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Il settore della profumeria è in evoluzione. La clientela vede oltre il marchio e il packaging. In un’epoca segnata dalla sovrapproduzione e dall’iper consumismo, l’esclusività è data in primo luogo dalla rarità: se un tempo era d’obbligo avere il profumo ‘del momento’, che tutti riconoscevano, ora il pubblico sofisticato vuole un profumo mai sentito, unico, che rispecchi la propria personalità. La profumeria artistica oggi occupa il quarantasette percento del mercato: i marchi indipendenti non devono rispondere alle esigenze dei grandi gruppi del lusso, non investono in campagne pubblicitarie. Possono permettersi la ricercatezza. Il dibattito sulla sostenibilità influenza il consumo e la produzione: in profumeria sono le materie prime a fare la differenza. Il cliente evoluto vuole sapere da dove provengono, come e da chi vengono estratte e lavorate, il loro impatto sull’ambiente. Se le etichette dei vestiti sono comprensibili ai più così come sono noti i cicli produttivi del tessile, la profumeria rimane ancora per molti un mistero: manca, soprattutto in Italia, una cultura del profumo, a partire proprio dai vari ingredienti solitamente utilizzati per comporre una fragranza. Lampoon dedica una rubrica alle note di fondo, gli ingredienti alla base della piramide olfattiva che, per persistenza e per intensità, caratterizzano il profumo. 

Note di fondo e piramide olfattiva
Si definisce composizione olfattiva una successione di materie prime complementari le une alle altre. Nel creare un profumo, il naso tiene conto non solo di quanto una materia prima possa risultare gradevole se accostata a un’altra, ma anche del grado di volatilità e persistenza dei vari elementi, distribuendoli su tre livelli teorici: la piramide olfattiva. In cima alla piramide troviamo le note di testa, fresche e leggere, di debole persistenza. Questa prima fase è detta ‘il volo del profumo’. Incipit del racconto olfattivo, le note di testa hanno a disposizione pochi minuti per introdurre la fragranza e sedurre l’acquirente. Qui troviamo le note esperidate e agrumate (il limone, l’arancia, il mandarino, e il bergamotto tipico dell’Acqua di Colonia), le note acquatiche (dette anche ‘nuova freschezza’) e le note aromatiche delle erbe da giardino (salvia, lavanda, rosmarino e timo).

Il livello successivo è quello delle note di cuore, che esplodono rivelando l’aspetto più impulsivo del carattere di un profumo. Le note di cuore hanno una media persistenza  – di queste fanno parte le note fiorite (come rosa, mughetto, gelsomino, ylang-ylang), le note fruttate (come pesca, pera, albicocca), le aldeidi (combinazioni di essenze sintetiche – il cui odore artificiale fece la fortuna di Chanel N.5), e le  note verdi, che comprendono tutta la pianta – dalla foglia, al fiore, al terreno erboso. Alla base della piramide olfattiva si trovano gli ingredienti più forti, quelli che evaporano più lentamente e che possono persistere anche per giorni. Sono le note di fondo. Esprimono la personalità del profumo e precisano gli altri ingredienti. Infinite le declinazioni– speziata, cipriata, legnosa, gourmand, muschiata, ambrata. La profumeria si trova al confine tra l’arte e la scienza, dove la chimica incontra l’illusione. La nota di fondo ambrata comprende il benzoino, il copahu, la mirra, l’incenso e la vaniglia. Note calde e luminose, visualizzabili attraverso le sfumature giallo-aranciate dell’ambra.  Inganno e paradosso della profumeria, l’ingrediente olfattivo che dà il nome all’intera famiglia, l’ambra (amber nella lista degli ingredienti), in realtà non esiste: si tratta di un accordo composto da labdano, benzoino e vaniglia, nato nei secoli per ricreare l’atmosfera sensuale e mistica tipica dei profumi orientali. Fu Ambre Extreme dell’ Artisan Parfumeur il primo profumo a utilizzare questa sfaccettatura.

La pietra, l’origine e il valore simbolico
L’ambra nasce nelle foreste, resina colata dalle ferite degli alberi milioni di anni fa e poi fossilizzata. Per questo talvolta al labdano, al benzoino e alla vaniglia vengono aggiunte note aromatiche e legnose che richiamano l’odore delle conifere. Una materia dura e luminosa che racchiude segreti: talvolta nella resina rimangono intrappolati frammenti organici che permettono di ricostruire la flora e la fauna delle antiche foreste. All’ambra vengono attribuiti poteri curativi, si usa per far passare il mal di testa e per scacciare gli incubi. Nei paesi nordici è tradizione mettere una collanina d’ambra al collo dei neonati per lenire i dolori legati alla dentizione. È la pietra del segno zodiacale del leone, associata al sole, alla forza, al coraggio, alla saggezza e all’altruismo. In Cina si pensava che l’ambra racchiudesse l’anima delle tigri, animali sacri – mescolata all’oppio, veniva utilizzata come sedativo. Nei templi pagani era sacra in quanto simbolo della Dea Madre, custode dell’essenza della vita. Ancora oggi legata alla ciclicità e al passare del tempo, in Oriente le donne la portano al collo per curare l’infertilità e la bruciano durante le nascite per lenire il dolore delle partorienti. Nell’antica Grecia, Talete chiamò l’ambra electron, dopo essersi accorto che se strofinata attirava oggetti leggeri come piume o stoffe, mentre l’utilizzo dell’ambra in medicina nell’antica Roma ci arriva attraverso gli scritti di Plinio il Vecchio.
Esistono circa sessanta varietà di ambra, in gioielleria la più utilizzata è l’Ambra Baltica, detta anche ambra gialla, la più antica e preziosa, spesso contraffatta con la plastica o con altre resine comuni tipo il coppale. Grazie alle sue naturali stratificazioni di colore, in epoca rinascimentale veniva usata per i cammei. Lucrezia Borgia indossava orecchini e collane d’ambra per esaltare il biondo dei suoi capelli. Nel Palazzo di Caterina, vicino a San Pietroburgo, si trovava un tempo la Camera d’ambra, una stanza di circa cinquantacinque metri quadri le cui pareti erano ricoperte da pannelli decorati con oro, specchi e sei tonnellate d’ambra – una sala da ballo che si incendiava di luce al tramonto, spesso definita come l’ottava meraviglia del mondo.

L’ambra grigia
Mentre l’ambra gialla è di origine vegetale, di tutt’altra natura è l’ambra grigia (ambergris sulle etichette), secrezione biliare prodotta nell’intestino del capodoglio, non a caso chiamata volgarmente ‘vomito di balena’. Un tempo preziosa quanto l’oro, l’ambra grigia è ancora considerata uno degli elementi olfattivi più pregiati. Anche se solitamente viene espulsa dai capodogli in maniera fisiologica, l’ambra grigia dà origine al bracconaggio ed è illegale in quasi tutto il mondo – così come il muschio (musk), lo zibetto (civet) e quasi tutte le fragranze di origine animale. Quella che si trova nei profumi contemporanei è una sua riproduzione sintetica fatta in laboratorio. Oltre al contrabbando, esiste in alcuni paesi un commercio regolare: i prezzi sono esorbitanti e le cifre pagate vengono mantenute segrete. A parte l’essere venduta sottobanco come rimedio miracoloso contro l’impotenza, l’ambra grigia viene utilizzata pressoché esclusivamente in profumeria: la sua composizione chimica la rende in grado di fissare gli odori – quindi di dare persistenza ai profumi – mentre la grande quantità di feromone la rende un afrodisiaco naturale. L’odore dell’ambra grigia è un’esperienza olfattiva personale, impossibile da definire: qualcuno parla di alghe sul bagnasciuga, qualcuno lo definisce salino, qualcun altro animale. C’è chi percepisce sentori legnosi e polverosi, chi sente l’odore della terra e chi invece un profumo dolciastro. Quasi tutti quelli che l’ annusano la trovano repellente – proprio da questa prima repulsione nasce l’additività e il desiderio di annusarla ancora.

L’ambra in profumeria
Il tardo Ottocento e il primo Novecento sono caratterizzati da un fascinazione per l’Oriente: Cina, Giappone, India e Nord Africa sono sinonimo di proibito, sensualità, lusso, raffinatezza. I profumi dall’anima orientale, quelli che hanno tra le note di fondo l’ambra, sono quindi storicamente considerati sensuali e inebrianti – i profumi del peccato. Nel 1921 un farmacista di Grasse crea una fragranza studiata appositamente per coprire l’odore delle sigarette. Nasceva Habanita di Molinard, profumo dalle mille sfaccettature: in apertura bergamotto, fiori d’arancio e pesca, nel cuore rosa, gelsomino di Grasse e ylang-ylang, nel fondo legno di sandalo, muschio di quercia, vaniglia, vetiver, pelle e ambra grigia. Sempre nel 1921, Guerlain creava Shalimar, il profumo delle flapper, associato alla facilità dei costumi e alla cattiva reputazione – l’odore del sesso. Un profumo in grado di racchiudere la sensualità dell’Oriente nell’eleganza di una bottiglia in stile Art Nouveau. Tra le note di fondo ci sono muschio, ambra grigia e cuoio. Quasi un secolo dopo Jean-Paul Guerlain, quarta generazione della famiglia di profumieri, crea Samsara, il profumo per la donna della sua vita, nel quale la carnalità viene sostituita dalla passione. Le note ambrate del fondo contrastano con quelle fiorite della testa e del cuore. Lanciato per la prima volta sul mercato nel 1977, il profumo Opium di Yves Saint Laurent diede origine a contestazioni per via del nome troppo esplicito – fonte di scandalo anche le campagne pubblicitarie, compresa quella del Duemila, con la modella Sophie Dahl a gambe aperte, vestita solo di una paio di tacchi a spillo. Tra le note di fondo di Opium si trovano il muschio, la mirra, il sandalo, il patchouli e l’ambra.

L’ anima retrò dell’ambra ha dato origine a diverse interpretazioni moderne: in quella classica orientale il suo profumo viene accentuato da spezie, come cannella, zafferano, pepe e chiodi di garofano. La vaniglia, l’ylang ylang e il gelsomino ne esaltano l’opulenza mentre le varianti più fresche sono caratterizzate dalla presenza della lavanda e degli agrumi. Thierry Mugler la reinterpreta in chiave pop creando Angel, il dolce profumo del 1992,  capostipite dei profumi ambrati gourmand e protagonista indiscusso degli amori adolescenziali, con le sue note di cioccolato e caramello. A Thierry Mugler si deve anche Alien, altra fragranza icona del positivismo degli anni Novanta, nel quale l’ambra assume un ruolo da pacificatore fondendosi col gelsomino e il cashmeran. A rendere omaggio alla natura afrodisiaca dell’ambra grigia è invece Absolute Aphrodisiac, del marchio indipendente Initio (nato nel 2015, solo tredici fragranze sul mercato). A crearlo è Alexandra Kosinski – già naso di Kenzo, Moschino e Fragrance du Bois – che esalta la sensualità dell’ambra combinandola con il muschio animale.

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