Nico reading Rave Magazine at the Castle, LA, CA 1966.
Nico and the velvet underground, the house band at Max's Kansas city
Nico, 1979
Terry Me Va! Ad, 1966

Text Domenico Paris

 

Sotto gli strali di un palla arroventata nel cielo, una donna avanza in sella ad una bicicletta lungo una strada dell’isola. Nel silenzio post-festinaiolo del tardo mattino, non si odono rumori se non quello delle ruote che scivolano sull’asfalto. Improvvisamente, il mezzo perde aderenza e comincia a sbandare. Come in un campo lungo cinematografico, si vede una figura un po’ appesantita rovinare al suolo con la testa avvolta in una sciarpa nera. I primi soccorritori la trovano così, distesa e svenuta, senza sapere cosa fare. Dopo lunghi attimi di esitazione, qualcuno decide di capire chi sia. Fruga nella sua borsa, trova dei documenti. Christa Paffgen. Una turista tedesca? Chissà… Quel che è certo è che tra le carte non c’è traccia di un’assicurazione sanitaria. Così, quando arriva nel primo ospedale, rifiutano di curarla. Lo stesso nel secondo. E nel terzo. Alla fine, ad accoglierla è la Croce Rossa.

Nel frattempo, quella che era stata liquidata come una insolazione si è trasformata in un’emorragia cerebrale. Che i dottori non riescono ad arrestare. Nel frattempo, quella che sembrava una sconosciuta dagli algidi lineamenti sciupati dal tempo, ha un’identità. Che è di quelle da far tremare le gambe. Perlomeno a chi, nel quarto di secolo precedente, ha avuto un minimo di familiarità con lo star system e il mondo della moda.

Nico, la bellissima e inquietante Nico, se ne va così, nel primo pomeriggio del giorno successivo. Non ha ancora cinquant’anni e sembra incredibile, dopo una vita  braccetto con eccesso e pericolo, che a  ucciderla sia stato un incidente così sciocco. Soprattutto adesso che sembra aver definitivamente sconfitto il demone dell’eroina e recuperato un rapporto con suo figlio Ari. Soprattutto adesso che, dopo anni di oblio, molti hanno cominciato a ricordarsi di lei e delle imprescindibili autostrade sonore che ha aperto nella musica contemporanea con album come Marble Index o Desertshore. Sì perché la meraviglia di ragazza ricordata per le copertine dei rotocalchi famosi, o per i flirt con Brian Jones, Alain Delon, Jim Morrison, Iggy Pop e Jackson Browne, o per l’apparizione nella “Dolce vita” di Fellini, non è stata soltanto un’epifania di diversa bellezza negli anni Sessanta, ma un’artista che ha trovato dietro il microfono e sui tasti di un harmonium, il modo di rivelarsi. E lo ha fatto voltando le spalle ad un mondo sciovinista e già plastificantesi, che la voleva musa imbronciata ma innocua (vero Andy Warhol?). Spogliandosi senza esitazioni dei doni esteriori di madre natura, per calarsi senza vantaggi di sorta nell’abisso dell’anima. Lì dove i silenzi più assordanti sanno fare davvero male, dove misteriosi fantasmi hanno lasciato scie di sangue e dolore. Lì dove c’è un nero perenne che, prima di lei, a cavallo tra il 1969 e il 1970, nessuno aveva osato raccontare lasciando che parlasse la sua propria lingua. Una lingua fatta di suoni in bilico tra il sacrale e il gutturale, la cui freddezza è incapace di blandire e di farsi masticare. Lo chiamano dark, o gothic, e un’industria discografica accorta, da qualche anno, ha saputo tirarci fuori bei soldoni, creando addirittura delle pop star ben ammaestrate. Ma lei no, nessuno è riuscita mai ad addomesticarla. Avvolta in cono d’ombra pura e assolutamente personale, ha intrapreso un viaggio che ha sempre seguito itinerari altri, senza comodi resort a cinque stelle dove tirare il fiato o rifarsi il trucco. Un viaggio che l’ha portata in locali di terz’ordine o a sfidare la cortina di ferro prima della caduta del muro di Berlino. A dormire in stanzette da quattro soldi e a fare i conti con un portafogli vuoto. In perenne lotta con se stessa  e con un’ispirazione pronta a torturarla. Ma sempre e comunque lei, senza alibi e autocompiacimenti, rischiando tutto in una perenne roulette. Fino all’ultimo, inaspettato giro di pallina. Tutto sul nero. E invece… rosso.

No, non è sempre vero che il sole bacia i belli.