami per realizzare la sua residenza a Monticello.

La storia di Pal Zileri parte da Vicenza, dal civico 42 di Corso Palladio. C’è un palazzo, costruito nel 1782 dall’architetto neopalladiano Ottone Calderari. Scudi, spade e trofei di guerra escono dalla pietra e disegnano i confini di semicolonne corinzie. Nel cortile piante secolari, all’interno un atrio scandito da colonne e una serie di nicchie concave. È Palazzo Loschi Zileri Dal Verme, che fu dimora di una delle famiglie vicentine più influenti, i Loschi, protetti dai Visconti, fedeli agli Scaligeri e ai dogi di Venezia. Gianfranco Barizza e Aronne Miola presero ispirazione da questo palazzo e dall’architettura del territorio vicentino per dar vita, negli anni Ottanta, a un marchio di sartoria maschile.

L’architettura elabora il vuoto sia dello spazio urbano sia di quello umano. L’architettura non deriva da una somma di larghezze, lunghezze e altezze che racchiudono lo spazio, ma proprio dal vuoto, dallo spazio racchiuso. Quando la volumetria di questo spazio racchiuso dove l’uomo penetra si avvicina alla volumetria del corpo umano, nasce un vestito. Il vestito è una struttura in tessuto in cui a tutti è concesso di entrare – For all. Dalla pietra al tessuto, il palazzo diventa un abito

Iannone ha curato le due ultime collezioni Pal Zileri. Alla base del suo lavoro, la contaminazione delle arti: letteratura classica, cinema, musica. I viaggi in luoghi fisici e in universi immaginari. I colori dell’ultima capsule ricordano la foresta, le battute di caccia. La nuova identità cromatica scelta per Pal Zileri è Il verde laguna – Venezia è vicina. In Morte a Venezia Aschenbach restava abbagliato dalla bellezza di Tadzio. Iannone ha preso ispirazione da Mann per creare la limited edition di uno zaino che ha chiamato Tadzio, e che è comparso in cento esemplari per l’inaugurazione del nuovo negozio di Milano, in via Manzoni. A ciascuna area dello store, un colore – verde laguna, blu pavone, testa di moro, rosa Jaipur. L’ispirazione per Iannone arriva dal cinema, per mediare classico e contemporaneo. Attinge al neorealismo di Luchino Visconti, che ha sempre, con poesia, raccontato l’alto e il basso, conciliando i contrasti. La contaminazione è la chiave.