DIOR CRUISE 2019 – VIDEO BY MATTHIEu KHALAF 

Text Carlo Mazzoni

 

Un gruppo di otto donne: le Escaramuzas sono una squadra che compete ai tornei di rodeo, in Messico. Il rodeo è uno sport – anche se per consuetudine siamo abituati a pensarlo come uno spettacolo alla stregua del circo, riservato agli uomini. Le Escaramuzas sono arrivate a Parigi per aprire la sfilata di ieri a Chantilly. Maria Grazia Chiuri ha disegnato le loro uniformi seguendo le regole che l’etichetta del rodeo richiede: il fiocco obbligatorio, una doppia cintura nera, la gonna a tre balze, la sottoveste in chiffon e i pantaloni – tutto in cotone. «Puoi fare quello che vuoi senza smettere i tuoi abiti tradizionali – puoi anche fare un rodeo, vestita di pizzo e veli, restando femminile» dice Chiuri, indicando le Escaramuzas come prima ispirazione di questa collezione crociera.

«Mi serviva una visione più ampia: ho invitato Isabelle Allende, che è qui stasera. Il magico e l’irreale dei suoi romanzi sono l’evoluzione di un’epoca tribale che prosegue da Cent’Anni di Solitudine». Un Sudamerica melodico espande la visione del rodeo messicano e si mescola al clavicembalo delle stanze di Chantilly e alla Fronda nobiliare. Il Borbone cadetto sfidò Mazzarino e Anna d’Austria durante la reggenza. Sconfitto nella guerra di Spagna e perdonato dal Re, il Gran Condé fece di Chantilly una corte alternativa a Versailles – tra artisti, scrittori e fontane. Un centro culturale, se per cultura si intendono tutti i collegamenti estetici e mentali che la libertà di un cervello può produrre.

Il distretto di Chantilly resta proficiente nella produzione del pizzo – Chiuri lo mescola con la tradizione dell’Italia meridionale. Il tombolo si applica alla pelle: giacche e gonne, bianche e nere. «Dior ha un DNA couture, non si può dimenticare. Anche se qui non è alta moda, la ricerca per l’unicità è doverosa». La gonna a balze rivisita il modello Montmercy di Christian Dior (il nome della famiglia di Chantilly prima dei Condé). «Abbiamo ripreso il Toile de Jouy ai tempi, erano disegni di cineserie, paesaggi e castelli – oggi abbiamo voluto un twist sauvage, la foresta, animali feroci». Il Toile de Jouy appare sulla mussola di cotone, macro intarsi su reti rigide. Ovunque c’è un aspetto cotoniero, che riporta al corredo femminile. Ruth, Celina – sfilano le modelle che Chiuri sceglie per ogni stagione – manca Adowa. Chiuri non si rivolge solo a donne forti senza riserva, a donne sicure della propria personalità – per Chiuri le donne sono quelle che ci provano. È attenzione per l’umanità, che produce una civiltà aperta.

I singoli pezzi valgono più dello styling – come deve essere per una collezione che resta nei negozi quasi metà anno, sia invernale sia estiva – «Per tutte le case, la Cruise segna tra il 60 e il 70% del fatturato», sottolinea Chiuri. Ricami e rigore. Gonne ampie e giacche strette. Il mughetto esplode, diventa selvatico. «C’è un abito nero di pizzo plissettato, con il mughetto anni Cinquanta – anche questo in fondo sembra di semplice cotone». Un rampicante verde è ricamato su tela navetta, con inserti in rilievo di velluti a filo lungo per mimare i petali, incastrato sotto un alveolare a celle esagonali color fucsia. Sul punto vita una fascia somiglia a un corsetto, in pelle robusta, allacciata come un accessorio equestre, dettagli di cinghie e fibbie pesanti. Ai piedi, scarponi come anfibi – un dettaglio urbano, un’indicazione che sdrammatizza tutto sotto la pioggia di maggio. La musica – dal vivo, suona una band che arriva dall’india. È una corte poliedrica, questa di Dior, poliglotta, multiculturale, dove il sovrano è un alchimista, un po’ Merlino, un po’ Uomo Tigre – comunque il marito di una regina di Francia.

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