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Text Alessandra Lanza
@ale_theia

Si presenta al vernissage in 10 Corso Como con i capelli biondi raccolti e una blusa color bluette, dello stesso tono di molte delle immagini che troviamo nei suoi libri e anche in questa mostra. Richiama i cieli cui ci ha abituato e in particolare quello della fotografia scelta per la locandina di SHE, la mostra inaugurata ieri sera in Galleria Sozzani.

Viviane Sassen (1972), fotografa olandese che da bambina ha vissuto in Kenya con il padre medico, rimanendo irrimediabilmente segnata dall’Africa nel suo lavoro di fotografa, si è avvicinata al mondo della moda, per poi rendersi conto che la sua vera passione non era per i vestiti, quanto per le immagini. Immagini che dovrebbero per lei essere sempre in grado di accendere l’immaginazione e avere il potere di tenere lo spettatore a guardarle per più di qualche secondo. Ci riescono i giochi di colori, di luci e ombre e di geometrie che si sovrappongono ai corpi protagonisti delle sue fotografie, ci riescono con quel senso di perfezione e insieme di disturbo che sanno creare in chi le guarda, con una delicatezza che riesce insieme a graffiare e con l’attivazione di un attrazione che è sì intellettuale, ma che opera anche a livello inconscio, facendo riaffiorare alla mente alcune di quelle visioni una volta abbandonata la mostra, o, nel caso dei suoi libri, una volta girata la pagina.

Questa mostra si intitola SHE: in che modo viene raffigurato il corpo femminile, elemento costante della sua poetica, in questo lavoro?

«In questo caso sono stata molto ispirata dal fatto che ci sia una sorta di revival del femminismo in corso, ma per quanto io sia interessata a questo fenomeno e al dibattito politico attuale, per questa serie ho voluto fare qualcosa di non politico. Qualcosa di molto più ‘organico’ e di legato alla terra, alla materia. Questo lavoro parla molto di fertilità e della capacità che hanno le donne di mettere al mondo, di allattare. Nelle mie immagini parlo dell’amore per i lavori di tipo manuale, della tattilità delle cose, della terra, del fare il pane. Non lo faccio in maniera letterale, ma è come se le cose che ho fotografato, in una maniera universale, raffigurassero l’idea di una femminilità».

Le sue immagini ci portano spesso a riflettere sulla fotografia come medium. Pensa che la fotografia possa contribuire in qualche modo alla rinascita del femminismo in corso?

«Penso davvero che la fotografia sia davvero il primo media e che tante persone ormai non leggano più. Non sono sicura di voler fare uno statement, non è qualcosa che mi interessa particolarmente al momento. Sto facendo qualcosa di molto personale e di molto intuitivo. Se le persone riescono a mettersi in relazione con il mio lavoro in maniera personale va bene, e se non succede va bene lo stesso. Non credo nella verità, penso che ci siano moltissime opinioni. Non c’è un unico modo di dire e di raccontare qualcosa, ci sono molti modi ed è come un processo organico di inseminazione, in cui sentiamo che qualcosa ci appartiene e in qualche modo attecchisce in noi».

Negli ultimi anni ha prodotto moltissimi libri: come funziona per lei la progettazione di una mostra come questa?

«Questo non è l’esempio perfetto di come di solito organizzo una mostra, perché di solito lavoro sulle serie, ma in questo modo: per me una serie o un progetto in generale, sono finiti solo quando faccio un libro. Fare un libro è per me meraviglioso perché in quel modo il progetto è finito ed è lì nel mondo. Fare libri, in generale, è una cosa importantissima nel mio percorso. Inoltre trovo che siano un mezzo assolutamente democratico. Non tutti possono comprare una stampa, ma quasi tutti, anche gli studenti, possono permettersi un libro se davvero lo vogliono. Ecco perché mi piacciono tanto».

SHE – Viviane Sassen

Galleria Carla Sozzani
Corso Como 10 – Milan

20 settembre – 12 novembre 2017

Orari: Venerdì – Martedì 10.30 – 19.30

Mercoledì – Giovedì 10.30 – 21.00

Images courtesy of Fondazione Sozzani – Galleria Carla Sozzani
www.galleriacarlasozzani.org – @galleriacarlasozzani