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Keiko Mecheri. 

Marchio di profumeria artistica californiano con radici orientali, rifugge le convenzioni olfattive e le leggi del marketing: nel 2012 lancia la sua prima linea di fragranze couture, les Merveilles. Non una seconda linea più costosa, ma un laboratorio di sperimentazione. La signora giapponese traduce in profumi le sue visioni senza porsi limiti di budget, usando materie prime rare. Keiko Mecheri nasce ad Atami, nella zona nota come la Riviera Giapponese – clima mite e benessere sociale. Trasferitasi con la famiglia a Beverly Hills, studia arte alla UCLA, esplora la pittura astratta e suona il pianoforte, acquisendo quel linguaggio fatto di scale, accordi e partiture che è proprio tanto della musica quanto della profumeria. Viaggiando per l’Europa in cerca di ispirazione per i suoi dipinti, incontra a Parigi quello che diventerà suo marito, Kamel Mecheri, stilista e designer di origine algerine. Mondi che si incontrano, il rigore del Giappone e la sensualità dell’Algeria, la naiveness californiana e l’allure parigina. Keiko e Kamel Mecheri, entrambi digiuni sia di profumeria sia di chimica, utilizzano la loro cultura per dar vita a profumi. Il marchio nasce nel 1977 con il nome di Bazaar de senteurs, focalizzato su candele profumate e i prodotti per il corpo. I primi tre profumi – Hanae, Te en e Loukhoum nel 2002 come Keiko Mecheri perfumes. La sede milanese si trova in via Brera. 

Riferimenti e visioni.

I profumi di Keiko Mecheri hanno ritagliato una fetta di mercato nel mondo del lusso senza flaconi esuberanti, senza una multinazionale alle spalle e senza Instagram è parte del racconto. Non facile riconoscere un profumo di Keiko Mecheri: antitesi del brand, non vuole essere riconosciuto. Di riconoscibile c’è l’atteggiamento: ribelle, anticonformista – l’antifashion di Rei Kawakubo, le visioni di Yayoi Kusama racchiuse nella sua ossessione per i pois. Fragranze come narrazioni: haiku, con metafore racchiuse in poche parole; i primi libri di Banana Yoshimoto – The kitchen god’s wife e Moonlight shadow. Stesse storie, significati diversi per lettori orientali e occidentali, come quel kimono che in Giappone significa rigore e tradizione e che in Europa diventa sensualità e avanguardia – o certi versi di Kahlil Gibran, poeta della bellezza, i testi teatrali di Bernard-Marie Koltès, significati nascosti: Il ritorno al deserto, Nella solitudine dei campi di cotone, La notte poco prima della foresta. Una poetica eterea e al tempo stesso cruda, senza fronzoli. New York e Parigi appartengono ai pensatori, agli intellettuali e agli uomini d’affari. A New York ci sono i profumi post-moderni di Le Labo mentre Parigi è territorio delle maison di moda. Nel sud della Francia invece, Keiko Mecheri trova le materie prime di Grasse, gli odori e lo stile di vita della sua California – terra di artisti e avventurieri. Kimono, turbanti, pantaloni alla turca, sete e lacche giapponesi – la fluidità di Paul Poiret e i drappeggi di Elsa Schiaparelli. Poiret chiama i suoi profumi Nuit de Chine e Nuit d’Arabie e li veste all’orientale. La principessa Mitsouko e i giardini Shalimar di Guerlain, negli anni Cinquanta. La Tangeri di Yves Saint Laurent. Anaïs Nin – figlia di Cuba, d’America e di Francia. Nel 1978 Cacharel lancia il suo primo profumo, Anais Anais, icona della femminilità anni Ottanta, e per promuoverlo utilizza modelle coperte di stoffe leggere, visibili solo gli incarnati di porcellana dei loro visi (Antonio Marras, stilista-artista di Alghero, ha appena presentato una collezione che racconta la storia d’amore tra un pastore e una principessa giapponese, l’incontro tra il kimono e il costume tradizionale sardo).

Biografie. 

Peau de pêche, pelle di pesca. Loukhoum, ispirato dall’omonimo dolce turco, dolce da risultare perfino indigesto e addittivo: miele, mandorla e vaniglia introdotti dalle note pungenti della rosa. Un accostamento impensabile per un profumiere, ma che dalla sua creazione, oltre vent’anni fa, è ancora best seller. Come la maggior parte dei marchi di profumeria artistica contemporanea, anche Keiko Mecheri non differenzia le sue creazioni tra maschili e femminili. La dolcezza di Loukhoum è identificata come femminile, ma l’idea di un uomo che indossa miele, mandorla e vaniglia è spudorata, sfocia nell’erotico. Vetiver Velours, una passeggiata nel bosco dopo la pioggia, descritta dalla creatrice come rappresentazione concettuale della sartorialità maschile. La natura, la foresta, la pioggia e il sottobosco umido sono elementi femminili, legati alla creazione: una donna vestita da uomo, una fragranza maschile e al tempo stesso uterina. Bohèmes: suggestioni anni Sessanta – non tanto i colori dei figli dei fiori quanto l’intensità carnale della Summer of Love – note di testa di bergamotto, oppio e fantasie da acido lisergico.


Keiko Mecheri

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