Un’esplosione di energia creativa, questa la forza vitale del progetto Moncler Genius: un capitolo nuovo del brand fatto di molteplicità, di apporti liberi che convivono disegnando un mosaico composto di differenze e di individualità. Voci e approcci diversi – anche totalmente lontani –linguaggi molto connotati, riuniti in un solo molteplice itinerario progettuale voluto da Moncler.
Questo progetto è il cambiamento che diventa necessario, è un continuo rinnovarsi che fa guardare lontano, oltre ogni frontiera a livello estetico e ideologico. È una piattaforma di lancio costruita su una capacità d’innovazione e ricerca tecnologica assoluta e nutrita dalla fiducia nella creatività.

«Abbiamo scelto designer molto differenti tra loro perché da sempre parliamo a diverse generazioni», afferma Remo Ruffini, Presidente e Amministratore Delegato di Moncler, che ha ideato questa svolta per Moncler «e abbiamo bisogno di offrire di continuo nuove emozioni e idee. Moncler Genius si articola in diverse collezioni l’anno. Abbiamo cambiato ogni cosa, superando il concetto di stagione stesso. Siamo mensili, settimanali, giornalieri. Un’attitudine che riduce sensibilmente lo spazio di tempo che intercorre tra la presentazione delle collezioni e l’effettivo arrivo in negozio». 

Sono otto le sezioni che contribuiscono a formare l’insieme espressivo di Moncler Genius, coinvolgendo figure creative diverse. Una task force per realizzare altrettanti ambiti creativi che definiscono l’identità del marchio. Il DNA del brand vi si rivela secondo le diverse visioni e ne asseconda e coltiva le molteplici possibilità di realizzazione.

Craig Green si focalizza su elementi strettamente legati all’uomo, dove protezione e funzione sono i temi dominanti. Ispirato da sempre da un approccio pragmatico, Green disegna sagome esagerate e scultoree, costruite come la somma di elementi cubici che mantengono un senso di funzione, concentrandosi esclusivamente sui piumini in nylon opaco e in cotone. Per quanto radicali, le sue silhouette scultoree possano apparire, nel loro ribaltamento del dialogo tra capo di abbigliamento e corpo, in quel loro look da salvagente o da zattera di salvataggio. L’imbottitura importante conferisce ai capi proporzioni monumentali, eppure è estremamente leggera – quasi fosse fatta d’aria. La protezione giunge ai massimi livelli, trasformando il piumino in una sorta di moderna armatura, con il cappuccio che cela il volto. 

Amplificati nella loro simbolica seppur funzionale presenza, i capi assumono la valenza di veri e propri habitat: unità autosufficienti in cui rifugiarsi e vivere in condizioni estreme. Craig Green esprime una visione futurista che pone fieramente al centro l’essere umano. Proposta in una rigorosa palette di bianco, nero e blu notte, la collezione si impone in tutta la sua radicalità. Le impunture nere creano un effetto gessato, dando un tocco grafico. 

 

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Craig Green

Courtesy Press Office

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