previous arrow
next arrow
Slider

Sembra che Marcel Proust fosse innamorato di Parma: era capace di far svegliare in piena notte la figlia di un amico solo per farsi dire il nome della città. Peccato che a Parma non ci fosse mai stato. Poco importa, bastava il nome a farlo viaggiare con la mente – si viaggia anche così. Una città non è solo di pietra. È fatta di suggestioni, di memorie, odori, sapori. Parma, città di profumi lo è da sempre. Dai tempi di Maria Luigia d’Asburgo, la seconda moglie di Napoleone Bonaparte, che amava coltivare violette, fino a Carlo Magnani, barone giramondo, che nel 1916 creò la fragranza di Colonia. Nasceva Acqua di Parma. Il brand che oggi ha sede a Milano, parte del gruppo LVMH dal 2001, ha lanciato quest’anno la nuova Home Collection – dieci fragranze, tra candele e diffusori, ideate per l’arredo olfattivo.

Se una città può stare racchiusa in un nome, una casa non sta solo nelle sue mura. Da studente del Politecnico vagheggiavo su una Storia dell’architettura per ciechi. Era il mio modo un po’ paradossale di dire che l’arte delle costruzioni non stava solo nella sua forma, nella sua immagine. Pochi anni fa Anna Barbera ha scritto un libro sull’argomento: Storie di architetture attraverso i sensi. I luoghi, dice in sintesi, scatenano sensazioni, cioè attivano i nostri sensi. In fondo l’architettura è una esperienza totalizzante: non è solo disegno, non solo vista – anche tatto, udito, olfatto. Le avanguardie dell’architettura del Novecento, sempre alla ricerca di nuove frontiere, erano consapevoli che per superare i vincoli compositivi imposti dalle Accademie si dovesse concepire una nuova architettura che fosse anche sensoriale.

Richard Neutra, in gioventù studente di Loos, poi collaboratore di Mendelsohn e di F.L. Wright, nel 1949 scriveva che ‘dovremmo rivolgere attenzione a tutti gli aspetti non visivi dell’ambiente’. La sua era un’architettura delle sensazioni, che cercava le carezze del sole della California, il gocciolio delle piscine dove raffrescarsi, l’ombra delle pergole. Un’architettura che sembrava volesse smaterializzarsi, sparire, un po’ come nel capolavoro di Mies van der Rohe a Brno, Villa Tugendhat, del 1928, dove le vetrate esterne potevano essere abbassate completamente rompendo la cassa muraria e rendendo la casa e il paesaggio un unico ambiente. Cosa non nuova per la cultura mediterranea di noi italiani, abituati a tenere le finestre aperte, a prendere un caffé in terrazza, a vivere tutt’uno col paesaggio, investiti dagli odori che risalgono dalla macchia mediterranea, dai boschi, dalla costa.

Mies van der Rohe, Farnsworth House

Menta, limone, lavanda, rosmarino, vaniglia, cardamomo. Una tavolozza di essenze che attivano di volta in volta le sinapsi del nostro cervello. Ogni profumo è per noi memoria. È sempre Proust a ricordarcelo. Possono scomparire i monumenti, si possono ridisegnare le città, ma la persistenza della memoria trova appigli in cose all’apparenza più vacue. ‘Quando niente sussiste d’un passato antico’ scrive Proust ‘dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l’immenso edificio del ricordo’.

Edificio e memoria. In un profumo. Lo sappiamo dalla nostra esperienza quotidiana. Ogni casa ha un odore, ogni odore ci ricorda una casa dove abbiamo vissuto. ‘Aria di casa’, si dice, non a caso. Non è errato parlare di arredo olfattivo riferendosi alla nuova collezione di Acqua di Parma. Così come ogni singolo mobile o utensile è un elemento che disegna la personalità che ha arredato la casa, allo stesso modo è il profumo che la caratterizza, che la definisce, più ancora delle sue stesse forme. I migliori progettisti contemporanei, memori della lezione dei maestri, lo sanno. Edifici che si smaterializzano – la Fondazione Cartier di Jean Nouvel a Parigi –, che si rendono invisibili – il Tree Hotel di Tham & Videgård Arkitekter nel nord della Svezia –, si mimetizzano – la residenza nella campagna di Rucavas in Lettonia dello studio Archispektras –, e al contempo cercano la loro identità negli odori – le resine del legno del padiglione svizzero di Peter Zumthor all’Exo di Hannover, l’aria iperossigenata del Blu Bar di Diller+Scofidio –, portatori di una memoria affettiva ai luoghi più intensa, più pervasiva.

C’è una storia antica che unisce profumeria e architettura. Dagli antichi egizi che bruciavano nei templi il Kyphi per entrare in comunicazione con il divino, ai palazzi imperiali della dinastia Manciu rivestiti in odorosi pannelli di cedro; dal Feng Shui, filosofia geomantica taoista, dove la componente odorosa ha un ruolo fondamentale, molto studiata dagli arredatori occidentali contemporanei, all’arte giapponese del Koh-Doh – la via del profumo – la tecnica per ‘ascoltare’ le fragranze considerata il più alto livello di sviluppo della percezione olfattiva nell’ambito della corte imperiale; dalla Francia del Seicento, dove Catherine de Vivonne, marchesa di Rambouillet, fu tra le antesignane della profumazione d’ambiente a Jean Francois Laporte, il primo ad aver rilanciato la profumazione d’ambiente in Francia negli anni Settanta, che diceva: ‘Un profumo d’interni deve sottolineare un ambiente senza mai invaderlo’.

Ora che senza più alcun pregiudizio il ‘Fashion design’ e il ‘Sound design’ sono materie che si studiano all’università, vuoi vedere che i giovani studenti del mio Politecnico inizieranno ad approfondire una nuova materia? Potremmo chiamarla Environmental perfume design. La disciplina dove il profumo di un ambiente si fa architettura della memoria.


Acqua di Parma Home Collection. Dalle candele cubo alle candele Murano, fino alle polveri di sapone e la carta profumata per cassetti, i diffusori d’ambiente – in dieci fragranze.

MOMENTI DI VITA. Cinque composizioni catturano i momenti del vivere italiano, per l’arte di ricevere.

Luce di Colonia – le note esperidate di arancia e di limone, il profumo del sole. L‘essenza che sa di accoglienza, gli ospiti in una sala luminosa. Buongiorno – il risveglio con la brezza di menta, lavanda e rosmarino che spalanca la finestra. Note verdi. Fuori la campagna e l‘erba appena tagliata. Il buonumore diventa energia, in cucina o in terrazza. La Casa sul Lago – una villa che si specchia nelle acque. La pace di una fragranza acquatica mescolata al musk. L’intimità. Caffè in Piazza – il cardamomo insieme all‘aroma secco del caffè, vaniglia e hazelnut. Il profumo di un cornetto appena sfornato è il piacere italiano di incontrarsi, di stare in una lunga colazione in famiglia la domenica mattina, tutti attorno a un tavolo. Oh, L‘amore – Le note speziate del pepe nero e dei chiodi di garofano, quelle ambrate del benzoino e della fava tonka. L’emozione di un primo incontro. Guardarsi negli occhi e ritrovarsi a casa.

LUOGHI INDIMENTICABILI. In casa, per ritrovare il respiro di luoghi che si hanno in mente, e nel cuore. Il Mediterraneo italiano nelle cinque profumazioni ispirate alla linea Blu Mediterraneo.

Arancia di Capri – l‘energia degli agrumi, ci sono tutti – arancio, mandarino e limone. L’olio del petitgrain e il cardamomo, il caramello e il musk. Il ricordo di ore trascorse in piazzetta, il Mediterraneo e il suono delle sue onde. Fico di Amalfi – è dolce, e poi agrumato. Sa di limone, bergamotto e pompelmo. Gli aromi di pepe rosa e gli accordi di gelsomino in armonia con benzoino e legno di cedro. In costiera amalfitana, a rincorrersi nell’ombra del sole. Chinotto di Liguria – quella voglia di evasione, la natura che si risveglia. Il frutto raro del chinotto che incontra il mandarino, l‘aroma del rosmarino e i sentori speziati del cardamomo, il gelsomino dà conforto. Una passeggiata di prima mattina sul filo delle coste della Liguria di Ponente. Bergamotto di Calabria – una terra forte e il suo frutto, il ricordo di un’estate felice. D’accordo con zenzero rosso e cedro e con una combinazione di vetiver, benzoino e musk. Mirto di Panarea – tornare a casa, su un’isola lontana. Camminare a piedi nudi. Mirto, basilico, limone e bergamotto. Ancora, ginepro, gelsomino, rosa e ambra.

Acquadiparma.com

Ad Banner3
Ad Banner3