Milano foto di Filippo Ferrarese

Piazza Liberty, Milano, in uno scatto di Filippo Ferrarese

Le polveri sottili sono una concausa della propagazione del virus: per limitarle va ridefinita la mobilità e la distribuzione dei servizi nel tessuto urbano. L’idea di Stefano Boeri è di dividere la città in una serie di borghi, all’interno dei quali è possibile trovare tutti i servizi di cui si ha bisogno. Una città a 15 minuti, che non abbandona la sua dimensione di metropoli. In un momento in cui è imposto il distanziamento sociale, il trasporto pubblico non riesce a muovere lo stesso numero di passeggieri del passato. L’alternativa non può essere l’auto. La mobilità sostenibile è la soluzione secondo l’assessore all’urbanistica del comune di Milano Pierfrancesco Maran: «Altre amministrazioni ci hanno seguito, con la realizzazione di nuove poste ciclabili. Dobbiamo far sì che chi è costretto a spostarsi nella città possa usare la bicicletta e che possa trovare ciò di cui ha bisogno in un raggio ristretto».

Ci sono quartieri dove ‘la città a 15 minuti’ non è attuabile. È incoraggiato un investimento per realizzare servizi pubblici, commerciali e culturali anche nelle zone di Milano che al momento ne sono sprovviste. Non ci si può limitare alla redistribuzione spaziale attraverso la costruzione di nuove arterie ciclabili, ma allargarsi a nuove idee per la divisione dello spazio. Per Mobility in Chain, uno studio di pianificazione e progettazione dei trasporti con sede a Milano, la ridistribuzione spaziale dovrebbe essere accompagnata da una desincronizzazione dei tempi di lavoro e dal telelavoro.

Non si può ridisegnare una città senza pensare al verde, anche nell’ottica della riduzione delle polveri sottili. La relazione tra la casa e l’esterno è cambiata in città. Dopo Expo Milano ha iniziato un processo di estroversione che ha attirato a sé giovani studenti e lavoratori. A Milano ogni abitante ha a disposizione 52mq di spazio abitativo, 25milioni di metri quadrati di verde pubblico – escluso quello agricolo. 18 metri quadrati di verde a testa. Secondo Chiara Quinzi, architetto milanese: «La media in Italia è di 31 metri quadrati di aree verdi pro capite. Il verde è un elemento che a Milano andrebbe incrementato e utilizzato in modo diverso». Aumentare parchi e giardini, ma anche estendere i marciapiedi per poter ospitare nuovi alberi e arbusti, anche con un’idea di forestazione della città. Idea che potrebbe legarsi a Forestami, il progetto del Comune di Milano che prevede la piantumazione di 3milioni di alberi entro il 2030. Un aumento degli spazi che porterebbe benefici anche a bar e ristoranti, che potrebbero creare degli angoli di verde nei loro dehors.

Altro tema affrontato durante ArchWeek è la riprogettazione dei layout delle superfici economiche e commerciali. Bar e ristoranti avranno bisogno di più spazio all’esterno, non potendo ospitare lo stesso numero di persone del periodo precedente alla pandemia. Nel documento Milano 2020 Palazzo Marino ha ipotizzato due linee guida. La prima: l’apertura dello spazio pubblico, per bar e ristoranti che potranno utilizzare i marciapiedi per recuperare i metri che verranno persi all’interno. La seconda: è stato aperto un bando destinato a designer, creativi, architetti e professionisti della comunicazione per costruire un catalogo di soluzioni per ridisegnare gli spazi e renderli adeguati al distanziamento sociale. Cristina Tajani assessore alle Attività produttive, al Commercio del Comune di Milano, spiega che «i progetti e le idee che riceveremo saranno pubblicate su un catalogo consultabile che avrà due funzioni: offrire soluzioni operative per attività economiche e di mettere in contatto creativi e imprenditori».

Per un ripensamento degli spazi della cultura ­– la Milano degli eventi, dei teatri, della Scala e dei musei. L’agenzia per la trasformazione culturale cheFare, dà voce a chi lavora nella cultura a Milano e in Italia. Il presidente e direttore scientifico Bertram Niessen sprona a «rivalutare gli spazi culturali di prossimità, nell’ottica della ‘città a 15 minuti’. Ci si aspetta interventi sia da parte delle tradizionali istituzioni culturali, sia dal basso, dall’attivismo culturale e dal terzo settore».

Nella seconda parte della Milano Arch Week Marathon architetti italiani e internazionali, che si sono confrontati con la città, hanno illustrato il loro rapporto con Milano. Bjarke Ingels, architetto danese dello studio BIG, ha progettato il nuovo edificio dell’ingresso Nord nel quartiere Citylife. Formata da due volumi, uniti tra loro da una copertura a portico, la struttura non spezzerà la superficie verde che la circonda, permettendo a chi vive il quartiere di utilizzare lo spazio senza soluzione di continuità e creando nuovi spazi di sociabilità all’esterno. L’architetto giapponese e professoressa del politecnico di Milano Kazuyo Sejima, ha spiegato l’idea alla base del nuovo Campus della Bocconi, progettato dal suo studio SANAA e inaugurato da poco del complesso: unire le aree della zona Sud di Milano dove il complesso sorge. Al centro del progetto c’è un parco, che interseca il lato Nord e quello Sud, fruibile da tutti.

Milano ArchWeek 2020

La città va ripensata. La quarta edizione di Arch Week, promossa dal Comune di Milano, dal Politecnico e dalla Triennale si è svolta in streaming, sabato 16 maggio. È stata dedicata a Milano e a come la città deve essere ridisegnata, dopo l’emergenza sanitaria. Gli ospiti del primo appuntamento di quest’anno sono state associazioni e architetti che lavorano sul territorio. Milano Arch Week Marathon è il titolo del primo incontro. Idee per una nuova Milano, alcune concrete e realizzabili nell’immediato, altre proiettate verso la città dei prossimi mesi. Il sindaco Giuseppe Sala ha presentato Milano 2020, un documento che ha lo scopo di progettare una strategia per i prossimi mesi, aperto alle osservazioni e ai contributi della cittadinanza. Le idee e i progetti saranno riuniti per materia insieme a una valutazione di fattibilità.