Burberry SS 2019 Show
Burberry SS 2019 Show
Burberry SS 2019 Show
Burberry SS 2019 Show
Burberry SS 2019 Show
Burberry SS 2019 Final Show
Burberry SS 2019 Backstage
Burberry SS 2019 Backstage
Burberry SS 2019 Backstage
Burberry SS 2019 Backstage
Burberry SS 2019 Show – Backstage with Riccardo Tisci
MM6Margiela SS 2019
MM6Margiela SS 2019
MM6Margiela SS 2019
Pringle
Pringle
Pringle
Pringle archive
Pringle, 1960s

Text Angelica Carrara
@angelicarrara

 

La sfilata di Burberry inizia alle cinque del pomeriggio – non on the dot come era solito accadere. Sotto al Tamigi, in un ex deposito delle poste trasformato in un labirinto monocromatico, con specchi, pareti e tende mobili nelle tonalità di ogni beige. Si chiama Kingdom, la prima collezione disegnata da Riccardo Tisci – «è una celebrazione dell’heritage di Burberry, dello stile inglese e dell’Inghilterra, un paese che amo», ha commentato nel backstage dopo la sfilata. Eppure, lontano da quel british romantico e nostalgico che solo Christopher Bailey – creative director per diciassette anni. Mancava l’orchestra live – il soundtrack è di Robert Del Naja, del super gruppo Massive Attack di cui Tisci era fan sin da quando era studente a Londra. Cat McNeil, Kendall Jenner, Stella Tennant tra le modelle.

Collezione melting pot. Lo aspettavamo il trench d’apertura: niente doppia fila di bottoni, single breasted, in gabardina, strizzato in vita da una maxi cintura elastica color cioccolato. Di seguito la brigata in beige, almeno i primi 40 dei 134 look erano un crescendo di color nude. ‘Per bene’ la prima parte, una sorta di haute bourgeoisie seducente – camicie col fiocco e  gonne plissè bordate monogram – è stato svelato il mese scorso il nuovo logo, creato da Peter Saville. Poi il punk – mini gonne di pelle zippate, rete, vernice e lettering sulle T-shirt. Trench profilati di anelli e catene. Poi lo streetwear – ma già lo sapevamo, prima di chiudere con una serie di abiti lunghi di jersey nero. Sarà che Burberry ha da poco rinunciato alle real fur, il motivo per cui ‘anche’ Tisci non ha resistito alla stampa animalier, dalmata inclusa. E nemmeno alla T-shirt con scritta Why did they killed bamby? – come se il bridge con Givenchy non fosse già abbastanza chiaro.

Il charity ball di MM6Margiela. Sfila a Londra per la prima volta e dichiara l’impegno sociale con la frase There is more action to be done to fight aids than to wear this t-shirt but it’s a good start, comparsa per la prima volta nel 1994, sulla T-shirt creata da Margiela a sostegno di AIDES, organizzazione non profit. Un remake – a AIDES verrà devoluta parte dei ricavi di quest’ultima collezione dove Parigi e Londra si incontrano. Base della sfilata sono pezzi vintage comprati al flea market parigino di Clignancourt, mixati al grunge londinese. Abiti di satin in colori belle Epoque – viola elettrico, verde menta e pistacchio, su felpe di cotone, pelle e patch di denim. I gioielli sono fatti con i cristalli dei lampadari chandelier. Mentre i Tabi boots – stivali iconici del brand dal 1988 che separano il pollice dal resto delle dita del piedi, diventano parodia nella versione calzino-infradito.

Simone Rocha, la darling – come la definisce The Sunday Times – della moda londinese. Lo è, con la sua silhouette fluttuante ormai riconoscibile – era il 2010 la sua prima volta in passerella. L’ispirazione vittoriana resta, romantica nei volumi e nei materiali – gonne balloon, maniche puffy, broccati tappezzeria, embroidery e taffetà, scarpe piatte con le piume, veli, pizzi, trasparenze, pearls and frills soprattutto. Il richiamo di questa collezione è cinese, come le sue origini. Il cappello a torre ricoperto di veli che veniva indossato dalle signore durante la dinastia Tang. Schierate in prima fila Pixie Geldof, Daisy Loewe e Alexa Chung. Mamma e papà, il designer John Rocha. In attesa di vedere la sua prossima collaborazione con Moncler – Simone Rocha è una degli otto creative director del progetto Moncler Genius –, durante la moda milanese.

Tra compleanni e debutti – Alexa Chung per la prima volta in passerella. Mary Katranzou e Victoria Beckham sono al loro decimo anno. Pringle of Scotland rilancia Bullettin, magazine in-house che si ispira alla storica rivista aziendale the Bulletin lanciata dopo la seconda guerra mondiale, un report di stile e delle starlet di Hollywood che indossavano un twinset Pringle. «Si racconta del cachemire e delle acque scozzesi nella fabbrica di Hawick dove Pringle produce la sua maglieria. In un altro servizio, trenta uomini e donne provenienti da ambiti diversi, esprimono la propria personalità attraverso i capi Pringle», ci spiega Fran Stigner, direttore creativo e ora anche editor-in-chief. Big reunion da Stella McCartney, con Mr Stan Smith in persona – «some people think I’m a shoe», dice, svela la prima Stan Smith – scarpa –, in pelle vegana.

Burberry SS 2019 show