previous arrow
next arrow
Slider

Non ci sono i chicchi di caffè che si trovano nelle profumerie di nicchia. Questo è un laboratorio, non un negozio. La convenzione che consiglia di annusare un odore forte, nella fattispecie il caffè, per ripulire l’olfatto è un falso; meglio annusare qualcosa di neutro, una mouillette (strisciolina di carta), o anche la manica della camicia. In profumeria le materie prime sono classificate in base all’olfatto e non alla botanica. I metodi di estrazione danno risultati diversi. Del vetiver, che cresce ad Haiti, si usano le radici bionde. Non è un albero ma una pianta arbustiva, a causa del suo odore è classificato come legno. L’oud è classificato come legno, quando in realtà è una resina, difesa immunitaria dell’albero dell’Aquilaria (Agar).

Il nome LabSolue deriva dal francese ‘Absolue’, l’Assoluta, l’estrazione più nobile degli ingredienti della profumeria. Attinge anche dall’inglese lab, laboratorio, inteso come luogo dove nascono cose e idee. Tre poltroncine in velluto color bronzo, rosa e giallo richiamano le tre isole olfattive del laboratorio – legni, fiori e frutti. Una cassettiera in legno incornicia il bancone da lavoro e espone pezzi d’epoca degli anni Sessanta – articoli di modernariato, barattoli per custodire le materie prime, bottigliette di vetro ambrato col tappo smerigliato, come quelle che si usavano per i medicinali, schermano il prodotto dalla luce e dal calore evitando che si deteriorino.

Tutto riporta alla tradizione farmaceutica. Per sentire i profumi si usano imbuti in vetro. Le essenze sono conservate in frigoriferi d’acciaio, al buio, a cinque gradi; i profumi vengono confezionati, personalizzati ed etichettati sul momento. Se si parla di moda, si può dialogare sulla differenza tra seta e viscosa – in profumeria, si potrebbe partire dalla differenza tra profumo (dal quindici al trenta percento di oli essenziali) e acqua di Colonia (dal tre al cinque percento di oli essenziali). Oppure dalla differenza tra legno e radice. Le sorelle Martone custodiscono un po’ di materie prime da mostrare ai clienti dentro a barattoli in vetro sigillati. L’ambra grigia si crea all’interno dell’intestino del capidoglio e oggi si reperisce solo attraverso il contrabbando – ha un odore animale, pungente, a primo impatto quasi disgustoso; ma se la si annusa di nuovo quell’odore seduce.

Tutta la pianta, dalle foglie alle radici, è alla base del lavoro. «Non abbiamo voluto realizzare dei soliflore – ovvero dei profumi che mirano a ricreare l’odore della materia prima in un ambiente asettico – introduce Ambra Martone – le nostre sono composizioni nascono dalla pianta e dal territorio in cui la pianta vive. La materia dominante la riconosci, ma ci sono anche altri elementi che la precisano». Il ‘Fiore d’arancio dolce’, meno agrumato rispetto al ‘Fiore d’ arancio amaro’, non è solo floreale ma anche legnoso, e ricorda il gelsomino. Ci sono profumi al cipriolo (208 Cipriolo) e alla robinia (30 Robinia), materie prime quasi sconosciute nella profumeria italiana. C’è il profumo ispirato al legno di guaiaco (19 Legno di Guaiaco), un albero non tanto alto con la corteccia quasi nera usato dagli sciamani del Centro America.

Frammenti di storia e di chimica

Giorgia e Ambra hanno accesso a ingredienti e lavorazioni reperibili grazie ai contatti di tradizione della famiglia Martone, e al potere produttivo e industriale di ICR oggi. Ricordiamo che in profumeria come nel design, nel tessile come in ogni manifattura industrializzata, le sperimentazioni sono proibite dalle priorità della grande scala produttiva. Il caso di LabSolue è diverso da molte case di profumeria artistica, emergenti o di successo che siano. Qui, le due sorelle Martone hanno alle spalle un colosso dell’industria che permette loro approfondimenti utopici per altri in questo settore. Vantaggio e monito, perché le possibilità alzano la posta in gioco: con una congiuntura come questa, la sperimentazione artigianale può permettersi risorse e abilità che attivano le aspettative dei critici, degli intenditori e dei giornalisti.

Ambra non ama la definizione di profumeria artistica, o di nicchia: «Come per gli ingredienti dei profumi, le classificazioni sono necessarie per potersi orientare, ma poi risultano riduttive. Di prodotti ce ne sono tanti, di opere d’arte poche. I nostri sono prima di tutto profumi creativi, che danno valore alla ricerca. Anche i profumi oggi considerati ‘non artistici’, quelli che conoscono tutti, sono stati a loro tempo innovativi».

A Milano, erano gli inizi degli anni Cinquanta quando Vincenzo Martone fondò Marvin, azienda specializzata in farmaci ed antibiotici che presto si sarebbe diversificata sviluppando prodotti per la cura della pelle. Nel 1975 Roberto Martone succede al padre Vincenzo e inizia a creare profumi per brand italiani. Nasce ICR – Industrie cosmetiche riunite spa. Gianni Versace, Nazareno Gabrielli, Nicola Trussardi, Romeo Gigli a partire dagli anni Ottanta scelgono ICR – con ICR producono il loro profumo, potendone seguire insieme ogni fase, dall’idea allo sviluppo della fragranza, alla confezione e packaging, fino alla distribuzione. La maggior parte dei brand oggi scelgono in profumeria sviluppi in licenza – le case che lavorano con ICR sono quelle che cercano una maggiore coerenza. Oggi ICR è l’azienda numero uno in Italia e numero due in Europa per la produzione di prodotti cosmetici, allora come oggi guidata dalla famiglia Martone. Le figlie di Roberto Martone, Ambra e Giorgia rappresentano la terza generazione della famiglia. Giorgia assomiglia a un dipinto preraffaellita. Ambra a Eva Green. Per i Martone la bellezza pare che sia di famiglia.

Vincenzo Martone era un esteta. L’estetica di Marvin, la cura maniacale del prodotto e del dettaglio la ritroviamo oggi in LabSolue – marchio di profumeria artistica creato da Giorgia e Ambra Martone nel 2013. I prodotti LabSolue sono confezionati dentro a scatole in carta materica che ricorda i blotter, le cartine assorbenti che si usano per annusare i profumi. Su un’etichetta vengono riportati a mano il contenuto del flacone e il nome dell’essenza. Il sigillo raffigura un alambicco contenente la lettera m, logo originale del marchio Marvin. Sul retro del flacone, ancora oggi, è incisa una scritta: Marvin – Made in Italy.

Il profumo è memoria olfattiva: «Lo leghi a una persona: il profumo deve incontrare la chimica e la fisica della pelle, dal ph umano alla temperatura corporea. L’odore di un uomo è la prima cosa che da senso diventa intelletto», spiega Giorgia. Carta materica, cipria vitaminizzata per neonati, colliri estetici, volantini del Cosmoprof del 1989 e l’allora premio Caterina De’ Medici. Cimeli, oggetti che ricordano tanto la storia del marchio Marvin quanto la storia della cosmetica. Marvin è nelle foto del vecchio laboratorio – foto di famiglia per Ambra e Giorgia –, che si trovano oggi appese nella biblioteca del Magna Pars, insieme alle pubblicità d’epoca e all’Oscar vinto da Vincenzo Martone nel 1969 (Oscar al merito della ricerca cosmetica per una crema fluida idratrante ipoallergenica, n.d.r.).

Una biblioteca per cultura di profumi

Nel 1987 ICR lascia la sua sede storica in via Tortona 15 e si trasferisce a Lodi – sulle fondamenta dell’ex fabbrica di profumi sorge il Magna Pars. Nel frattempo ICR continua a espandersi, a livello internazionale: negli anni Novanta, firma contratti di esclusiva con Asprey, Bvlgari, Ferragamo. Nel 2013, apre l’albergo, il Magna Pars Suites, il primo e unico Hotel à Parfums nel mondo, con l’intento di far rivivere lo spirito dell’antica azienda farmaceutica, oggi casa del profumo. Quaranta suite, ognuna abbinata a una fragranza.

«Un progetto legato alla diffusione della cultura del profumo. In Francia si trovano libri che parlano di profumi, ingredienti e formule, ma in Italia questo tipo di cultura manca», spiega Giorgia Martone. Una biblioteca olfattiva: il profumo del mare d’inverno si lega al neroli e al legno di cedro e di sandalo. Dall’albero dell’arancio amaro, a seconda della parte che si distilla e dal modo in cui la si estrae, si può ricavare un’intera famiglia olfattiva: il petigrain (classificato come ‘verde’) dai rametti e dalle foglie, il neroli (classificato come floreale) dal bocciolo chiuso del fiore, l’Assoluta di Fiore d’arancio dal fiore aperto (floreale) e l’olio essenziale di arancio amaro dalla spremitura della buccia (agrumato esperidato). In base a dove crescono, i prodotti naturali assumono sfumature olfattive diverse, come i pomodori, che in Israele e in Olanda hanno sapori diversi. Come il vino: anche se della stessa provenienza geografica ci possono essere annate migliori e peggiori.


Labsolue, Perfume Laboratory

inside the Magna Pars, l’Hotel à Parfum

Via Vincenzo Forcella, 6

20144 Milano MI

previous arrow
next arrow
Slider
Ad Banner3
Ad Banner3