Text Micol Beltramini

 

Nel 1985 il copywriter Marco Mignani inventa per una nota marca di amaro uno slogan destinato a cambiare la percezione di una città. Lo slogan si accompagna a una rapida successione di immagini: piazza Duomo, gente che lavora, mezzi pubblici, camerieri, belle donne. Questa Milano da vivere, da sognare, da godere. Questa Milano da bere. Allo scoppio di Tangentopoli Blob manda in onda lo stesso spot intervallato dai filmati degli arresti per corruzione. È la fine di un’epoca: Milano si sveste dei rampanti anni Ottanta. La speculazione edilizia l’ha resa brutta, la gente gira solo in macchina, produzione e posti di lavoro sono in continuo aumento ma Milano è diventata triste. O sono diventati tristi, se non altro, i suoi romantici. Si aggrappano a quello che resta: le poche osterie, i locali storici dove il barista ricorda il tuo nome e sa già cosa deve portarti. Milano rimane da bere: è l’unico modo per viverla. Innamorarsi a Milano significa innamorarsi di Milano, e innamorarsi di Milano significa amarla anche quando la odi. Soprattutto quando la odi. Mentre bevi provi come un senso di appartenenza, una derivazione mentale tra te e i pilastri di questa città: la Merini, Buzzati, Fontana, Munari. Seduto su uno sgabello del Jamaica, i gomiti su un ponte del Naviglio, potresti ritrovarti a parlare con loro. Come fa Drogo Colombo, il protagonista del romanzo a fumetti di Sergio Gerasi. Drogo beve, parla con i pilastri di Milano e sogna il mare; l’omonima canzone dei Baustelle, Un romantico a Milano, gli fa eco e risponde: 

 

cosa fuggi non c’è modo di scappare 

ho la febbre ma ti porto fuori a bere 

non è niente stai tranquilla è solo il cuore 

porta ticinese piove ma c’è il sole 

quando il dandy muore fuori nasce un fiore 

romanticomilan012