Leonetta Fendi – Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti
Mini Peekaboo Essentially and Peekaboo Defender – Ph. Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti
Leonetta Fendi – Ph. Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti
Peekaboo X-lite bag – Ph. Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti
Leonetta Fendi – Ph. Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti

Text Cesare Cunaccia

La voglia di manifestarsi ingenua come una bambina e la chiarezza di una donna branché. Gli studi a Londra, in politica e cooperazione internazionale con specializzazione sull’Africa e il Medio Oriente. Leonetta Luciano Fendi, ventuno anni, è la figlia minore, la terza, di Silvia Venturini Fendi – Leonetta sostiene che il ruolo dei maschi di famiglia, behind the scene, sia fondamentale, e si riferisce al fratello Giulio. «Scatto in analogica con una Leika degli anni Sessanta, un regalo di mio padre, era la sua. Il tema del viaggio fisico e mentale, da On the Road a una biografia di Simone de Beauvoir, preparando digressioni. Quello che mi interessa è la sociologia», afferma Leonetta, «inteso in ogni sua estensione, dalla politica al marketing». Leonetta è una delle protagonista di F is For, il portale digitale ideato e voluto da Cristiana Monfardini, premiato nel 2017 dal Gruppo LVMH come il più significativo dell’anno – trasformando il rooftop del Palazzo della Civiltà Italiana in un’ideale base di lancio per talenti emergenti, musicali e artistici, di ogni credo. Sono stati coinvolti graffittari che hanno reinventato il logo Fendi, i rapper dalle strade agli studi di Los Angeles, i producer, i visual editor – e un campione di parcour. Leonetta ha girato un video con Jordan Clarkson, giocatore di basket NBA nei Cleveland Cavaliers.

Leonetta partecipa al debutto della campagna #MeAndMyPekaboo, per il decimo compleanno della borsa della Maison. Donne che, intervistate in video, testimoniano il rapporto personale con la Pekaboo. «È divisa in due lati – in uno scomparto ripongo gli oggetti che chiunque può vedere. Nell’altro ci nascondo il privato. La Pekaboo ha scandito la mia infanzia con un ricorrere del numero 10. A dieci anni ci giocavo e ‘rosicavo’ di non averne una. Dieci anni intercorrono tra me e mia sorella Delfina – siamo diverse, Delfina è riservata, profonda e segreta, modula le parole, medita e analizza. È stata un’amica, una sorella, ora è una sorta di seconda mamma. Dieci anni meno di me ha mia nipote Emma – con la sua Mini-Pekaboo. Questa borsa, che per noi significa famiglia, è un perno per l’intera tribe Fendi».

«Karl Lagerfeld ha schizzato un mio ritratto – è in camera mia, quando è venuto a trovare mia madre in clinica. Dice che sono rimasta uguale a quella neonata. Una specie di zio, pieno di idee, e di humour – tenero al di là di ogni leggenda. Da piccola, sotto il tavolo dove nascevano le collezioni, giocavo con lembi di stoffa e di pelle, con i disegni preparatori e i croquis che cadevano in terra». La sua generazione e il modo di approcciare la moda è in rottura con il passato. «I miei coetanei cercano items Fendi vintage e hanno traslato il logo in un qualcosa che è loro». La sua estetica è street, «Fila, Supreme. A Parigi, nel Marais mi sono imbattuta in una folla davanti a un club dove si svolgeva la vendita di una capsule di cinquanta pezzi del rapper Proxy. La moda è un messaggio, intriso dello spirito del tempo. Registra una vibrazione, la trasforma e la mette in circolazione virale. I linguaggi sono in metamorfosi. Il futuro, mentre ne parliamo, si è già compiuto».