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Nel 1961, tre ragazzi lavorano insieme disegnando motivi e decori su tessuti e carte da parati per dimore inglesi – ma non riescono a venderli. Decidono di aprire una boutique dove proporre tutto quello che amano – cimeli raccolti durante i viaggi, tessuti, carte da parati, arredi d’interni, accessori, disegni, pitture. Il negozio si trova al numero 34 di Boulevard Saint Germain. Presenta di tutto – giocattoli di legno, coperte del Galles, incenso indiano, cristalli della Lorena, semi colorati, le eau de toilette di Penhaligon, le creazioni di una ragazzina, nipote di certi amici irlandesi, Laura Ashely. Per caso o per vocazione i tre diventano trendsetter. Gli intellettuali parigini, arrivano qui dal vicino Cafè Flores o dalla banlieu

I tre soci di diptyque – senza maiuscola – sono Christiane Gautrot, uscita dall’accademia delle belle arti con una passione per il design d’interni, Desmond Knox-Leet, pittore inglese, e Yves Coueslant, sottrattosi da una carriera in banca a pro del teatro. Nella fotografia istituzionale del marchio i fondatori appaiono sorridenti ma impacciati, con uno stile più wasp che bohémien. La scelta di utilizzare quella foto può essere considerata una delle beffe che i tre amici amavano farsi delle apparenze.

Una porta e due vetrine simmetriche ai lati: questa è il negozio visto dall’esterno, le due vetrine sono un dittico – dyptique. Invertire la y e la i crea confusione nella posta, nella carta intestata, perfino nell’elenco telefonico ma, a parte questo, il nome funziona: fa rima con boutique, eclectique, esthetique, fantastique e poetique. Il logo del marchio si ispira al frontone di un tempio antico. Le lettere che formano la parola diptyque sono sparpagliate, se si prova a leggere seguendo il rigore classico la parola appare impronunciabile, mentre un occhio attento non sbaglia, c’è scritto diptyque.

Durante la Seconda guerra mondiale, Desmond aveva servito la Corona partecipando alla decodifica dei messaggi nemici; da allora aveva conservato la passione per gli enigmi e i messaggi criptati. Quando nel 1963 i fondatori iniziano a creare candele profumate ispirate ai colori dei loro tessuti – biancospino, cannella e tè – su ogni candela, su ogni profumo, è apposta l’etichetta del marchio: una cornice nera, ispirata allo scudo allungato dei soldati romani. Al centro un incensiere, e il nome della profumazione. Come nel logo, le lettere del nome non rispettano l’ordine logico, sono dei rebus. 

Mentre mezza Parigi nel ‘68 è sulle barricate, Desmond crea il suo primo profumo – Eau – sulla base di un poutpourri inglese del Sedicesimo secolo: un miscuglio di fiori e bacche che punta a ricreare l’odore dei figli dei fiori. Il fonema composto dalle tre lettere e-a-u, /o/, vuole richiamare la rotondità della goccia. Da allora tutti i profumi della maison – Olène, Ofrésia, Do Son – presentano nel nome questo segno sonoro. Le creazioni di diptyque sfuggono alle palette della profumeria tradizionale: non sono né da giorno né da sera, né da uomo né da donna. Appartengono a uno stato d’animo, o a un ricordo. È in base ai ricordi e agli stati d’animo del cliente che da diptyque sono proposte le fragranze. Distinguere testa, cuore e fondo diventa una sfida: non c’è una nota predominante, gli ingredienti sono mescolati in modo tale da diventare irriconoscibili. Nel 1983 Karl Lagerfeld, appena nominato direttore creativo di Chanel, si reca al numero 34 di Boulevard Saint Germain alla ricerca di un profumo. Si innamora di una fragranza alle more. Dopo quella visita, Baies viene distribuito in tutti i negozi Chanel. John Galliano, da tempo cliente, commissiona allo stesso civico una fragranza per sé. Dal cuoio, dalle cortecce scure, dal muschio e dalle erbe essiccate, nasce Essence of JG. 

Quando hanno bisogno di ricaricarsi si rifugiano ognuno nel proprio eden. Nel giardino di famiglia di La Ferté-Alais, Christiane sotto un salice piangente. Sulle labbra il sapore del ribes nero, rosso e dei lamponi. Il salice riflette la sua ombra nell’acqua – nasce L’Ombre dans l’eau. In Irlanda c’è un giardino recintato, coperto di fiori di pisello odoroso e malvarosa: Desmond imbottiglia il suo rifugio e dà vita a Jardin Clos. Il giardino di Les Lilas, in Normandia, rifugio sia per Desmond che per Yves, è disseminato di statue avvolte d’edera – Eau de Lierre, acqua d’edera, ne è l’essenza.  

Yves Coueslant trascorreva le sue estati nella pagoda che il padre aveva fatto costruire a Do Son, nella baia di Ha Long. La brezza del mare portava il profumo di tuberose. Do Son è il ricordo floreale di quell’infanzia trascorsa nell’Indocina francese di Marguerite Duras. Di ritorno dalla Grecia, Yves e Desmond portano un regalo per Christiane: una scatola contenente una foglia di fico, una scheggia di marmo dell’Acropoli, frammenti delle ceramiche di Micene e una conchiglia. Anni dopo quel regalo, insieme ai ricordi dei campi di fichi, darà origine a Philosykos – il profumo ‘amico del fico’. 

Desmond – il pittore amante dei rebus – converte in illustrazioni le fragranze. Sul retro delle etichette, girando il flacone, si possono trovare i suoi ‘messaggi in bottiglia’. Oggi le illustrazioni comprendono immagini in stile Art nouveau, visioni stilizzate dell’Oriente, giungle e frutteti. Come ogni marchio di profumeria artistica, diptyque si esprime utilizzando materie prime nobili – il sandalo del Mysore, la vaniglia del Madagascar, la tuberosa indiana, il ribes nero della Normandia. Insieme ai suoi partner produttori, la maison opera secondo l’etica della sostenibilità. Eau Mohéli è un profumo a base di ylang ylang; in collaborazione con la fondazione Givouadan, diptyque partecipa alla coltivazione di ylang ylang nell’isola di Mohéli, nell’arcipelago delle Comore, al fine di salvare il fiore dall’estinzione e nelle campagne di Haiti del vetiver, legno all’origine del profumo Vetyverio. Il vetiver utilizzato da diptyque ha ottenuto la certificazione ESR (equo, solidale, responsabile) rilasciato da Ecocert. Il marchio sostiene trecento agricoltori che si dedicano alla coltivazione di questa pianta, capace di prevenire l’erosione del suolo vulcanico dell’isola.

L’albero dell’arancio amaro, dalle radici fino alla cima – i fiori, le foglie, i frutti in Eau de Sens. Oponé è l’oriente, L’Eau Trois rievoca il monte Athos, ma anche la mirra portata in dono dai re magi. Volutes racconta le storie dei transatlantici che collegavano Saigon e Marsiglia, e dell’odore di tabacco che si respirava a bordo. Fleur de peau – fior di pelle –  è un omaggio all’amore tra Eros e Psyche. Una base muschiata mescolata con l’iris crea una dimensione tattile: il profumo diventa pelle.


Dyptique