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‘Rien n’est plus beau qu’un corps nu’, scrisse Saint Laurent tra i suoi appunti: era il 1971, l’idea della pelle nuda. Jean Loup Sieff scattò la fotografia: Yves vestito solo dei suoi occhiali per il lancio della prima fragranza maschile, YSL pour Homme. Un nudo in bianco e nero che fece scandalo. Era la prima volta che un uomo compariva in una campagna pubblicitaria di un profumo maschile. Saint Laurent fu il primo stilista a posare, nudo, per la propria griffe. ‘Yves non detestava lo scandalo, soprattutto nei profumi’, avrebbe raccontato poi Pierre Bergé.

Desessualizzazione della nudità, provocazione: ‘Da tre anni questa eau de toilette è la mia. Oggi può essere vostra’ recitava il claim pubblicitario. Si può definire la prima comunicazione di un lifestyle. ‘Saint Laurent voleva che il profumo fosse l’oggetto del desiderio. La sua immagine non suggeriva machismo, competizione virile, come altre pubblicità di fragranze dell’epoca, ma offriva solo un profumo agli uomini che volevano odorare di buono’, sottolinea Jay Harris sul magazine britannico Cereal, 2014. Molti giornali dell’epoca rifiutarono di pubblicare l’immagine (la stampa originale sarà battuta all’asta nel 2010 da Christie’s per 18.750 sterline) ma il dibattito sulla campagna fra detrattori ed entusiasti fruttò alla maison più di cento articoli nel mondo.

Negli anni Settanta, Saint Laurent fu il primo ad aprire una boutique di pret-à-porter, in Rive Gauche, la sponda bohémienne della Senna. L’idea funziona: la griffe raggiunse il primato nell’esportazione del luxury ready-to-wear femminile. Marguerite Duras scrisse: ‘Le donne di Saint Laurent sono uscite dagli harem, dai castelli e anche dalle periferie, sono nelle strade, nei métro, nei Prisunic, alla Borsa’. Negli stessi anni uscì Rive Gauche: il profumo della sensualità borghese. Disegnato per le donne che frequentavano quella sua boutique fu la prima fragranza della storia in lattina, per sottolineare le note metalliche fredde degli aldeidi, le molecole di sintesi allora di moda, per la composizione floreale con un fondo poudré. Nel ’75, quando le donne in cerca di forza sceglievano il maschile Eau Sauvage di Dior, Saint Laurent presentò il primo profumo unisex, Eau Libre, una colonia intensa ma con la freschezza delle note verdi e agrumate. Ancor più critiche e dibattiti sollevò Opium, lanciato nel 1977 in contemporanea con la sfilata Les Chinoises. Il profumo Opium fu bandito da alcuni paesi perché evocava la droga nel nome. Nell’immagine della campagna, firmata da Helmut Newton, Jerry Hall era adagiata tra i cuscini in una simil fumeria d’oppio (il set era la stanza orientale di casa Saint Laurent-Bergé). Il flacone si riferiva a un inro giapponese, il contenitore dove i samurai mettevano i medicamenti e l’oppio: fu disegnato da Pierre Dinand che in prima istanza l’aveva pensato per Kenzo, ma da Kenzo era stato rifiutato.

Più la stampa criticava la voglia di provocazione di Yves Saint Laurent, più il desiderio cresceva: i tester venivano rubati, i poster pubblicitari strappati e appesi nelle camerette e le profumerie nel giro di qualche ora facevano sold out. In Europa, nel primo mese di lancio, Opium vendette più di Chanel N°5 in un anno, e in dodici mesi le vendite toccarono – registra il sito del Musée YSL di Parigi – i trenta milioni di dollari. Dieci anni dopo sarà ancora al primo posto della classifica dei profumi francesi in America. Opium era una fantasia orientalista. Yves, che non viaggiava molto, si riferiva più a Baudelaire che ai vicoli di Shanghai. Un profumo di ambra e patchouli in un’epoca dominata dai jus fioriti e dagli aldeidi dei profumi mainstream delle grandi case cosmetiche americane.

La storia la sappiamo, ma ci piace come una poesia: Yves Saint Laurent nacque a Orano in Algeria nel 1936, arrivò a Parigi nel ’54, l’anno dopo divenne assistente di Christian Dior. Quando il maestro morì, Saint Laurent diventò il direttore artistico dell’atelier. A ventun anni Saint Laurent fu il più giovane couturier al mondo. La sua prima collezione per Dior, la linea Trapèze è l’inizio di un cambiamento nell’alta moda, che si apre alle ispirazioni della realtà contemporanea e libera il corpo delle donne. Licenziato mentre è ricoverato in ospedale militare durante la guerra franco-algerina, vince la causa di lavoro contro Dior e con il risarcimento di 680.000 franchi crea la propria maison, insieme a Pierre Bergé. Il 19 gennaio 1962, all’atelier di rue Spontini, la prima sfilata manda in scena la rivoluzione. Yves non solo osserva i cambiamenti della società, ne è partecipe, acceleratore. L’alta moda diventa complice degli sconvolgimenti dell’epoca e, per certi versi, li determina.

Yves Saint Laurent took inspiration from Mondrian for the 1965 collection

‘La sua opera ha superato quella dei couturier: Yves ha abbandonato i territori dell’estetica per penetrare nel sociale’, ha spiegato Bergé in Saint Laurent Rive Gauche: Fashion Revolution. Erano gli anni Sessanta, Saint Laurent lavora su quella che oggi i sociologi definiscono gender fluidity, sulla dualità maschile/femminile, e traduce gli abiti più identitari della virilità nella dimensione più femminile ed empowering. Manda in passerella caban e tailleur pantaloni, sahariane e tute, trench e blouson noir. Anticipa il desiderio di libertà sessuale che si respira nel 1966 e lo traduce nella camicia Nude Look, una blusa, una nuvola di cigaline nera che lascia trasparire il seno nudo. Nei Settanta sarà la volta dell’etnico metropolitano, prima che diventasse di moda, con collezioni ispirate all’Africa nera, al Marocco, al folklore russo, alla Cina imperiale, all’India. Di Saint Laurent è il primo smoking femminile, la rilettura del tuxedo in quel tessuto fino ad allora for man only che è il grain de poudre nero.

Agli abiti di Saint Laurent si ispira oggi la collezione di alta profumeria Vestiaire des Parfums: oltre al Tuxedo, ovviamente, appaiono il Caban, il Blouse, il Saharienne, e così discorrendo, tra modelli e tessuti propri alla moda YSL. Sillage-sinestesia evocano caftani e trench. La brillantezza del vinile e la texture cangiante del velluto suggeriscono gli angoli della Rive Gauche, con i suoi indirizzi genius loci: 24 rue de l’Université, 37 rue de Bellechasse, 6 place Saint Sulpice. Les Vestiaire des Parfums – profumi ovviamente no gender – lo ripetiamo, no gender, quasi un’ossessione per Yves, come se oggi ne sia una nemesi e un lascito.

Quell’abito maschile tagliato per la donna, in grain de poudre, fu lanciato nel 1966. Era un’epoca in cui, le donne che indossavano i pantaloni per abito da sera, apparivano ancora come un’immagine shock – tanto che alcuni hotel e ristoranti rifiutavano loro l’ingresso. ‘Le Smoking’ diventerà un classico declinato in ogni collezione ancora oggi. Yves continuerà ad amare la sua versione originale: una replica fu l’ultimo capo realizzato nell’atelier di avenue Marceau prima della chiusura nel 2002, ordinato da Sir Paul Smith per la moglie.

Si è appena aggiunto un nuovo profumo alla collezione Vestiaires des Parfums – si poteva indovinare: Grain de Poudre, quella stoffa maschile granulata, texture lucido-opaca con il contrasto tra la dolcezza della viola e l’energia della salvia, in una costruzione sartoriale che nell’ambiguità del tessuto riflette l’ambivalenza dei sensi. ‘Il profumo è il fratello del respiro’, disse Saint Laurent. Nelle sale del Musée Yves Saint Laurent di Parigi, tra quasi trentamila abiti, accessori, disegni, campioni di tessuti, non c’è neanche un profumo.

yslbeautyus.com