SSheena SS 19
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Text Jacopo Bedussi
@jacopobedussi

 

Sabrina Mandelli è la personalità ectoplasmatica che tiene le fila di SSHEENA, brand indipendente nato nel 2015. Di lei si sa poco e appare ancora meno. È una designer brianzola, come si intuisce dalla passione per un understatement padano, per l’agiografia della sciuretta e per lo charme meneghino che guarda alla mitteleuropa e al rigore rivoluzionario fassbinderiano. Dopo gli studi in fashion design all’Istituto Marangoni e una parentesi nella demi-couture da Dolce e Gabbana, è oggi head-designer per la donna Off White.

Lontano dall’isteria street, anzi forse in completa opposizione, è la collezione spring/summer 19 Di SSHEENA che è stata appena presentata a Parigi: Una psicosi domestica per dive da tinello, quasi un inno alla couture da divanetto. Il concept per questa stagione nasce da una teenager vestita di pizzo bianco che ha scelto un furetto come animaletto di casa, come in equilibrio tra il romanticismo e il punk – tra il candido e il corrotto.

Una storia di dicotomie e di ossimori. Come quando ci si veste di tutto punto per un party e poi, già sulla porta, si cambia idea e si resta in casa, con un abito che non c’entra più niente, per guardare la tv o leggere un libro che parla di Bunny Roger, genio sincretico che fu couturier, dandy ed eroe di guerra – oppure di Virginia Wolf e Vita Sackville-West. Con Promesse disattese per alternative folgoranti, è una storia di coolness da cameretta, per timidezza e per snobismo. C’è sempre la nevrosi, leitmotiv del brand, però ridotta a divertissement intimo. Senza drammi, autoironico e con un atteggiamento mai remissivo, anzi riottoso e pronto a prendersi sempre la scena, tra una risata acutissima, una sigaretta, un drink, come certe zie single che tutti abbiamo avuto e invidiato per quel piglio sardonico da golden age of Hollywood, da Joan Crawford e telefoni bianchi.

E poi le scarpe, magnifica ossessione di Mandelli. Ballerine e sandali, zeppe e tacchi che provengono da giocattoli o stivali usati in campagna con la punta quadrata perché, citando la designer ‘mi piace muovere le dita dei piedi’. È un universo famigliare e ipnotico, che riconosciamo come nostro eppure mai accomodante. Quando le chiedo quali sono i suoi progetti per il futuro, Sabrina mi dice sghignazzando: «Vorrei disegnare Chanel. O, senza esagerare, mi accontenterei di una seconda linea, ho anche già il nome pronto: SSHANEL