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New York, estate 1941. Tra i clienti che animano lo Stork Club, centro della vita notturna newyorkese, c’è una presenza fissa che lascia senza fiato qualunque uomo. Si chiama Oona O’Neill, ha sedici anni ed è la figlia del premio Nobel Eugene (che l’ha abbandonata ad appena tre anni). Oona è bellissima, intelligente e piena di vita, passa il tempo con la sua migliore amica, la milionaria Gloria Vanderbilt, scherza con Truman Capote ed è corteggiata da mezza città. Oona però ha in testa solo una persona: un ventiduenne dinoccolato, aspirante scrittore, che ha conosciuto da poco a casa di amici. Si chiama Jerome D. Salinger ed è riuscito a fare breccia nel suo cuore scrivendole ogni giorno lunghissime lettere, accompagnandola in giro per Manhattan o per Central Park e parlando senza sosta. Il colpo finale di Salinger è rendere Oona protagonista di un racconto (The heart of broken story, pubblicato su rivista proprio quell’anno), in cui la chiama Shirley: «Oh, la sofferenza di essere in piedi accanto a Shirley senza potersi chinare per baciare le sue labbra socchiuse!». Ben presto i due diventano una coppia fissa, Salinger perde la testa e finisce addirittura a frequentare lo Stork Club, luogo che detesta, data la sua natura solitaria. Nella primavera del ’42, però, Salinger viene chiamato alle armi. Vedrà cose indicibili. Sbarcherà in Normandia nel D-Day, parteciperà alla battaglia delle Ardenne e sarà tra i primi a entrare nel campo di concentramento di Dachau. Tornerà indietro segnato per la vita, dopo il ricovero in un reparto psichiatrico. Prima di tutti questi avvenimenti, c’è una lettera al giorno a Oona, in genere lunghissima. Oona per un po’ risponde: lo informa che ha intenzione di diventare attrice e che verso la fine del ’42 si trasferisce a Hollywood. Il primo provino è con Chaplin: Oona ha diciassette anni, Charlie cinquantaquattro. Da quel momento Salinger non riceve più risposte da Oona e non riesce a capire cosa stia succedendo. Capirà, nel giugno del ‘43, quando tutti i giornali del mondo titoleranno scandalizzati: ‘Charlie Chaplin ha sposato una diciottenne’. Il resto è storia: Oona avrà otto figli da Chaplin e starà insieme a lui fino alla sua morte. Uno dei matrimoni più riusciti che si conosca. Da parte di Salinger, invece, soltanto una grande rabbia, lettere tremende e un enorme dolore nel cuore. Quello con cui scriverà Il giovane Holden.

Se volete sapere di più di questa storia potete leggere Un amore di Salinger di Frédéric Beigbeder (Mondadori). Curiosamente Beigbeder ha una gatta che si chiama Kokoschka. Lo so dalla dedica del suo libro: «Con la stessa fierezza con cui la mia gatta Kokoschka porta sul cuscino un passero smembrato, insanguinato, ma che respira ancora, depongo questo libro, così come il mio cuore raggrinzito, ai piedi di Madame Lara Micheli». Questo ci porta alla seconda storia.

Oskar Kokoschka e Alma Mahler

Vienna, 1912. Al centro della vita mondana viennese c’è una presenza fissa che lascia senza fiato qualunque uomo. Si chiama Alma Mahler, ha poco più di trent’anni, due bambine, ed è la vedova del celebre compositore Gustav Mahler. Nel 1912 Alma è corteggiata da mezza città, ma ha in testa solo una persona: un venticinquenne dall’aria selvaggia, testa rasata, grandi orecchie a sventola, occhi leggermente strabici. Si chiama Oskar Kokoschka, un pittore di talento che con Egon Schiele diventerà uno dei maggiori esponenti della pittura austriaca di quei tempi. L’amore tra Alma e Oskar è dirompente, ma tumultuoso: due anni scanditi da alti e bassi, continui litigi e fughe – di lei, esasperata dalla possessività dell’amato. Finché arriva la guerra che, come nella relazione tra Salinger e Oona O’Neill, manda tutto all’aria. Alma tronca la relazione e Oskar è chiamato al fronte. Al rientro in patria Kokoschka è traumatizzato: il dolore per le gravi ferite alla testa che ha riportato e per i ricordi di ciò che ha vissuto si sovrappongono in modo ossessivo alla perdita di Alma. Il vuoto verrà colmato in un modo bizzarro, ma molto in linea con il carattere del pittore. Un giorno Oskar si reca da una fabbricante di bambole e gliene richiede una a grandezza naturale, in tutto e per tutto simile ad Alma Mahler, realizzata secondo i disegni che egli stesso fornirà. Dopo qualche mese, la bambola è pronta e Oskar è raggiante: la tiene in casa come una sposa, la porta fuori a qualunque festa o ballo a cui sia invitato, la veste con costosi abiti. La messinscena non dura a lungo: tornato da una festa dove ha bevuto fino a sfinirsi, Oskar fa a pezzi la bambola e la abbandona in giardino. Il giorno dopo, alla porta, si presenta la polizia: c’è una donna orribilmente smembrata e coperta di sangue sul suo prato. Oskar spiega la situazione, mostra l’imbottitura, indica le macchie di vino rosso che pare sangue: i poliziotti, perplessi, se ne vanno. Oskar non tornerà mai più con Alma: né con quella vera, né con quella finta, ma il loro amore rimane immortalato nella tela La sposa del vento, capolavoro dell’Espressionismo.

Se volete sapere di più di questa storia potete leggere La creatura del desiderio di Andrea Camilleri (Skira). Scoprirete che, prima di Mahler, Alma aveva avuto una relazione con il pittore Gustav Klimt, e dopo Mahler avrà come mariti prima Walter Gropius, il fondatore del Bauhaus, e poi lo scrittore e drammaturgo Franz Werfel. La Storia ce la consegnerà infatti come ‘la vedova delle quattro arti’. Ma se ci spostiamo un po’ a nord-ovest, in quegli stessi anni, troviamo una donna che in fatto di conquiste poteva tenere testa ad Alma, dato che annoverò tra i suoi amanti nomi come Pablo Picasso, il duca di Westminster, Dimitri Pavlovich, Jean Cocteau e Igor Stravinsky. Così arriviamo a Coco.

Coco Chanel e Igor Stravinsky

Parigi, 1920. Al centro della vita mondana parigina c’è una presenza fissa che è sulla bocca di tutta la città. Si chiama Gabrielle Bonheur Chanel, è un’orfana, cantante, col nome d’arte di Coco, della Rotonde, che smette quando si accorge di saper cucire ‘come una fata’, dando vita a un’attività che conta ormai cinque laboratori e trecento sarte. Tutta Europa vuole le creazioni di Coco, la sua fama è all’apice. Sembra essere stata baciata dalla fortuna, ma non è così: l’anno prima il suo grande amore, Boy Capel, è morto in un incidente stradale. Coco sembra inconsolabile, ma in quei giorni arriva a Parigi il compositore russo Igor Stravinskij, in fuga dalla rivoluzione bolscevica e senza un soldo. I due si conoscono appena, ma sette anni prima Coco aveva assistito alla prima della Sagra della Primavera al Théâtre des Champs-Elysées. Musica e coreografia erano parsi troppo originali per il pubblico, ma Coco ne era rimasta incantata. La prima volta che si incontrano è un colpo di fulmine: Coco si offre di ospitare Stravinsky e famiglia nella sua lussuosa villa di Garches, appena fuori Parigi, dove Igor potrà comporre in tutta tranquillità. Stravinsky accetta e si trasferisce lì con la moglie Katerina, confinata a letto dalla tisi, e i quattro figli. L’amore tra i due è breve e tumultuoso: Coco non tollera il fatto che Igor non la consideri un’artista e questo è motivo di continui litigi. Crede anche di essere rimasta incinta, ma non è così. Quando la relazione finisce, Coco si rifugia tra le braccia del duca di Westminster, Igor tra quelle di Vera de Bosset, che diverrà la sua seconda moglie. Così, anche questa storia finisce senza figli. Forse, anche in questo caso, ne venne alla luce uno: il profumo Chanel n.5, creato proprio in quell’anno dall’incontro tra Coco e il profumiere Ernest Beaux.

Se volete sapere di più di questa storia potete leggere Coco Chanel & Igor Stravinsky di Chris Greenhalgh. Altrimenti potrebbe bastarvi un’ultima nota. Coco alloggiò per la maggior parte della sua vita all’Hotel Ritz di Parigi, in un’unica stanza spoglia e completamente bianca. L’unico ornamento alle pareti era un’icona russa, donatale da Igor Stravinsky.