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L’hotellerie internazionale di categoria luxury ha ramificazioni ovunque, a Milano; di albergo privato cinque stelle lusso, invece, ce n’è solo uno – tutto italiano, a dispetto del nome: Palazzo Parigi.

Da Oltralpe, la grandeur architettonica. Il palazzo, con giardino secolare, si trova nel cuore di Brera, 400 metri dal distretto di Montenapoleone, all’incrocio tra corso di Porta Nuova e via Fatebenefratelli. Ha rimpiazzato un vecchio stabile anni Cinquanta adibito a uffici bancari, sorto su un edificio risalente al diciottesimo secolo noto come Palazzo Cramer, distrutto dalle bombe della Seconda guerra mondiale. Inaugurato nel 2013 e oggi parte dei Leading Hotels of the World – la collezione di alberghi di lusso indipendenti e superiori –, per realizzarlo ci sono voluti cinque anni, più di duecento milioni di investimento, l’esperienza e la passione dell’impresa Giambelli – il miglior interior che è Pierre-Yves Rochon, lo stesso del Savoy di Londra e del George V di Parigi –, e una donna: Paola Giambelli, architetto, proprietaria e ideatrice di Palazzo Parigi – perché un hotel per essere reale deve avere una padrona di casa.

Entrando, nel volume immenso della lobby, che sembra disegnata nel marmo, tre cose irrompono: il sontuoso lampadario muranese della fornace di Barovier&Toso; il colore iridescente del marmo – di Calacatta, quello del pavimento seminato alla veneziana, più rosato rispetto alle colonne esterne del giardino di marmo di Baveno, Fior di Pesco per la scalinata che porta al foyer Canova, dove c’è la Sala dei Giardini di 372 metri quadrati; l’energia dell’Architetto Giambelli – bionda, camicia bianca, che di sfuggita, con un enorme vaso di fiori in mano, va verso destra, dove c’è il bar, il Caffè Parigi. Qui Milano e Parigi si incontrano. Il bancone di bronzo e l’onice dorata sullo sfondo della bottigliera. Il parquet del pavimento, con intarsi di otto differenti essenze di legno, fa eco a quello della Villa Reale di via Palestro. La luce attraversa le vetrate di ferro battuto del Giardino d’Inverno che si affaccia sul giardino secolare. Sarebbe stato più semplice costruire senza le radici di questi due alberi giganti – sono rimasti per volere dell’Architetto Giambelli.

La Galerie d’étapes perdues collega il Caffè Parigi al Ristorante Gourmet, per cinquanta persone. Il camino lombardo del Seicento, sovrastato da due nature morte, e i quadri del Settecento tolti dalle pareti di casa dell’Architetto. Non fanno rumore i passi dei camerieri sulla moquette. Si sta come a teatro. I tavoli sono disposti in obliquo, la visuale è come quella che si ha dai loggioni per assistere allo spettacolo. Sfilata prét-à-manger. In mezzo alla sala, un tunnel di vetro e una passerella illuminata collegano la cucina all’Altare del ristorante – ovvero una cucina a induzione di marmo nero su cui lo Chef può completare il piatto.  A capo della brigata, lo chef Ferdinando Martinotti e il ventisettenne Stefano Pizzasegale.

La luce naturale e i terrazzi sono tutt’attorno a ogni piano. Niente è sotterraneo. Non si scende per accedere alla Spa, ma si sale al terzo piano. Entrare nella Grand Spa, è un viaggio in Marocco – le mattonelle della piscina vengono da lì, un Royal Hammam Privé con daily access, e altri sei mondi riuniti in 1700 metri quadrati – Bali, India, Cina, Svezia, Marocco, Polinesia sono le sale tematiche.  Artigianato nordafricano e tende berbere. Le pareti sono realizzate con la tecnica Zellige – piastrelle in terracotta smaltata che riproducono disegni geometrici. Come un’oasi nel deserto, si chiama L’Oasi appunto, il restaurant e health bar della Spa, con menù a calorie controllate del Professor Nicola Sorrentino. Nell’area fitness – 300 metri quadrati –, macchinari della linea Artis di Technogym, palme e parquet.

Milano-Parigi, finisce uno pari nell’arredo delle sessantacinque camere e delle trentatré suite. Una metà in stile milanese, design italiano contemporaneo, e un’altra con décor parigino. Tra le signature suite, la Royal Suite, da cui lo sguardo si perde sullo skyline della nuova Milano e anche oltre, fino al Monterosa – comprende una cucina privata e la possibilità di richiedere un butler personale –, e la Presidential Suite, con terrazza di 110 metri quadri che guarda sul Duomo: si dice sia di buon auspicio dormire con vista Madonnina.


Palazzo Parigi

Corso di Porta Nuova, 1, 20121 Milano

Part of the Leading Hotels of the World

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