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Verso la fine del Seicento un venditore ambulante – Gian Paolo Feminis – diede vita all’aqua mirabilis: un composto alcolico di essenze che, a suo dire, curava ogni male. Nel 1709 Gian Maria Farina, italiano immigrato in Germania, a Colonia, cominciò a produrla sotto il nome di Acqua di Colonia. Oggi è prodotto a identificazione geografica protetta della città di Colonia, ed è composto da un minimo di venticinque e un massimo di trenta essenze diverse.

La base essenziale è il bergamotto, alla quale si aggiungono limone, mandarino, limetta, cedro e pompelmo. Può contenere olio di lavanda, neroli, timo, petit grain, gelsomino e isoppo. Il risultato è un profumo fresco, leggero, per l’uomo e la donna. Si differenzia dall’eau de parfum e dall’eau de toilette per la quantità di essenza di profumo: tra il tre e il cinque percento contro l’almeno dodici percento dell’eau de parfum.

Le ricette per l’Acqua di Colonia sono segrete, i marchi produttori non pubblicano le loro formule sull’etichetta. Le poche che si trovano scritte risalgono all’Ottocento. Paolo Carrara ne inserisce tre nel suo Il maestro distillatore, confettiere e pasticcere (1890): ‘Si prendano chil. 12.716 di spirito di vino rettificato ai gradi 36, chil. 2667 di melissa detta dei Carmelitani, grammi 108 di olio essenziale di bergamotto, due dramme d’olio essenziale di fiori d’arancio, tre dramme d’olio essenziale di cedro, quattro dramme d’olio essenziale di rosmarino e ventisette grammi di tintura di belzuino. Si mettano tutte queste sostanze in una gran bottiglia e l’acqua di Colonia è fatta’.

Nel suo Nuovo ed unico manuale completo del distillatore-liquorista (1857) – una Bibbia della cosmetica nella quale si trova di tutto, dalla pomata per ammorbidire il viso a base di bianco di balena alla tintura nera per capelli utilizzata nell’antico Egitto – Pietro Valsecchi ci mette in guardia contro le molteplici ricette dell’acqua di Colonia che danno prodotti di bassa qualità: «una infinità di fabbricatori vi unirono il loro nome e ciascuno pretende avvantaggio di possedere la vera». Critica i ciarlatani che attribuiscono a questo prodotto, che non può essere considerato che come una preparazione di toeletta, virtù medicamentose. Seguono diverse ricette, delle quali una di Farina e una di Feminis, e le indicazioni per distinguere la qualità del prodotto: la vera acqua di Colonia deve essere limpida e le varie essenze non si devono poter distinguere l’una dall’altra.

Sylvie Ganter lavorava per Hermès a New York quando conobbe Christophe Cervasel, che dirigeva la linea fragranze di Kenzo. Ganter aveva avuto un’intuizione: rivoluzionare il mondo delle colonie, mantenendo la freschezza e la leggerezza, aggiungendo la persistenza. Cervasel si offrì di aiutarla, chiedendole in cambio di sposarlo – più che un matrimonio, una dichiarazione di intenti. Nasce così, a Parigi, Atelier Cologne. Atelier in riferimento agli artisti e artigiani che contribuiscono alla creazione dei prodotti del marchio, Cologne in omaggio alla musa del brand, l’acqua di Colonia. Siamo nel 2009, quattro secoli dopo la creazione dell’aqua mirabilis di Feminis. Il mercato dei profumi è saturo. Il pubblico cerca qualcosa di nuovo.

Alla base delle creazioni di Atelier Cologne c’è una nuova famiglia olfattiva, la Cologne Absolue: una formula che offre la stessa freschezza e trasparenza dell’acqua di Colonia, abbinata alla persistenza di un profumo puro grazie a un’elevata concentrazione delle essenze. La percentuale di profumo nella Cologne Absolue va dal venti percento in su – un’eau de parfum a tutti gli effetti.

La Cologne Absolue mantiene la base di bergamotto e gli agrumi dell’acqua di Colonia, più o meno consistente a seconda delle sue declinazioni. Su questa base vengono aggiunti ingredienti quali il gelsomino egiziano, l’iris del Marocco e il tè dello Sri Lanka. L’ingrediente principale dà il nome al profumo. Il primo creato dal marchio dieci anni fa e ancora oggi prodotto di punta è Orange Sanguine, dove è l’arancia sanguinella calabrese a prevalere.

Dietro ogni profumo di Atelier Cologne, come spesso accade nella profumeria artistica, ci sono storie di viaggi, ricordi, emozioni. Orange Sanguine racconta la storia di una colazione conviviale in riva al mare d’estate. Segue Clementine California che, con le sue note saline ci porta sull’oceano: a Hollywood un regista sogna di trovare la donna dei suoi sogni, l’interprete perfetta per il suo film.

Atelier Cologne Santal Carmin Cologne Absolue

All’interno delle sue boutique, Atelier Cologne offre servizio ‘su misura’ basato sull’idea del perfume wardrobe, il guardaroba di profumi. Fino a non troppi anni fa il profumo era uno: lo si sceglieva e non lo si abbandonava più. Si indossava la stessa fragranza giorno e notte, per andare al lavoro e per andare a cena. Cambiare profumo era un po’ come tradire: si può fare, ma sempre con una dose di senso di colpa.

Il marchio Atelier Cologne è costruito sull’unione creativa e affettiva tra Ganter e Cervasel. Sylvie Ganter la mattina indossa Bois Blonds – fragranza creata per se stessa e solo in seguito commercializzata – la sera Santal Carmin e Rose Anonyme quando viaggia. Christophe Cervasel indossa Vétiver Fatal o Blanche Immortel di giorno, Vanille Insensée la sera. Profumi che si intrecciano a racconti: una ladra di diamanti firma ogni furto con una rosa nel tentativo di farsi trovare dal detective del quale è innamorata, un uomo che la intriga quanto il suo profumo.

I profumi del marchio sono realizzati in collaborazione con e Robertet e Mane, produttori di oli essenziali della terra dei profumi, Grasse, nel sud della Francia. Oggi Atelier Cologne conta ventiquattro negozi. Un universo multicolore, dominato dal blu veneziano – colore istituzionale – che sedusse Ganter e Cervasel da una terrazza a San Marco.

Ogni profumo è venduto insieme a una custodia in pelle colorata sulla quale viene inciso il nome del nuovo proprietario. È attraverso il racconto celato in ogni fragranza, mescolato con la propria storia personale, che il cliente scopre il proprio profumo, tramite una consulenza privata. Atelier Cologne ha aperto anche a Milano, nella parte bassa di via Brera che pare ormai essere diventata la via dei profumi di nicchia.

Appena più in là, al numero sei, Profumo confeziona davanti al cliente le fragranze del marchio Brera 6. Diana Vreeland, in riferimento al lavoro dello stilista e del fashion editor, diceva che l’occhio ha bisogno di viaggiare. Allo stesso modo anche il naso deve viaggiare, soprattutto se deve creare un perfume wardrobe. Il tema del viaggio, punto di partenza e di arrivo per quasi tutte le creazioni del marchio, lo ritroviamo nei campioncini, confezionati insieme a cartoline con francobolli internazionali. 


In occasione del decimo anniversario dalla creazione di Orange Sanguine (2009), Atelier Cologne collabora con lo street artist inglese di base a Hossegor, sud della Francia, Steven Burke – nome d’arte Lucky Left Hand – per progettare la prima edizione limitata della maison. Left Hand ha dipinto una composizione nella quale l’arancio in fiore rivela una mano assieme all’occhio della provvidenza, simbolo di protezione e fortuna – cenno alla storia di Atelier Cologne, le cinque dita simboleggiano la creazione delle prime cinque Colognes Absolue.

Queste le note dell’Orange Sanguine, una delle prime creazioni della maison lanciata nel 2009: Mandarino Rosso di Calabria, Arancia Amara di Siviglia, Arancia Rossa di Sicilia, Geranio del Sud Africa, Gelsomino Egiziano, legno di Sandalo dell’Indonesia, e Fava Tonka del Brasile.


Sono cinque le linee di Atelier Cologne:

Joie de vivre è la linea più agrumata, più simile all’originale acqua di Colonia. Qui i profumi su cui la casa punta, oltre a Orange Sanguine e Clementine California, ci sono Cedrat Enivrant – a base di cedro, menta proveniente dalla Cina e cipresso della Provenza – e Mandarine Glaciale che, fedele al suo nome, provoca la stessa sensazione di una folata di vento gelido, per poi lasciare spazio alle note calde e fruttate del mandarino italiano, dello zenzero e del vétiver di Haiti;

Avant garde è la linea più sperimentale. Qui, oltre a Vétiver Fatal, troviamo Figuier Ardent, dove il fico incontra il cedro americano e il bergamotto italianoun accordo fresco e fruttato che riesce, per magia o per potere della chimica, ad evocare la brezza marina;

Chic absolu. La collezione dei profumi senza tempo, del calore di Bois Blonds, di Grand Neroli e di Trèfle Pur. Oolang Infini scalda le notti invernali, Incens Jinhae invece seduce con le sue note floreali, l’incenso di Samarcanda e i fiori di ciliegio coreani;

L’amour fou raccoglie fragranze sensuali. Materie prime che danno fiducia in se stessi – ambra, vaniglia, muschio e cannella. Note floreali, come Rose Anonyme, Sud Magnolia, Mimosa Indigo, Jasmin Angélique (che non ha proprio nulla di angelico) e Café Tuberosa;

Infine Haute couture, la linea dedicata alle emozioni, dove si trovano le materie prime più rare. Qui troviamo l’oud, il cuoio, il papiro, e il tabacco. Le piante sempre vive di Blanche Immortelle e il sandalo australiano di Santal Carmin.


Via Brera, 2, 20121 Milano M

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