Villa Malaparte

Capri, Villa Malaparte

Nella prima metà del Novecento, approdare sull’isola di Capri significava abbandonare tutto quel che succedeva a pochi chilometri di distanza, sulla terraferma, ed entrare in una dimensione di libertà. Tutto – o quasi – era concesso. Ciò che vi succedeva era nascosto, segreto. Vi arrivavano sperimentatori, rivoluzionari, letterati, artisti. La libertà espressiva diventava uno dei valori del luogo. Le arti fiorivano, compresa l’architettura.

Capri si inserì nella scena internazionale dell’architettura moderna nel 1922, anno in cui si tenne sull’isola il primo Convegno sul paesaggio. Un dibattito indirizzato alla teorizzazione e riproduzione mimetica continua di un certo ‘stile Capri’, definito e imposto da regolamenti edilizi, rientranti nel Programma estetico del Comune di Capri spinto dall’esteta e naturalista Edwin Cerio, allora sindaco. Queste limitazioni non si sposavano con i principi liberali dell’isola, che ben presto divenne un campo di confronto per gli architetti arrivati in quegli anni. Si venne instaurando una sorta di gara per aggirare i regolamenti edilizi, dando sfogo alla creatività compositiva, che dette vita a opere nascoste dalla vegetazione o incastonate nella roccia. Casa Malaparte è il capolavoro razionalista dall’iconico tetto-terrazza, progettata dal 1938 dallo stesso Curzio Malaparte su un’idea iniziale dell’architetto Adalberto Libera.

Capri, Villa Malaparte

In questo succedersi di architetti e sperimentazioni, si inseriva anche il milanese Piero Bottoni, che con Capri instaurò un rapporto che si spinse oltre la sfera lavorativa. Cominciò a frequentare l’isola alla fine degli anni Cinquanta, ormai professionalmente cresciuto e con un bagaglio di esperienze progettuali che spaziavano dall’architettura, all’urbanistica e al design. Era accompagnato dalla seconda moglie Giuditta Rossini, che sposò nel 1958, dopo esser rimasto vedovo. Da Giuditta ebbe due figli, Piero e Stella, chiamata così in onore della prima moglie, l’artista di origine polacca Stella Sas Korczynskasi.

In buona parte di questa fase della sua vita, Bottoni vide in Capri il luogo dove tornare a ogni occasione, per lavoro e per piacere. Sceglierà di avere qui, fino alla sua morte, la sua nuova casa di vacanza. Precedentemente aveva prediletto la Versilia, trascorrendovi periodi nella Casetta nella pineta ai Ronchi a Marina di Massa –progettata nel 1945 –, molto legata al vissuto con Stella. La perdita dolorosa della moglie lo allontanò da quei luoghi. Capri gli apparve come un nuovo mondo. Nel 1958 decise di acquistare e restaurare un rudere demaniale attiguo alla Grotta di fra’ Felice, facendone un buen retiro per sé e per la sua famiglia. Seppure folgorato dalla bellezza dello scenario naturale, non fu mosso da uno spirito turistico, ma dal desiderio di imprimere un atto sociale iniziatore di un nuovo corso.

Piero Bottoni

Piero Bottoni

Il voler abitare una nuova casa incarna la speranza di trarne vibrazioni vitali. Un modo di trovare un proprio angolo dal quale osservare in privato il panorama di rapporti umani e di eventi della vita, piuttosto che il sole e il mare. La magia dell’architettura sta nel riuscire a influenzare questi processi di identificazione, aiutando o, al contrario, contrastando un rapporto totale fra costruito e occupante. Si tratta di quesiti sempre affrontati in profondità e con estrema delicatezza da Bottoni, in particolare quando si approccia ai temi del residenziale.

Nel 1959, Bottoni confida alla storica dell’architettura Giulia Veronesi: «A me non interessa costruire una casa, bensì quella data casa che possa costituire, almeno nelle mie aspirazioni, un evento sociale oltre che estetico; quella data casa che, nell’impostazione strutturale e figurativa, interpreti schiettamente un determinato momento della vita e della cultura».

Le opere di Bottoni per Capri non sono generalmente annoverate fra quelle che hanno reso nota l’isola nell’ambito dell’architettura moderna. Il suo lavoro qui sceglie di rinunciare a obiettivi scenografici. Si configura tramite interventi misurati e discreti, a loro modo avveniristici. Un preciso equilibrio compositivo dispone in maniera nuova gli elementi del lessico architettonico isolano: volumi compositi, volte estradossate, aperture asimmetriche, terrazzi e scale esterne sorrette da archi rampanti.

capri a inizio novecento

Capri a inizio Novecento

Capri a inizio Novecento

Capri a inizio Novecento

Il primo approccio lavorativo dell’architetto a Capri fu la progettazione di Casa Cerrotta, in via Tiberio, nel 1958. Quasi con ironia, scelse di evitare le caratteristiche tipologiche classiche ancora ricorrenti in base al piano paesistico di Gustavo Giovannoni, risalente al 1938. Bottoni propose la compresenza di logiche progettuali moderne e razionali applicandole allo stereotipo di casa di quel luogo. Mantenne questo approccio nei progetti di residenze per l’isola, andando a definire l’interpretazione caprese dell’abitazione moderna. In questo caso l’architetto pensò a due facciate sovrapposte su due fronti, a ricreare l’irregolarità delle costruzioni tipiche. Il progetto venne bocciato – non per la sua originalità, ma perché la Soprintendenza non si fida che il sig. Cerrotta lo voglia poi realizzare così come è stato immaginato”. Bottoni tenta di ottenerne l’approvazione, senza successo, garantendo l’aderenza dell’opera al progetto e raccomandando al committente-costruttore “che la copertura sia eseguita col sistema caprese con la volta a crociera conforme al disegno e non con soluzioni diverse, magari più economiche.

Non smise di interessarsi all’isola e, sempre nel 1958, visitò i ruderi demaniali attigui alla Grotta di fra’ Felice, in via Krupp. Nel 1926 Alberto Savinio definì dura e militaresca questa via che si arrampica lungo una scoscesa parete rocciosa affacciata su Marina Piccola. Il rifugio vi si incastra in maniera discreta, chiamato quasi con ironia Villa Krupp, poiché appartenuto nel secolo precedente al magnate dell’industria militare tedesca Alfred Krupp, benefattore e innamorato non corrisposto della Capri début du Siecle. Un eremo appena sotto la Certosa, immerso nel paesaggio, sospeso fra cielo e mare. Un vano di modeste dimensioni, reso infinito dallo strapiombo sul mare. Un’ampia terrazza soprastante, prospiciente la grotta di Fra’ Felice, offre una vista unica su Marina Piccola. Incantò l’architetto.

Via Krupp

Via Krupp

Bottoni capì di aver trovato il suo posto e con l’aiuto dell’amico Luigi Cosenza riuscì a risolvere inghippi burocratici e ad acquistarlo come nuova casa di vacanza. Si avventurò con entusiasmo nel complesso restauro architettonico, viste le necessarie opere di ripristino anche strutturale, a causa del lungo abbandono, delle intemperie e dell’uso bellico nella seconda guerra mondiale. I lavori lo impegnarono per circa due anni. L’architetto elaborò diverse versioni del progetto, cercando un equilibrio fra la componente storica e l’estetica moderna. Una sperimentazione sul restauro da lui già messa in atto in progetti magistrali quali l’ampliamento di Villa Cicogna a Bergamo (1935), la rifunzionalizzazione di Casa Bedarida a Livorno (1936-37), l’intervento su Villa Muggia a Imola (1936-38) e la ristrutturazione di Casa Minerbi a Ferrara (1953).

Anche in questa residenza estiva per se stesso, l’intervento diede vita a un unico vano multifunzionale, coperto dalle due arcate originali, con le attrezzature essenziali. Emerge quello spirito degli architetti razionalisti che Bottoni rappresenta appieno, imperniato sul tema dell’alloggio minimo. Vi si dedicò nel 1929, progettando i locali di servizio della Casa elettrica alla IV Esposizione internazionale delle arti decorative e industriali moderne di Monza e, nel 1932, disegnando il Complesso di case popolari presentato alla V Triennale di Milano. Riuscì a fondere questi principi minimalisti dal carattere contemporaneo e internazionale con i riferimenti all’architettura vernacolare, plasmandoli sulle particolarità del paesaggio isolano. In quest’ottica, gli interventi radicali furono ridotti allo spazio interno, limitandosi a ben poche sistemazioni esterne, quali la sistemazione del viottolo di accesso, la pavimentazione della terrazza soprastante e il ripristino dei muretti in pietra che disegnano sedute, fioriere e parapetti verso il mare. A ciò si aggiunse la consueta attenzione di Bottoni verso la vegetazione autoctona, alterata nel minor modo possibile dal suo intervento.

Bottoni fece scrivere su una targa commemorativa della sua casa: Qui nell’anno 1898 Federico Alfredo Krupp, imbattuto fabbricante di cannoni, incondizionatamente si arrese alla divina bellezza di Capri, spesso ritirandosi in questo eremo e confermando che bellezza e poesia valgono più che potenza e denaro. Una sorta di risarcimento dello scandalo che aveva travolto il tedesco, arrivato a Capri nel 1899, e che nel 1902 lo porterà a un suicidio – non ufficialmente dichiarato – che aveva preso forma da illazioni scaturite sull’isola e rimbalzate in Germania dal giornale socialista La Propaganda e dalla campagna denigratoria condotta sul Mattino di Napoli da Matilde Serao. Piero Bottoni amò fino alla fine questo luogo e, ormai cittadino saltuario dell’isola, continuò a lungo a lavorarci.

Fra i tanti progetti, vanno citati il sopralzo di Casa Ruocco in via Vittorio Emanuele (1959-60), Casa Ferraro in via Tiberio (1960), una Casetta con piscina sempre in via Tiberio (1961 circa), la trasformazione in albergo di Villa Scalinatella in via Tragara (1961-63), la ristrutturazione del piano terra di Villa Alfa in via Marina Piccola (1965), Villa La Quercia (1967-69) e infine lo studio del Piano regolatore per Capri (1969). Sono opere annoverabili fra i buoni esempi di quel regionalismo critico in grado di attraversare la storia dell’architettura moderna, richiamandosi all’identità culturale dei luoghi senza scadere in una forma di sentimentalismo locale.

Nel settembre del 2003, in occasione del centenario della nascita e del trentennale dalla morte, questo merito e sentimento dell’architetto milanese per questa sua patria elettiva, viene riconosciuto con l’apertura al Palazzo dei Congressi di Capri della mostra Piero Bottoni a Capri – Architettura e paesaggio, 1958-1969. Un’esposizione che raccoglie disegni e immagini realizzati in oltre un decennio di lavoro in questo contesto unico, che dall’epoca dei viaggiatori del Grand Tour a oggi, non potrà mai smettere di essere un’ispirazione per artisti, creativi, scrittori e poeti. Una sirena che ha attratto chi transfuga da realtà oppressive e orizzonti angusti, in cerca di quella libertà che qui è immutata.